Ott 30

Racconto di una giornata particolare: quella passata in giro con i colleghi della stampa estera e i ragazzi del Co.Re.Ri., Coordinamento regionale rifiuti, fra le provincie di napoli e caserta. Per capire che l’emergenza rifiuti è molto lontana dall’essere risolta.

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Ott 30

Sul Magazine settimanale del Corriere della Sera di oggi si parla della nazionale di Calcio delle Due Sicilie.

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Ott 30

In video IL TRAILER della serata conclusiva del concorso nazionale di poesia e narrativa “La Luna e il Drago” promosso dall’omonimo Caffè Letterario curato da Anna Montella.

Il DVD per intero con tutti gli interventi (durata circa un’ora) andrà in abbinamento all’antologia di prossima pubblicazione. Si spera in una strenna natalizia. Si coglie l’occasione del trailer per ringraziare ancora una volta tutte le persone che si sono adoperate per la buona riuscita dell’iniziativa.

fonte: sopralapancalacapracanta.blogspot.com » Vai al post originale

Ott 30

Nell’ambito del Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “La Luna e il Drago”, il 21 ottobre 2009, si svolgeva la serata di premiazione presso l’antica fabbrica ceramica Papocchia, nella città di Grottaglie (Ta).

In video uno stralcio dell’opera “Menzione La Luna e il Drago 2009″ per l’impianto narrativo.Ira Sant’Orsola di Scilla Bonfiglioli, artista bolognese laureata in scienze del Teatro e fondatrice della Compagnia teatrale I Servi Dell’Arte.

Una rivisitazione in chiave moderna del martirio di Sant’Orsola e delle sue 11mila compagne. Un’opera che l’autrice ha collocato nella nostra epoca “tra autostrade e lampioni” senza nulla togliere al fascino della leggenda di un’epoca remota.

Nel corso della serata l’opera veniva letta e interpretata magistralmente dall’attore/regista Alfredo Traversa.

Un curiosità: per uno strano caso del destino, senza che gli organizzatori ne fossero a conoscenza, l’opera ha ricevuto la menzione speciale “La Luna e il Drago” 2009, il 21 ottobre, giorno in cui si celebra il martirio di Sant’Orsola.

N.B. il dvd dell’intera serata (circa un’ora), con la lettura delle diverse opere e l’elenco di tutti i partecipanti al concorso, verrà abbinato all’antologia di prossima pubblicazione.

fonte: sopralapancalacapracanta.blogspot.com » Vai al post originale

Jul 30

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Ott 30

Si svolgera’ domani 29 ottobre a Messina nella filiale A del Banco di Sicilia (UniCredit Group) in via Garibaldi 100, con inizio alle ore 17, un incontro di educazione finanziaria sul tema ”Carte di credito e carte bancomat: per un utilizzo corretto e sicuro”. L’incontro - che e’ gratuito e aperto a tutti i cittadini - e’ stato promosso dal Banco di Sicilia e dalla Confconsumatori nell’ambito del progetto ”Noi & UniCredit” che in tutta Italia sta mettendo insieme banche del Gruppo UniCredit e 12 associazioni dei consumatori in una ampia opera di informazione sulle principali tematiche riguardanti il rapporto tra i consumatori e le banche.

fonte: www.tuttoconsumatori.it » Vai al post originale

Ott 30

Il Tar del Lazio ha confermato le multe inflitte dall’Antritrust alle 22 societa’ e 2 associazioni che hanno creato un ”cartello” della pasta. E’ molto soddisfatto della conferma Carlo Rienzi, il presidente del Codacons: ”Nel 2008 abbiamo piu’ volte denunciato all’Autorita’ come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente (fino al -62%). Una speculazione ora confermata dalla giustizia, che ha determinato un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in piu’ solo per gli aumenti ingiustificati su pane e pasta”. Per Rienzi i soldi vanno restituiti: ”Invitiamo i cittadini che hanno conservato scontrini o altri documenti che attestino l’acquisto nel periodo 2006/2008 di pacchi di pasta delle aziende multate, a chiedere dinanzi ai giudici di pace il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del cartello anticoncorrenza”.
Dello stesso tenore anche il commento del Movimento in difesa del cittadino: ”Un segnale positivo a vantaggio del consumatore finale, ma ora e’ necessario mantenere alta la guardia e vigilare affinche’ non si ripetano altre speculazioni”. ”Mentre i prezzi delle materie prime calavano, il prezzo della pasta finale aumentava in modo ingiustificato a danno del consumatore finale gia’ vessato da una crisi economica senza precedenti. Sulla scia della decisione del Tar e visto che la quotazione del prezzo del grano e’ in discesa, la speranza e’ ora vedere una riduzione equa del prezzo della pasta che, non va dimenticato, per gli italiani rappresenta uno degli alimenti base della dieta di ogni giorno e, quindi, anche uno dei piu’ acquistati e consumati” conclude l’associazione.

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Ott 30

I cittadini potranno continuare a risolvere gratuitamente le controversie civili e commerciali. Lo annuncia Consumers’ Forum, commentando l’approvazione ieri in Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo che riforma la disciplina della mediazione finalizzata alla conciliazione di tutte le controversie in materia civile e commerciale. L’associazione aveva proposto qualche giorno fa un emendamento al ddl e oggi il suo presidente commenta: ”Si tratta di un primo importate miglioramento della legge che andra’ in discussione al Parlamento che difende la liberta’ negoziale dei cittadini”, sottolinea Sergio Veroli. Che aggiunge: ”E’ un risultato che dimostra l’importanza del lavoro congiunto di associazioni del consumatori e delle aziende di cui beneficeranno i cittadini e la giustizia ordinaria, che non verra’ aggravata da ulteriori processi”. ”E’ un segnale importante per un provvedimento che potra’ essere certamente migliorato” conclude Veroli.

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Ott 30

I due tour operator, Todomondo e Teorema, sono stati dichiarati falliti in queste settimane. ”Un ulteriore colpo inferto ai danni di tanti turisti che cosi’ si trovano senza risarcimento e senza la possibilita’ di aver goduto le vacanze pagate”, commenta Paolo Landi, il segretario generale di Adiconsum sottolineando come i fallimenti avvengano in questi casi nel piu’ completo silenzio e senza nessun intervento a tutela dei consumatori.
”Ma non finisce qui - continua Pietro Giordano, il segretario nazionale di Adiconsum - cinque giorni fa e’ stato richiesto il fallimento del tour operator Rallo travel & Lifestyle al tribunale di Milano e altri consumatori si sommeranno a quelli gia’ colpiti”.
Piu’ volte Adiconsum ha chiesto al ministero del Turismo se il Fondo di garanzia del turista avesse la capacita’ economica per rimborsare i consumatori raggirati. ”A tutt’oggi nessuna risposta ci e’ pervenuta da parte del ministro Brambilla. Inoltre, in un’interrogazione parlamentare e’ emerso che per il triennio 2009-2011 non risultano in bilancio stanziamenti destinati al Fondo stesso. Se il Fondo e’ vuoto, come sembra, i consumatori sarebbero colpiti e gabbati due volte: una dai Tour Operator falliti e un’altra da un governo che sembra abbia rastrellato tutte le risorse esistenti e non abbia provveduto a reintegrarle”, conclude Adiconsum.

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Ott 30

La benzina torna ai massimi del 2008, superando quota 1,33 euro al litro. Per l’Adoc tali rialzi sono immotivati con il petrolio in calo e l’euro forte sul dollaro. ”Nonostante l’euro forte sul dollaro e il calo del petrolio i prezzi dei carburanti sono in costante aumento e oggi la verde ha superato 1,33 euro al litro - dice Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc - un danno enorme agli automobilisti che ogni anno spendono oltre 2500 euro solo per i carburanti. E’ necessario e urgente un taglio di 10 centesimi sia delle tasse sia del prezzo del prodotto industriale a opera dei petrolieri, per complessivi 20 centesimi. Chi possiede un’auto a benzina spenderebbe in media 360 euro in meno l’anno, mentre con un’auto a gasolio si risparmierebbero 180 euro. E con il calo dei costi di trasporto potrebbe realizzarsi l’agognato calo dei prezzi dei prodotti alimentari che, in quanto trasportati su gomma, risentono delle oscillazioni del greggio”.

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Ott 30

”Trenitalia dimentica ancora una volta i pendolari”. Cosi’ il Codacons commenta la notizia della presentazione da parte di Fs del nuovo orario dei treni, che partira’ dal 13 dicembre, in cui si annuncia un aumento del 40% dei Frecciarossa e un incremento dei Frecciargento, soprattutto verso il Sud e verso la zona Nord-Est. ”Agli utenti italiani non importa assolutamente nulla che il Freccia Rossa impieghera’ meno di 3 ore per collegare Roma a Milano. Semmai a loro interessa che i treni che utilizzano quotidianamente siano puntuali, veloci, puliti e non sovraffollati” dice il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, che aggiunge: ”Avremmo preferito un Freccia Rossa piu’ lento sulla tratta Roma-Milano ma treni pendolari di qualche minuto piu’ rapidi, favorendo cosi’ un bacino piu’ ampio di utenti”.

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Ott 30

”Il governo ritiri l’emendamento Malan al ddl di conversione del decreto-legge 135/2009 riguardante gli obblighi comunitari in esame domani presso commissione Affari costituzionali”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori, che spiega: ”Questo emendamento rischia di favorire il telemarketing aggressivo e la violazione della privacy dei consumatori perche’ proroga di circa due anni gli effetti di un precedente emendamento, che consente fino al 31.12.2009 alle societa’ di teleselling di utilizzare per comunicazioni commerciali i dati dei consumatori in deroga alla normativa sulla privacy”. ”Inoltre, l’emendamento Malan prevede anche l’introduzione del meccanismo dell’opt-out per l’utilizzo dei dati personali degli utenti, per cui il consumatore - conclude Dona - sara’ costretto a segnalare la volonta’ di non ricevere telefonate commerciali direttamente al Garante della privacy”.

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Ott 30

La Casa del consumatore ha portato all’attenzione dell’Antitrust, di Mr Prezzi e del ministro Scajola, i risultati dell’indagine durata quasi tre mesi tesa a rilevare le differenza di prezzo praticate dalle compagnie petrolifere. ”L’indagine era stata avviata con il duplice obiettivo: di segnalare ai consumatori le compagnie piu’ convenienti o, in caso di appiattimento dei prezzi, fornire la prova che i sospetti di cartello non sono così fantasiosi. Purtroppo si e’ verificata la seconda ipotesi - ha spiegato Giovanni Ferrari, presidente nazionale della Casa del consumatore - Ora ci rimettiamo alle decisioni delle Autorita’ di sorveglianza e del ministro, certi che in questa situazione forse meglio sarebbe ritornare al prezzo (magari solo massimo) fissato dallo Stato: non cambierebbe nulla e si potrebbero evitare le piu’ volte segnalate operazioni a sospetto di speculazione”.
L’indagine ha evidenziato che, sin dalle prime settimane, le compagnie salivano e scendevano nella classifica per prezzo, ma la differenza tra la prima e le ultime restava pressoche’ immutata. Dopo quasi tre mesi si sono constatate differenze talmente minime da far ritenere perlomeno plausibile l’esistenza di un cartello.
Anche l’Adoc è tornata a parlare dei prezzi della benzina stimando l’incremento della spesa annuale per gli automobilisti. ”I prezzi dei carburanti sono in costante aumento - spiega Carlo Pileri, il presidente dell’associazione - le promesse di agosto dal governo di intervenire sui listini, al fine di calmierare i prezzi, sono rimaste lettera morta. Intano la voce carburanti rappresenta un esborso gravoso per i consumatori, oltre 2500 euro l’anno”.

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Ott 30

Il Tribunale di Cremona ha condannato una banca italiana al risarcimento del danno subito da 16 clienti per il fatto illecito commesso da un promotore finanziario - che svolgeva attivita’ per conto della stessa banca - che aveva sottratto loro i risparmi che, per sua stessa dichiarazione, avrebbero dovuto essere investiti presso l’istituto di credito.
Il Tribunale ha, infatti, ritenuto di ricorrere alla fattispecie prevista dall’art. 31 del Testo unico finanziario, che prevede la responsabilita’ solidale dell’intermediario per danni arrecati a terzi dal promotore finanziario, anche quando tali danni siano conseguenti a responsabilita’ accertate in sede penale.
”Si tratta - secondo gli avvocati Giovanni Franchi della Confconsumatori e Chiara Tomasetti dell’associazione consumeristica Campodimarte, che hanno tutelato in giudizio i risparmiatori - di una sentenza importantissima, che conferma l’orientamento gia’ espresso in altre decisioni; orientamento giurisprudenziale, per il quale gli istituti di credito non possono sottrarsi alla responsabilita’ per gli illeciti commessi da soggetti ai quali hanno affidato l’incarico di reperire clienti per la loro attivita’ d’intermediazione”.
”E’ necessario infatti - concludono Franchi e Tomasetti - che le banche prestino maggiore attenzione nell’affidare l’incarico di svolgere l’attivita’ di intermediazione finanziaria, perche’ spesso i cittadini investono nei prodotti finanziari la quasi totalita’ dei propri risparmi”.

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Ott 28

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Ott 28


Di Rino Giacalone - 26 ottobre 2009

Quando andò a sedere per la prima volta davanti ai pm e carabinieri che lo interrogavano, Pietro Scavuzzo, fino ad allora quasi sconosciuto “picciotto” della mafia trapanese, cominciò per giorni e giorni a raccontare della mafia della Sicilia Occidentale, fece i nomi di uomini e indicò affari.
Erano i primi anni ’90, Scavuzzo fece il nome del nuovo «padrino» di Trapani, l’«erede» di Totò Minore, quel Vincenzo Virga che nel marzo del 1994 riuscì a sfuggire via al blitz dei carabinieri, nelle carte giudiziarie si racconta grazie alla soffiata, si dice passata da un «giornalista». Vincenzo Virga era un pensionato, l’Inps gli erogava poco meno di 1 milione e mezzo al mese, quando gli fu setacciato il patrimonio lo trovarono ricco possidente, un portafoglio di 7 miliardi di vecchie lire. Soldi fatti con le imprese e gli appalti. Le confessioni di Scavuzzo condussero all’operazione «Petrov» e poi al processo. Descrisse l’organizzazione, accennò alle affiliazioni «riservate», raccontò degli interessi della mafia, come l’investimento ultramiliardario, mille miliardi, che i boss palermitani assieme a quelli di Mazara volevano fare sull’isola di Manuel, a Malta, e per il quale avevano addirittura raggiunto contatti politici importanti. Ma Scavuzzo parlò anche di altro, di traffico di reflui radioattivi e chimici. Anni dopo un «faccendiere» a disposizione dei servizi segreti, Francesco Elmo, disse le stesse cose. Indicò la zona di Trapani dove quei carichi erano finiti, tra Mazara e Marsala, in cave in disuso. Verbali che non ebbero tanta fortuna, finiti archiviati, perchè Elmo al momento dei sopralluoghi non ruscì ad essere preciso, ma adesso con le indagini che hanno preso vigore in Calabria a proposito delle navi «imbottite» di rifiuti tossici e fatte apposta fondare nei nostri mari, non è detto che delle vicende trapanesi non se ne debba sentire parlare nuovamente. Tra Scavuzzo ed Elmo i contatti non sono stati solo limitati alla circostanza che i hanno raccontato stesse vicende, ma i due alla magistratura trapanese hanno fatto uno stesso nome, di un soggetto rimasto non identificato, un certo Pietro Di Falco, referente secondo loro di questi traffici.

Lo scenario. Pezzi dello Stato avrebbero trafficato con la mafia e organizzazioni criminali per smaltire illecitamente rifiuti tossici, in cambio di far transitare per gli stessi circuiti armi e droga. Elmo avrebbe indicato le cave del trapanese dove questi rifiuti sono finiti, ma i successivi sopralluoghi non diedero risultati circa la presenza di radioattività. Da allora è trascorso un decennio, oggi esistono attrezzature più sofisticate, forse un nuovo «passaggio» potrebbe essere utile, perchè se le zone, come si dice sono quelle dell’entroterra, dove c’erano una volta cave di tufo, si tratta di quelle stesse zone dove negli anni è stata denunciata una certa mortalità dovuta a tumori.
Traffico di scorie chimiche e radioattive che si sarebbe svolto tra la metà degli anni ’80 sino al 1991/93, scorie chimiche che arrivavano trasportati da camion che ufficialmente portavano oli esausti, mentre quelle radioattive venivano trasportate su navi di diversa nazionalità. Una sarebbe stata la «Dures» che riuscì a scaricare al largo di Trapani i rifiuti radioattivi, l’altra sarebbe stata la «River», fatta affondare.
Non è solo l’indagine calabrese che potrebbe fornire nuovi spunti per indagare su queste misteriose vicende trapanesi, ma c’è anche quella (che si incrocia anche con la Calabria) del delitto di Ilaria Alpi, la giornalista Rai ammazzata in Somalia nel 1994. Lei si sarebbe imbattuta in quel traffico di armi e scorie, dall’Italia alla Somalia, via mare e via cielo, del quale ai magistrati trapanesi avrebbe parlato anche Elmo, le armi finivano alle fazioni somale ma anche in Eritrea, Yemen del Sud, Sudan, ai guerriglieri palestinesi. Il traffico di armi avveniva anche con piccoli aerei. Un aeroporto a pochi chilometri da Trapani, quello di Kinisia, sarebbe stato usato per strani atterraggi. Ma questo ce lo racconta un’altra vicenda, quella che fa da sfondo ad un altro delitto, con tanto di firma mafiosa accertata, e che porta al boss Virga, l’omicidio di Mauro Rostagno. È la storia di una cassetta con delle immagini girate da Rostagno mai trovata. E come giocare con delle scatole cinesi, dentro ognuna si trova un morto ammazzato.

Fonte:Antimafia Duemila

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Ott 28


UN GRANDE EVENTO
Inaugurazione del nuovo Osservatorio Astronomico “Giuseppe Piazzi”, con sede in località San Bernardo a Ponte in Valtellina (SO), nel fine-settimana 23 e 24 Ottobre.

L’OSSERVATORIO
L’Osservatorio Astronomico “G. Piazzi” si trova a quota 1238 m. slm e consta di una cupola Gambato del diametro di 4,5 m ed ospita un telescopio Ritchey-Chretien da 20″ (50 cm) su montatura 10micron GM4000, equipaggiato con una camera CCD Finger Lakes ProLine 1001E. Completano l’attrezzatura un rifrattore apocromatico 152mm f/8 , un telescopio guida (rifrattore acromatico 120mm f/8) ed un telescopio solare Coronado SolarMax 60.

PERCHE’ E COME
La vastità sconfinata dell’Universo, il fascino delle stelle, la bellezza dei corpi celesti vicini e lontani… tutto questo ha ispirato l’uomo fin da quando ha potuto alzare lo sguardo al cielo, ed ha mosso noi appassionati ad indagarne le meraviglie, con studi ed osservazioni.
La passione comune - dicono i protagonisti, ma noi ricordiamo anche il dr. Vido, Fausto Volontà ed altri (le scuse a quelli che non escono dalle recondite pieghe della memoria!) che iniziarono i primi passi - ci ha fatto riunire e fondare l’Associazione Astrofili Valtellinesi, che non solo ci permette di condividere il nostro interesse tra associati, ma ci consente anche di avvicinare gente meno esperta alla bellezza dell’Universo e degli oggetti stellari grazie alle serate osservative.
La sede è a Ponte in Valtellina, in Piazza Luini 10, di fronte alla statua di Giuseppe Piazzi.

IL SITO
http://www.astrofilivaltellinesi.com/
informazioni@astrofilivaltellinesi.com

In questo sito verrà fornito un primo approccio, con informazioni e spiegazioni sul Sistema Solare, l’Universo ed i suoi “abitanti”, che si troverà nella sezione “Il Cielo”, nonchè alcuni termini usati in astronomia (”Glossario”).
Nella sezione “Storia” è riassunto il percorso cronologico che ha portato l’umanità a conoscere, ed infine raggiungere, la volta celeste e lo spazio, grazie a grandi personaggi come Galileo e Copernico.
Infine, per testare le vostre conoscenze, o verificare quanto avete appreso, potete cimentarvi con i nostri quiz.

Convegno scientifico

ELENA FOLINI
Assessore alla Cultura di Ponte in Valtellina
ALESSANDRO MANARA
Astronomo dell’Osservatorio Astronomico di Brera - Milano
Apertura del convegno e presentazione dei conferenzieri
GIOVANNI PARESCHI
Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera - Milano
Breve storia dell’osservatorio Astronomico di Brera: dal secolo dei
lumi all’era dell’astronomia in raggi X e gamma
ROMANO SERRA
Ricercatore Università degli Studi di Bologna - Dipartimento di Fisica
Tunguska e gli impatti di oggetti extraterrestri sul nostro pianeta
MARIO CARPINO
Ricercatore astronomo dell’Osservatorio Astronomico di Brera sede di
Milano e programmatore di software per la ricerca astronomica
Determinazione orbitale e calcolo della probabilità di collisione di
un asteroide
Coffee break
PIERO SICOLI e FRANCESCO MANCA
Ricercatori dell’Osservatorio Astronomico di Sormano - Como
La gestione di un osservatorio astronomico per lo svolgimento
di attività con finalità scientifiche e la ricerca e il monitoraggio di
asteroidi potenzialmente pericolosi
LUIGI TEMPRA, già Sindaco di Ponte in Valtellina
LUCA INVERNIZZI, fondatore dell’Associazione Astrofili Valtellinesi
1801 - 2001 Le celebrazioni per il bicentenario della scoperta
di Cerere, quale presupposto per la nascita dell’osservatorio
Astronomico Giuseppe Piazzi
MARCO SCARDIA
Caposervizi generali INAF dell’Osservatorio Astronomico di Brera
Sede operativa di Merate LC, e Vicepresidente di CieloBuio
Coordinamento per la Protezione del Cielo Notturno
L’importanza della scelta del sito astronomico e le problematiche
connesse con l’inquinamento luminoso
STEFANO SANDRELLI
Astrofisico e Responsabile della Didattica e Divulgazione dell’INAF
(Istituto Nazionale di Astrofisica)
L’Anno Internazionale dell’Astronomia
Dibattito
ore 13.00 - Chiusura del convegno

L’INAUGURAZIONE

ore 18.00 - Località San bernardo (metri 1238 s.l.m.)
CERIMONIA UFFICIALE DI INAUGURAZIONE DELL’OSSERVATORIO ASTRONOMICO GIUSEPPE PIAZZI
FRANCO BISCOTTI
Sindaco di Ponte in Valtellina
MASSIMO SERTORI
Presidente della Provincia di Sondrio
MARCO ANTONIO DELL’ACQUA
Presidente della Fondazione Pro Valtellina
TIZIANO MAFFEZZINI
Presidente della Comunità Montana Valtellina di Sondrio

Benedizione dell’osservatorio - DON GIUSEPPE SCHERINI prevosto di Ponte in Valtellina

Taglio del nastro

Esibizione canora del Coro Vetta Junior di Ponte in Valtellina

Visita guidata all’osservatorio a cura della Associazione Astrofili Valtellinesi e della ditta Astrotech (fornitrice della strumentazione)

ore 20.00 - nei locali sottostanti l’osservatorio Cena tipica valtellinese a cura della Associazione Pro San Bernardo

ore 21.00 - 24.00 - osservazione guidata del cielo: Luna, Giove, Cerere, Ammassi stellari aperti
(onde permettere la fruizione della osservazione a tutti i partecipanti all’evento, le immagini riprese dallo strumento verranno proiettate nei locali sottostanti l’Osservatorio)

GLI EVENTI COLLATERALI

ESPOSIZIONE DI LIBRI SULL’ASTRONOMIA

Venerdì 23 - sabato 24 - domenica 25 ottobre ore 9.00 - 12.00 e 14.00 - 18.00. Sale dell’Associazione Amici Anziani in Piazza Bernardino Luini: Sarà possibile visionare alcuni preziosi testi e documenti originali dell’Astronomo Giuseppe Piazzi, di proprietà del Comune di Ponte in Valtellina e una selezione di volumi sull’Astronomia (in collaborazione con le Biblioteche della provincia di Sondrio)

PROIEZIONE DEL FILMATO “KAL”

Venerdì 23 - sabato 24 - domenica 25 ottobre Ore 9.00 - 12.00 e 14.00 - 18.00. Sede del Coro Vetta in Piazza Bernardino Luini
Il filmato presenterà le fasi di lavorazione della scultura dedicata all’Astronomia, realizzata nel 2008 dall’artista Valtellinese Daniele Pigoni e collocata in piazza della Vittoria a Ponte in Valtellina

EMISSIONE DI UNA CARTOLINA POSTALE E ANNULLO FILATELICO
Sabato 24 ottobre - ore 10.00 - 16.00 Sale dell’Associazione Amici Anziani in Piazza Bernardino Luini
(In collaborazione con il Circolo filatelico e numismatico di Sondrio) La cartolina postale verrà inoltre distribuita a tutti gli alunni delle scuole di Ponte in Valtellina

E …L’APERITIVO DI VENERDI’
Il taglio del nastro, previsto per sabato 24 alle ore 18.00, sarà preceduto venerdì 23 alle ore 21.00 dalla conferenza divulgativa “Sotto un Cielo di Note - Astronomia in musica” tenuta dall’astrofisico dr. Elia Cozzi e dalla pianista M.° Paola Rimoldi: una serata dedicata allo stato dell’arte della ricerca astronomica in vari campi, raccontato attraverso splendide immagini accompagnate da musiche che spaziano dal barocco al contemporaneo.
Sabato 24, al mattino, è previsto un convegno scientifico con la partecipazione di nomi importanti del mondo dell’astronomia professionale ed amatoriale.
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(x) Storia di “Giuseppe Piazzi”

Abbiamo ritenuto di scegliere per la biografia del grande scienziato pontasco quella della Scuola Media “Giuseppe Piazzi” di Palermo. Sia perché è là che Piazzi ha avuto modo di operare e diventare un Grande ma anche per ricordare un personaggio non comune quale Re Ferdinando IV di Borbone - altro che disprezzare i Borboni! idiozia totale - cui si deve la realizzazione della specola, scelta di avanguardia allora, ma anche quel capolavoro che è la Filanda di San Leucio, retta da principi elaborati prima della Rivoluzione francese e migliori della trilogia rivoluzionaria oltre che concretamente applicati. Di seguito:

“Nasce nel 1746 a Ponte in Valtellina. Studia a Torino nel 1767, entra nell’ordine dei Teatini, si dedica allo studio ed all’insegnamento della matematica.

Nel 1781 viene chiamato a Palermo come “lettore di matematica” presso l’Accademia de’regi studi” che diverrà successivamente “Università degli studi”.

Nel 1787 gli viene affidata la cattedra di matematica e l’incarico di erigere una specola, un osservatorio astronomico.

Dal 1787 al 1789 studia astronomia a Parigi e Londra ed acquista gli strumenti per l’osservatorio.

Nel 1790 rientra a Palermo per seguire i lavori di costruzione della specola sulla torre normanna di San Ninfa del palazzo reale.

Tra gli strumenti collocati nella specola è celebre il cerchio verticale, strumento unico al mondo.

Nel 1791 inizia le osservazioni astronomiche e il 1 gennaio 1801 scopre il primo asteroide (o pianetino) di Giove e lo chiama Cerere Ferdinandea in onore della Sicilia e di Ferdinando IV° di Borbone.

Nello stesso periodo progetta e segue la costruzione della meridiana nella cattedrale di Palermo.

Si dedica alla compilazione di 2 grandi cataloghi delle stelle, pubblicati rispettivamente nel 1803 e nel 1814 per i quali ottiene il premio dell’accademia “des sciences” di Parigi.

Nel 1817 viene nominato direttore generale dei reali osservatori di Palermo e Capodimonte nonché l’incarico di completare l’allestimento dell’osservatorio napoletano.

Nel 1826 muore a Napoli”.

www.gazzettadisondrio.it - 20 X 09 - n. 29/2009, anno XII° .

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Ott 28


di Nicola Bruno - 26/10/2009

Un titolo sicuramente forte, “I Savoia e il Massacro del Sud”, il libro-denuncia di Antonio Ciano, amministratore del Comune di Gaeta, una città sul mare, che domina l’omonimo golfo, dinanzi alle splendide isole di Ponza e Ventotene, immerse in un mare cristallino. Non è lì che lo incontriamo ma nella piazza principale di Suzzara, nel profondo nord mantovano, piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi, dove è eretto un busto dedicato all’avventuriero nizzardo che sembra metterlo a disagio e dal quale sembra desideroso di allontanarsi il prima possibile.
Suzzara è una cittadina industriale dove il giorno di festa è identico a quello di tutta la provincia italiana: gente ben vestita che prende l’aperitivo al bar, passeggia sui ciottoli della pavimentazione che si insinua tra una banca e l’altra, la chiesa principale, i locali dove tutto sa di atmosfera paesana.
Siamo lì anche perché si terrà, all’interno della festa ufficiale, la Festa dell’Amicizia di quegli emigranti che non provengono da fuori Europa ma solo da poche centinaia di chilometri più a sud. Cerchiamo invano lo stand del Partito del Sud nella piazza principale perché l’amministrazione comunale ha deciso di destinargli una via secondaria, alle spalle dell’agorà cittadina.
Già, Garibaldi sembra quasi essere a disagio davanti alla bandiera bianco-gigliata del fu Regno delle Due Sicilie, anche dopo quasi 150 anni.
Sensi di colpa per le promesse non mantenute?

Ma torniamo a Gaeta, città dove ancora oggi si vedono le ferite devastanti delle cannonate piemontesi inferte dal generale Cialdini, dove l’80% dei beni è demaniale, cioè requisito dallo Stato Italiano allora in mano ai Savoia, dove è nato Ciano e di dove è originaria anche la famiglia di Antonio Gramsci, quel Gramsci che fu severo critico della politica militare italiana nel sud peninsulare: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti. (da L’Ordine Nuovo, 1920). Le cannonate piemontesi su Gaeta hanno avuto, per Ciano, oltre che il fine di cacciar via dalla sua terra il re Francesco II, anche quello di umiliare una città che non si era arresa all’invasore. Ma perché, chiediamo, i Piemontesi hanno fortemente voluto questa unità politica ed economica del territorio italiano, anche a costo di fare strage di altri italiani?

Per l’autore la risposta è semplice: dietro il Piemonte si nascondeva un grande burattinaio, l’Inghilterra. L’unità è stata voluta dalla massoneria inglese per acquisire un’area commerciale di importanza vitale per i nuovi capitalisti inglesi, per avere campo libero nel Mediterraneo, anche in vista di un controllo esclusivo delle rotte commerciali attraverso il Canale di Suez. Il Regno delle Due Sicilie aveva una emigrazione pari a zero mentre dopo l’unità è avvenuta una diaspora quantificabile in circa trenta milioni di duosiciliani. Del resto, il re Ferdinando II, padre di Francesco II, aveva già proposto una nuova Italia federale con il Papa a capo ma il Piemonte si era affrettato ad ostacolarne le trattative perché fortemente indebitato a causa della sua politica guerrafondaia e non ne avrebbe ricavato nessun vantaggio economico: l’Inghilterra di Lord Palmerston ordinò una soluzione di tipo centralistico che avrebbe consentito al Piemonte di essere leader e di sanare la propria economia disastrata drenando risorse da Napoli e Palermo. Già, l’economia. Le guerre hanno sempre avuto ragioni economiche, quindi perché questa profusione di denari, sovvenzioni e stragi dovrebbe sottrarsi alla legge universale del danaro?

E qui Antonio Ciano attacca la storiografia ufficiale, proponendo una verità desumibile dagli scritti di Francesco Saverio Nitti e da una miriade di altre fonti oltre che da esperienza diretta: nel Sud peninsulare, quello, per intenderci che va dal Lazio meridionale e dall’Abruzzo fino alla Sicilia, la tassazione era mite e colpiva soprattutto i ricchi, non i contadini. Questi ultimi, inoltre, potevano usufruire gratuitamente delle terre demaniali per uso civico, affermazione che nega l’assunto, reperibile nei libri scolastici dei nostri figli, secondo il quale i territori nel sud Italia fossero in mano ai latifondisti. Il Sud era altamente industrializzato per l’epoca e la Calabria era l’area più ricca d’Europa. Quanto al Piemonte, esso era lo stato più povero e indebitato d’Europa, con un altissimo tasso di mortalità per pellagra e carbonchio. E l’eroe dei due mondi, chiedo allora? Garibaldi ha affamato Napoli e il Sud, insieme ai garibaldini meridionali come Crispi, finiti per ottenere agi, privilegi e posti di rilievo nel mondo politico di allora. L’Italia per Ciano non è mai stata unita: è stata una dittatura feroce condotta da una famiglia francese: i Savoia. Al Sud la guerra di resistenza, chiamata “lotta al brigantaggio” dalla storiografia ufficiale, è costata un milione di morti tra fucilazioni, deportazioni e paesi rasi al suolo. I piemontesi e i Savoia si sono comportati peggio dei nazisti nei confronti degli italiani del Sud. 150mila soldati inviati a Sud a massacrare la popolazione alla ricerca della libertà, più i soldati meridionali deportati nei lager come quello di Fenestrelle e lì lasciati morire di fame, freddo e stenti e sepolti nella calce viva per cancellarne ogni traccia.

L’operazione coloniale in Libia da parte del fascismo è stata dunque coerente con la politica savoiarda di sempre: quindi se si vuole davvero unire l’Italia, per Ciano occorre cancellare i Savoia e le leggi piemontesi dalla nostra storia.
Il Sud in 150 anni è stato colonizzato e desertificato: ogni anno 150000 meridionali abbandonano le proprie terre. Un tempo i cittadini del Sud avevano un reddito 4 volte superiore ai cittadini del Nord: i dati son ancora accessibili nel lavoro di Francesco Saverio Nitti. Le industrie, con l’annessione forzata, furono smantellate e portate al Nord: tra esse le acciaierie di Mongiana in Calabria e l’opificio di Pietrarsa a Napoli dove gli operai furono massacrati dai bersaglieri durante uno sciopero.
Negli ultimi 50 anni per calmierare la desertificazione economica si è operato tramite le grandi aziende pubbliche che hanno dato lavoro ma con le ultime privatizzazioni anche questi “ammortizzatori sociali” hanno perso efficacia. Le banche del Sud, come il Banco di Napoli e quello di Sicilia, non esistono più se non nominalmente, essendo state assorbite definitivamente da banche con sede nelle regioni settentrionali.
Nella guerra di conquista, oltre che l’alta finanza, un ruolo fondamentale l’hanno giocato le associazioni mafiose e camorristiche dell’epoca: la Mafia appoggiava i grandi proprietari a loro volta alleati con i Piemontesi. E’ in questi anni e in questi avvenimenti che si devono ricercare le ragioni del consolidarsi dei poteri mafiosi nel sud Italia.

“I Savoia e il Massacro del Sud” è stato negli anni osteggiato ed è costato anni di processo all’autore, pur essendo il libro stato recensito e pubblicizzato da quotidiani di rilievo nazionale come il Corriere della Sera. Potremmo aggiungere che il suo libro non è l’unico del filone: Lorenzo Del Boca, un piemontese, concorda con i dati di Ciano – da 700mila a un milione di morti conseguenti all’invasione piemontese, tra fucilati e uccisi in battaglia. Cialdini, il generale emiliano incaricato della repressione della reazione popolare, definita dai piemontesi Brigantaggio, fu un autentico macellaio, al cui confronto le malefatte dei nazisti perdono di consistenza. Cialdini fu artefice di stragi di intere popolazioni, interi paesi rasi al suolo solo perché gli abitanti erano sospettati di collaborare con i cosiddetti briganti.
Non poteva mancare, nella nostra intervista, un commento sulla Lega Nord e la cosiddetta “questione settentrionale”, una definizione dinanzi alla quale l’autore si lascia sfuggire un sorriso ironico. Ciano giudica intelligente la politica leghista, vantaggiosa per gli industriali del nord, certo non per il popolo delle regioni settentrionali. Il federalismo fiscale porterà il gettito IVA tutto al nord perché le sedi legali delle aziende nazionali sono tutte lì ubicate. Si tratta di un partito che riesce persino a finanziare i partiti suoi alleati del Sud come l’MPA di Lombardo, un partito che finge di applicare una autonomia che la Sicilia già ha. Per non parlare poi dei fondi FAS, dirottati dal Sud al Nord per pagare i debiti dei produttori di latte settentrionali e per sostenere il deficit di Malpensa: dov’è dunque il famoso assistenzialismo, si chiede lo scrittore, di cui tanto si parla in Italia? Non certo a Sud.


La Lega è il partito che fa dell’assistenzialismo per gli imprenditori del nord il proprio cavallo di battaglia. Destra e Sinistra hanno sempre avuto, secondo Ciano, lo scopo di trasferire risorse al nord. La stessa Cassa del Mezzogiorno è stata un bluff: l’89% era a vantaggio di quegli industriali del nord che aprivano fabbriche a sud per chiuderle poco dopo intascando i fondi. Le infrastrutture a Sud, lo scopo della Cassa, erano solo uno specchietto per le allodole. E qui cita Gennaro Zona e il suo libro “Come ti finanzio il Nord”. Il Nord Italia era del tutto privo di industrie, povero e in condizioni igienico-sanitarie pessime, come testimoniato anche dal Manzoni ne “I promessi sposi”, mentre a sud vi erano fabbriche che contavano anche 4.500 impiegati, come la Tozzinelli in Terra di Lavoro, quando a Milano la manifattura La Fonte, la più grande della città, contava 450 operai. Il drenaggio fiscale ha poi portato ricchezza al Nord, invertendo gli equilibri e il modello mitteleuropeo ha poi fatto da paradigma. Un altro espediente utilizzato per dirottare fondi da Sud a Nord è stato quello della Banca di Sconto durante il ventennio fascista, che godeva dei fondi di 400mila emigrati meridionali all’estero, rastrellati dagli industriali del nord, infine fatta fallire mandando sul lastrico i lavoratori. Ancora oggi Ciano vede la politica economica del nord Italia come parassitaria, basata sulla notevole differenza del costo del danaro applicato dalle “banche nordiste” e sul conseguente caro prezzo pagato dai meridionali quando accedono al credito. Ecco perché, sempre secondo Ciano, Mafia e Camorra prosperano.
E le gabbie salariali? L’ennesima forma di razzismo: pagare meno per lo stesso tipo di lavoro non ha nessuna ragione logica. Sulla disparità del costo della vita c’è poi molto da discutere: l’accesso al credito e le assicurazioni sono molto più care al sud come lo è anche fare la spesa, come testimoniato dalla recente indagine di Altroconsumo. È l’ennesima boutade razzista della Lega Nord per rastrellare voti.

Per Ciano se il Sud fosse indipendente avrebbe buone possibilità di crescita. Inoltre un Sud autonomo potrebbe controllare meglio i rifiuti provenienti dal nord e magari rispedirli al mittente.
E’ il Sud a volere il federalismo, quello che potrebbe eliminare la burocrazia e applicare una fiscalità autentica e non immaginata.
L’auspicio del nostro autore è quello che gli italiani tutti si riapproprino della verità storica, perché solo attraverso la verità si potrà arrivare al rispetto reciproco e ad una rifondazione del concetto di italianità.

Fonte:IlMattatoio

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Ott 28

Di Gilberto Oneto

La lagna nazionale si è scatenata attorno ai mancati finanziamenti e alla carenza di idee per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. La cosa commuove i pochi cui l’unità porta vantaggi ma – giustamente – lascia indifferenti tutti quelli cui non ha fatto alcun bene. La verità è che la penisola non ha mai avuto tante sciagure come da quando è politicamente unita. È un rosario di fallimenti. Ha subito guerre e cataste di morti come non ce n’erano stati in 2000 anni, ha visto milioni di suoi cittadini emigrare all’interno o all’estero a cercare fortuna, ha sprecato risorse enormi senza creare ricchezza. Si è fatta prendere da fregole di grande potenza e si è cacciata in un sacco di guai. Non è mai riuscita a garantire ai suoi cittadini i livelli di vita che – contestualizzati – avevano gli Stati pre-unitari.
Ha prodotto e gestito più ricchezza la Repubblica di Genova, ha generato più cultura il minuscolo Ducato di Mantova che l’Italia unita; Venezia era rispettata; hanno contribuito mille volte di più all’arte, alla scienza e alla civiltà d’Europa gli italiani “calpesti e derisi” di quelli avvolti nel tricolore.
Il Lombardo-Veneto era un gioiello di efficienza e prosperità. Aveva i conti a posto anche il Piemonte, prima. La Toscana era il paese più civile e progredito d’Europa e neppure i Ducati padani dovevano essere così male se l’intero esercito del duca di Modena ha deciso volontariamente di seguirlo in esilio. A sentire i meridionalisti anche il Regno delle Due Sicilie era in buona salute o aveva tutte le premesse per diventarlo: in ogni caso se ne stava tranquillo per i fatti suoi e ha mai dato fastidio a nessuno.
Se prima vivevano in pace o si ignoravano, oggi nordisti e sudisti si guardano in cagnesco a si rinfacciano a vicenda ogni colpa e iniquità. Bel risultato!
Oggi pochi si scaldano per la ricorrenza. Ci sarebbe da preoccuparsi del contrario.
A fare i patrioti ci sono solo quelli che di unità vivono: la casta, i politici, gli stipendiati d’oro della pubblica amministrazione, i finti invalidi e – forse - anche qualche idealista poco addentro alle verità della storia e drogato di retorica.
L’unità è stata l’azione violenta e truffaldina di una piccola minoranza ai danni della maggioranza. E anche la parte migliore di quella minoranza se ne è pentita: le parole di più amara delusione le hanno scritte alcuni dei suoi protagonisti, compresi molti insospettabili. Cattaneo si è rifugiato in Svizzera, Cernuschi in Francia, Bixio è andato a morire a Sumatra.
C’è una turpe analogia fra l’unità e il comunismo. Il comunismo – sostengono i più incalliti compagni, alla faccia della storia e del buon senso – era la migliore delle idee possibili: se non ha funzionato è solo perchè perché stata applicata male o solo in parte. É la stessa litania dei patrioti: il Risorgimento è stato fatto in fretta, è incompiuto; l’unità è sacrosanta ma strutturata male.
A nessuno dei fedelissimi viene in mente che il problema non sia la cattiva applicazione ma l’oggetto in sé: che il comunismo sia stata una delle peggiori schifezze prodotte dalla mente umana e che l’unità non funzioni proprio perchè non può farlo, è contro natura.
Ecco l’idea vincente per dare vitalità alla ricorrenza del 2011: il modo migliore per festeggiare l’unità è di disfarla.
Non si farebbe neppure fatica a trovare i finanziamenti: ci sono 28 milioni di padani che proverebbero piacere (e farebbero finalmente contento Padoa Schioppa) a pagare una tassa ad hoc. Sarebbe l’ultima. Davvero.

Fonte: Libero 24 luglio 2009
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Ott 28

C O M U N I C A T O S T A M P A

Oggetto: Altro che le celebrazioni per il 150° anniversario della cosiddetta Unità

d’Italia!

Il 21 e 22 ottobre ricordiamo l’anniversario del plebiscito-truffa con il

quale il Veneto fu annesso all’Italia: la prima di una serie infinita

di truffe nei confronti del popolo veneto!

Il 21 e 22 ottobre 1866 attraverso un plebiscito-truffa il Veneto fu annesso all’Italia. Una truffa colossale ai danni del popolo veneto, basti pensare che due giorni prima il Veneto era già stato passato dalle mani francesi ai Savoja, in una oscura stanza dell’Hotel Europa a Venezia.

Il plebiscito, previsto dai trattati internazionali, venne svolto quando tutto era già stato deciso! E pensare che proprio il trattato di pace fra Austria e Italia parlava di “sotto riserva delle popolazioni debitamente consultate”: si riconosceva ai Veneti il diritto all’autodeterminazione!

Per non parlare di come si svolsero le operazioni di voto: schede di colore diverso e obbligo di dichiarare le proprie generalità!

Ecco quanto successe a Malo (Vi):

“Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre ogni elettore presentandosi ai componenti del seggio pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”.

E l’arrivo dei “liberatori” italiani portò fame, disperazione e miseria come mai nella storia veneta. Interi paesi furono costretti a emigrare e quasi un milione di veneti lasciò la madrepatria.

E la rabbia dei veneti venne mirabilmente descritta in un passo de “I va in Merica” una poesia del grande Berto Barbarani:

“Porca Italia -i bastiema- andemo via!”

ETTORE BEGGIATO

21-22 ottobre 1866, annessione del Veneto all’Italia .

La grande truffa.

“CHI CONTROLLA IL PASSATO

CONTROLLA IL FUTURO,

CHI CONTROLLA IL PRESENTE

CONTROLLA IL PASSATO.”

(G. ORWELL)

Il plebiscito che sancì l’annessione del Veneto all’Italia (*) viene liquidato dai nostri libri di storia in poche battute visto che la storiografia ufficiale sostiene che “tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia” (1).

Pochi sanno che in realtà fu una colossale truffa, la prima di una serie infinita di truffe perpetrate da Roma e dall’Italia ai danni dei Veneti.

Il nostro Veneto in realtà era già stato “passato” dalla Francia all’Italia in una stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande, il 19 ottobre. (2)

Il generale francese Leboeuf consegnò il Veneto a tre notabili: il conte Luigi Michiel, veneziano, Edoardo De Betta, veronese, Achille Emi-Kelder, mantovano.

Questi, a loro volta, lo “deposero” nelle mani del commissario del Re conte Genova Thaon di Revel e il giorno dopo sulla “Gazzetta di Venezia” apparve un anonimo trafiletto:

“Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto” (3)

Riepilogando: un trattato internazionale (fra Austria e Prussia, 23 agosto a Praga) prevede il passaggio del Veneto alla Francia che poi lo consegnerà ai Savoja; nel trattato di pace di Vienna fra l’Italia e l’Austria del 3 ottobre si parla testualmente di “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”:un riconoscimento internazionale al diritto all’autodeterminazione del popolo veneto che in quel momento ha la sovranità sul suo territorio.

Teniamo anche presente che c’è stata l’ipotesi, come scrisse l’ambasciatore asburgico a Parigi Metternich al suo ministro degli esteri Mensdorff-Pouilly il 3.8.1866, di arrivare a “l’indipendenza della Venezia sotto un governo autonomo com’era la vecchia Repubblica”

Il plebiscito avrebbe dovuto svolgersi sotto il controllo di una commissione di tre membri che “determinerà, in accordo con le autorità municipali, il modo e l’epoca del plebiscito, che avrà luogo liberamente, col suffragio universale e nel più breve tempo possibile”. Così era stato concertato dall’ambasciatore d’Italia a Parigi Costantino Nigra con il governo francese (4), che sembrava determinato a svolgere fino in fondo il proprio ruolo di garante internazionale sancito anche dal trattato di pace fra Prussia e Austria..

Il governo italiano invece, e in particolare il presidente Bettino Ricasoli interpretava pro domo sua i trattati:

“Quando si tratta del plebiscito si tratta di casa nostra; non è già che si faccia il plebiscito per obbedienza o per ottemperare al desiderio di qualche autorità straniera….. La pazienza ha il suo limite. Perbacco!

La cessione del Veneto fu nel Parlamento inglese chiamata un insulto all’Italia. Concedendo la presenza del generale francese all’effetto delle fortezze, mi pare di concedere molto” così sosteneva il Barone Ricasoli.(5)

E così uno sconsolato generale Le Boeuf scrive a La Valette il 15 settembre:

“Nutre inquietudini per l’ordine pubblico: le municipalità fanno entrare le truppe italiane o si intendono col re, che governa una gran parte: egli deve lasciar fare. Il plebiscito non si potrà fare che col re e col governo”(6)

Altro che controlli, altro che garanzie internazionali!

Lo stesso generale Le Boeuf annunciava il 18 ottobre a Napoleone III che ha protestato contro il plebiscito decretato dal re d’Italia: Napoleone gli dice di lasciar perdere. (7)

La Francia praticamente rinuncia al proprio ruolo di garante internazionale e consegna il Veneto ai Savoja.

Una quasi unanimità che venne poi rispettata al momento del voto; già, ma anche i numeri non quadrano.

Il 27 ottobre la Corte d’Appello proclama l’esito della consultazione: “SI 641.758″, “NO 69″.

Nella lapide del Palazzo Ducale si parla di “Pel SI voti 641.758″, “Pel NO voti 69″, “Nulli 273″; Alvise Zorzi in “Venezia austriaca” (pag. 151) parla di “SI 647.246″, “NO 69″, Denis Mack Smith “Storia d’Italia 1861-69″ parla di “SI 641.000″, “NO 69″.

E su questi numeri si impongono almeno due considerazioni: i voti favorevoli sono attorno al 99,99 %: una percentuale che non fu ottenuta neppure dai regimi più feroci, da Stalin a Hitler.

Di sicuro il plebiscito venne “preceduto da una vera campagna di stampa intimidatoria dei fogli cittadini, preoccupatissimi per l’influenza che il clero manteneva nelle zone rurali dove, aveva scritto in settembre il “Giornale di Vicenza”, -i campagnoli furono lasciati nell’ignoranza o nell’apatia d’ogni civile concetto, educati all’indifferenza per ogni sorta di governo” (9)

Si scriveva ad esempio “ricordino essi (i Parroci e i Cooperatori dei ns. villaggi) che ove in alcuna parrocchia questo voto non fosse sì aperto, sì pieno quale lo esige l’onore delle Venezie e dell’Italia, sarebbe assai difficile non farne mallevadrice la suddetta influenza clericale, e contenere l’offeso sentimento nazionale dal prendere contro i preti di quelle parrocchie qualche pubblica e dolorosa soddisfazione. (10)

Questa politica intimidatoria tuttavia non ebbe grossi effetti sulla partecipazione popolare: “A Valdagno, ad esempio nonostante il plebiscito venisse decantato non come semplice formalità e cerimonia, ma una festa, una gara, solo circa il 30% sulla complessiva popolazione del Comune si recò a votare, mentre un buon 70%, per chissà quale motivo, preferì continuare ad occuparsi dei fatti propri, indifferente all’avvenimento.

Analogamente in tutti i distretti…..” (11)

E’ la conferma del fatto che il cosiddetto risorgimento fu nel Veneto un momento al quale la stragrande maggioranza del nostro popolo partecipò con grande indifferenza, passiva .

E questo ce lo conferma Mack Smith che scrive “Garibaldi si infuriò perchè i Veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo”.

Sulla libertà del voto e sulla segretezza dello stesso ci illumina la lettura di “Malo 1866″ di Silvio Eupani:

“Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col si e col no di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”.

E Federico Bozzini così descrive nel suo “L’arciprete e il cavaliere” quanto avvene a Cerea:

“Come già si disse -continua il commissario- vi devono essere due urne separate, una sopra un tavolo, l’altra sopra l’altro. Se per caso non avesse urne apposite, potrà adoperare due misure di capacità pei grani, cioè una quarta od un quartarolo. Sopra una sarà scritto ben chiaro il SI, sopra l’altra il NO”. E più avanti:

“I protocolli sono due, -uno pei votanti che presentano il viglietto del SI, l’altro dei votanti che presentano il viglietto del NO, per modo che il numero complessivo dei viglietti che, finita la votazione, si troveranno in ciascheduna urna, dovrà corrispondere all’ultimo numero progressivo del protocollo.

Nel protocollo pei viglietti del NO si dirà: votarono negativamente i seguenti cittadini. La piena pubblicità del voto rende inutile lo spoglio finale.” E alla fine:

“La commissione quindi conclude il presente Protocollo gridando: Viva l’Italia unita sotto lo scettro della Casa di Savoja”.

Di particolare interesse, sempre sul volume del Bozzini, la citazione della Gazzetta di Verona del 17 ottobre 1866: “Si, vuol dire essere italiano ed adempire al voto dell’Italia. No, vuol dire restare veneto e contraddire al voto dell’Italia”.

Una sottolineatura di straordinaria importanza: già allora qualcuno aveva capito che una cosa erano i veneti e un’altra gli italiani e che gli interessi degli uni raramente coincidevano con gli interessi degli altri.

Cosa che del resto aveva ben capito Napoleone Bonaparte quando consigliava al figliastro di non ascoltare chi gli suggeriva di dare a Venezia un po’ più di autonomia, invitandolo, invece, a mandare “degli italiani a Venezia e dei Veneziani in Italia” (12)

(*) Il plebiscito riguardò il Veneto, il Friuli (le attuali province di Pordenone e Udine) e la provincia di Mantova

(1) A. Saitta - Storia illustrata 06/1966 Mondadori

(2) G. Distefano - G. Paladini - Storia di Venezia 1797-1997 - II Supernova pag. 274

(3) Thaon di Revel Genova - La cessione del Veneto - Firenze 1906

(4) M.A.E., Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pagg. 225-229

(5) Lettere e documenti del Barone Bettino Ricasoli, a cura di Tabarrini e Gotti, Firenze 1893

(6) Les Origines, Xii, 297 ss, n. 2596-2597

(7) M.A.E. Corr. pol., Consults Autrische, vol 27, pag. 284

(8) Antonio Roldo Dolomiti O8/93

(9) E. Franzina - Vicenza storia di una città- Neri Pozza editore p. 700

(10) A. Navarotto - Ottocento vicentino Padova 1937

(11) A. Kozlovic - Immagini del risorgimento vicentino - Pasqualotto 1982

(12) A. Zorzi - Venezia Austriaca pag.32 - Laterza

“1866: LA GRANDE TRUFFA. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia” di E. Beggiato

La prefazione del prof. Sabino Acquaviva

Un libro importante, culturalmente e politicamente. Ci Parla della nostra storia, di quanto è accaduto quando il Veneto è stato annesso all’Italia. Ci narra quel che è veramente successo, oltre ogni descrizione oleografica, falsa e falsata per motivi politici.. Noi tutti sappiamo che l’unificazione del paese è stata più imposta che voluta. Che è arrivata sulla punta delle baionette dell’esercito piemontese, che molti plebisciti sono stati manipolati, che nel 1848 la maggioranza dei veneti si è battuta contro l’Austria in nome di San Marco; che addirittura, dopo la vittoria di Lissa, sulle navi austroungariche, dove quadri e marinai erano in gran parte veneti istriani e dalmati e quindi provenivano da territori appartenuti alla repubblica di Venezia, si gridò “viva San Marco”. Sappiamo anche, purtroppo che una ricostruzione di parte della storia è stata poi travisata nei libri di scuola ed è stata imposta alle nuove generazioni.
Oggi, dopo oltre un secolo e mezzo, è nostro dovere ricostruire la storia della regione in cui viviamo o siamo nati. Qualcuno ha detto che nella storia, se le radici sono nel passato, se il presente è il tronco dell’albero, il futuro è nelle sue foglie. Pensare il futuro del Veneto, anzi del Triveneto, significa dunque e anzitutto esplorarne le radici, lontane e più recenti. Questa regione, contrariamente ad altre, possiede una sua lingua, che è stata lingua franca e internazionale per secoli, almeno nel Mediterraneo orientale. E’ l’unico dialetto-lingua parlato fuori d’Italia in regioni abbastanza vaste e in Stati diversi. Dunque si tratta di un popolo con una forte identità, e fa bene Beggiato a cercare di capire, nel suo libro, perché questo popolo ad un certo punto ha abdicato e alla fine accettato di esserne parte dell’Italia unita. Ma ha accettato o subito l’Unità? A partire dal 1866 il governo centrale ha sistematicamente combattuto, non soltanto nel Veneto ma in ogni regione d’Italia, le identità regionali. Le resistenze sono state modeste, ogni lingua e cultura si è inchinata di fronte al prevalere del toscano, chiamato italiano, insegnato e imposto a scuola, dove chi parlava la sua lingua regionale veniva punito, spesso ridicolizzato.
Naturalmente, alcune lingue che erano state utilizzate nell’ambito di stati regionali hanno resistito meglio e più a lungo al tentativo di cancellarle. Pensiamo al napoletano, al siciliano, al veneto. Comunque è un fatto che molti popoli nello spazio di un secolo hanno dimenticato la loro identità, la loro lingua, la loro cultura, anche perchè hanno cancellato dalla memoria la propria storia. Questo è successo, almeno in parte, anche nel triveneto. E non parliamo di Nordest, per favore, non utilizziamo questo neologismo povero e incolore!
E’ giunto il momento di riacquistare la memoria. A questo scopo dobbiamo fare un paziente lavoro di certosini, riscrivere la storia, reintrodurre, affinchè non muoia, l’insegnamento della lingua veneta, dopo avere approntato delle grammatiche standardizzate e pubblicato dei vocabolari. Ma tutto questo, ripeto, deve accompagnarsi ad una riscoperta della storia, ed è appunto quanto fa, in queste pagine Ettore Beggiato.
Questo significa essere contro l’Unità del Paese? Certamente no. Per quel che mi riguarda sono federalista ma anche europeista convinto. Dunque, Stati Uniti d’Europa, una seconda camera delle regioni i cui rappresentanti siano eletti direttamente dalle regioni d’Europa, l’insegnamento obbligatorio dell’inglese in tutta l’Unione europea e delle lingue regionali nelle regioni che ne posseggono una.
Per l’Italia anche una struttura federale degna di questo nome.

www.ettorebeggiato.org

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Ott 28

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