Ago 21


BARI - Bossi vuole sostituire l’Inno di Mameli con «Va’ pensiero»? Al Sud c’è chi risponde proponendo il boicottaggio commerciale. «Non comprate i prodotti della Padania». Questo l’appello che il presidente del movimento Io Sud, la senatrice Adriana Poli Bortone, rivolge ai meridionali dopo le recenti uscite della Lega.
REAZIONE O PROVOCAZIONE? - La reazione dell’ex esponente di Alleanza nazionale è molto dura: a suo avviso i leghisti non hanno ancora abbandonato l’idea della secessione. «Se Bossi insiste con la cancellazione dell’Inno di Mameli e la divisione dell’Italia - sottolinea Poli Bortone - come presidente di Io Sud lancio l’appello a tutti i meridionali, quelli che vivono al Sud, ma anche a quanti vivono nel resto d’Italia, a non acquistare prodotti della Padania fino a quando non tornerà la ragionevolezza e quindi un’Italia federale all’interno di una Nazione unitaria».
LA REPLICA DELLA LEGA - «La mia personale conoscenza e stima dei popoli meridionali del nostro Paese è tale da non dubitare che le farneticazioni di Adriana Poli Bortone cadranno nello stesso vuoto che le ha generate. Invitare chiunque a non utilizzare i prodotti del Made in Italy è grave, ma è delirante se a farlo è un ex Ministro dell’agricoltura». Così il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, commenta la proposta della senatrice Adriana Poli Bortone di non comprare i prodotti del Made in Italy. «È pur vero che il suo mandato - ha aggiunto Zaia - è corso via senza che alcuno se ne avvedesse, ma era da augurarsi che un filo di responsabilità servisse a tenere insieme il pensiero debole della signora in questione». «Sui prodotti degli agricoltori italiani, a Nord come a Sud, non si scherza: chi lo fa, se ne deve assumere tutta la responsabilità davanti all’intero comparto e davanti ai singoli produttori. Se poi il motivo di tanta presunzione è montare una polemicuzza male assortita e peggio informata, è evidente che la signora non sa quel che dice». «La ricordiamo, unica nella maggioranza, a sostenere un voto negativo che riguardava il bene dell’agricoltura italiana. La ricorderemo, unica eletta nella maggioranza, ad auspicare il boicottaggio del Made in Italy. Siamo certi - ha concluso il ministro - che una risata, dalle Madonie alle Dolomiti, sarà la risposta del mondo agricolo a tanta irresponsabilità».
LA SENATRICE MARAVENTANO: NOI DIFENDIAMO IL MADE IN ITALY - «Ricordo alla mia collega Poli Bortone che l’unico partito che si è battuto per la tutela del Made in Italy è stata la Lega Nord. Se lei chiede di non comprare prodotti della Padania, prego si accomodi, vuol dire che riconosce una realtà! Inoltre, ricordo alla mia cara collega, che fino a qualche mese fa non la pensava proprio così». Lo dice la senatrice della Lega Nord, Angela Maraventano, commentando la proposta di boicottaggio venuta dalla collega del Pdl Adriana Poli Bortone. «Io prima di tutto sono lampedusana, poi siciliana e italiana, in questo ordine - sottolinea Maraventano - mai mi sognerei di dare consigli del genere. È come se i prodotti pugliesi, appunto tra le eccellenze del Made in Italy, non li comprasse più nessuno. È una assurdità». Quanto all’inno, «Bossi è stato chiaro - aggiunge la senatrice leghista - il «Va’ Pensiero» lo emoziona come emoziona tanti che lo ascoltano nei suoi comizi. Personalmente andrei a cantarlo pure con il coro e l’orchestra Filarmonica di Berlino. L’Inno di Mameli non c’entra nulla». «Meno male che - conclude - c’è la Lega a pensare al mondo del lavoro e a far ripartire l’economia, altrimenti…».


Fonte:Corrieredel Mezzogiorno del 17/08/2009

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LECCE - «Non paga dell’imbarazzo in cui ha messo parte importante dei produttori meridionali e della stessa politica antigovernativa, la senatrice Poli Bortone insiste nelle sue scelleratezze. Che, come sempre, sono venate dalla più totale non conoscenza dei fatti e delle leggi». Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia commenta, in una nota, le dichiarazioni della senatrice Adriana Poli Bortone, che ha nuovamente invitato a boicottare il Made in Italy prodotto nel Nord Italia, con alcune dichiarazioni: «Bene avrebbe fatto il ministro - ha detto la leader di Io Sud - a spiegare i motivi per cui ha impegnato notevoli fondi comunitari per l’acquisto esclusivo di parmigiano reggiano, così come bene avrebbe fatto ad indagare sulle truffe delle cooperative zootecniche del Nord, di cui si è avuto solo una rapida fugace notizia (figuriamoci se fosse accaduto al Sud!)».

La risposta di Zaia non si fa attendere: «A proposito dell’acquisto di parmigiano reggiano e Grana padano per gli indigenti, la senatrice non sa che ad impedire uguale operazione per l’olio d’oliva, non è stata certamente la mia presunta disaffezione alle ragioni dei produttori di olio, ma la normativa europea, che Poli Bortone dovrebbe conoscere, come persona che ha frequentato l’Europa, seppur distrattamente». Zaia risponde a Poli Bortone anche sul Made in Italy, e osserva che «solo una sconsiderata superficialità può accostare un tema prettamente economico all’Inno di Mameli e all’uso delle bandiere regionali. Sarei curioso di sapere se la bandiera del Comune di Lecce, che lei ha così a lungo guidato, garrisce dal balcone del municipio a fianco di quella italiana». Infine: «Quanto alla mia legittimazione a parlare come Ministro, essa deriva dal voto del popolo, non certo dalle ubbie ferragostane di una senatrice in cerca d’autore».

Fonte: Corriere del Mezzogiorno 20 agosto 2009

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Ago 21


di Nicola Tranfaglia - 20 agosto 2009

Droga, estorsioni, usura, riciclaggio, controllo del più grande mercato ortofrutticolo d’Italia ma il premier dice che in Comune tutto va bene.

Il mancato scioglimento del comune di Fondi, in provincia di Latina, a due passi da Roma, è senza dubbio lo scandalo più importante sui rapporti tra le associazioni mafiose e la maggioranza elettorale che fa capo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ed è auspicabile che, su una vicenda di così grande importanza, le forze dell’opposizione siano unite e costringano il governo e il Consiglio della Magistratura a procedere il più presto possibile alla bonifica di quel territorio dall’oppressione mafiosa.
Fondi è un comune di oltre trentamila abitanti ed è sede del più grande mercato ortofrutticolo di Italia, con un giro annuale di fatturato che supera un miliardo di euro. Nella zona operano da anni la ‘ndrangheta calabrese con il clan Tripodo e la famiglia D’Alterio ma sono presenti anche gruppi legati alla camorra dei Casalesi e a Cosa Nostra siciliana. Le attività delle associazioni mafiose vanno dagli affari agricoli legati al Mercato, al traffico di stupefacenti (cocaina ed eroina), alle estorsioni ai danni di imprese funerarie e di pulizia, agli appalti pubblici, al riciclaggio di denaro, all’usura. Notizie precise su questa situazione erano già presenti nella relazione della commissione Antimafia approvata nella XV legislatura dalla maggioranza di centro-sinistra ma sono state ignorate in questa successiva legislatura dominata dal centro-destra berlusconiano.
Il 6 luglio con l’operazione «Damasco» sono finiti in manette gli uomini del clan Tripodo, l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Forza Italia Izzi, il capo della polizia municipale Dario Leone, il suo vice Pietro Munno, il dirigente dell’area lavori pubblici del Comune di Fondi Mario Renzi, il funzionario del settore Bilancio Tommasina Biondino e l’imprenditore immobiliarista Massimo Di Fazio. Ma la cosa più grave è che, ormai da un anno e mezzo, la direzione distrettuale antimafia di Roma aveva avviato l’operazione Damasco, segnalando la presenza delle tre associazioni mafiose nel comune e, in data 8 settembre 2008, il prefetto di Latina Bruno Frattasi, sulla base delle risultanze di una Commissione di Accesso nominata per approfondire l’esame della situazione, ha chiesto al ministro degli Interni di procedere allo scioglimento dell’amministrazione del comune di Fondi in base all’articolo 143 del Testo unico degli Enti Locali (Tuel).
Il prefetto, nella relazione al ministro, è stato chiaro: «Il comune di Fondi - ha scritto - mantiene comportamenti che si riflettono nelle scelte politico-amministrative dell’ente di indubbia gravità, dimostrando un’allarmante insensibilità verso l’esigenza di una corretta e trasparente azione che dissolva il sospetto di porsi al servizio di interessi di tipo criminale in ciò dimostrandosi oggettivamente collusiva. È per questo che lo scrivente, nell’avanzare la proposta formale di scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi per accertati elementi di infiltrazione malavitosa, sentiti i rappresentanti delle Forze di Polizia nell’odierna Riunione Tecnica di Coordinamento, è in procinto di valutare, data l’oggettiva gravità del quadro che reca in re ipsa ragioni di urgenza, la necessità di sospendere il consesso consiliare ai sensi dell’articolo 143 e 5 del Tuel».
Lo scioglimento, come è noto, deve essere deliberato dal Consiglio dei ministri ma soltanto nel luglio 2009 è stato sottoposto dal ministro degli Interni alla decisione che è stata sempre rinviata per intervento del presidente del Consiglio Berlusconi che il 23 luglio e il 31 successivo si è opposto allo scioglimento.
Di fronte a un simile atteggiamento il sindacato nazionale dei prefetti e dei funzionari di prefettura ha ritenuto necessario prender posizione con chiarezza a fianco di Frattasi e dunque in polemica oggettiva con le scelte compiute fino ad oggi dal governo Berlusconi. «Ha suscitato vivo stupore l’ennesimo rinvio del Consiglio dei ministri del 31 luglio scorso dello scioglimento del Consiglio comunale di Fondi dopo un anno dalla proposta del prefetto di Latina con ben due relazioni di accesso e la proposta del ministro degli Interni di febbraio 2009», ha dichiarato il presidente del sindacato Forlani
Negli ultimi mesi l’Italia dei Valori, con il senatore Stefano Pedica, ha interpellato in maniera assidua il governo perché procedesse allo scioglimento del Comune e l’on. Sesa Amici del Pd ha presentato un’interrogazione al ministro Maroni. Ma tutto è stato inutile: il governo Berlusconi difende l’amministrazione di Fondi malgrado sia ormai evidente che lo scandalo è grande e sempre più grave per chi sostiene di voler mandare avanti «l’esercito del bene contro quello del male». A meno che si pensi che sia quello mafioso l’esercito del bene…

Tratto da: l’Unità

Fonte:Antimafiaduemila

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Ago 21

Aprilia, gennaio 2007: 6.000 persone decidono di resistere alla privatizzazione dell’acqua, gestita da quattro anni dalla multinazionale Veolia. Manaus, agosto 2005: 400.000 persone sono senz’acqua, dopo cinque anni di servizio privatizzato, gestito dalla multinazionale Suez. Lucrare sull’acqua significa togliere ogni speranza, significa uccidere il futuro.

Tratto dal documentario “L’acqua invisibile”, di Astrid Lima e Andrea Palladino, produzione Liblab (www.liblab.it)

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Ago 21


Di Michele Altamura

Dietro la più grande recessione di tutti i tempi in realtà vi è un processo di riprogrammazione dell’economia mediante la “dematerializzazione” dei processi produttivi e dei servizi. Nel tempo sono stati attuati processi di e-government, di digitalizzazione dei dati, ma anche di interpretazione dei processi di lavoro mediante dei software che hanno cambiato il modo di lavorare. Come sappiamo, ogni cambiamento dell’economia ha causato eventi traumatici, da anni di forte depressione che sono poi sfociati in rivoluzioni e guerre. Questa però sarà la prima rivoluzione senza gente nelle piazze,silenziosa ed inesorabile.

Potreste rimanere senza parole se pensaste, per pochi istanti, che dietro la più grande recessione di tutti i tempi vi è un processo di riprogrammazione dell’economia mediante una chirurgica “dematerializzazione” dei processi produttivi e dei servizi. Sono parole queste spesso sconosciute ai mezzi di comunicazione di massa, ma in realtà sono le nuove colonne, il nuovo paradigma di questa nuova società futuristica della informazione. Quello che sembra un semplice processo di “trasformazione” di un documento materiale in un codice elettronico che lo rende immediatamente riconoscibile da un software, è invece un vero e proprio concetto che è stato applicato in questi anni a molti settori, senza nessun limite. Nel tempo sono stati attuati processi di e-government, di digitalizzazione dei dati, ma anche di interpretazione dei processi di lavoro mediante dei software, costruiti allo scopo di emulare l’elaborazione dei dati che fa il cervello umano. In questo modo sono stati creati programmi che sostituiscono perfettamente il lavoro dei cassieri delle banche mediante l’e-bank, che permettono di organizzare la logistica delle merci, le fasi produzione in una catena di montaggio, ma anche che consentono di creare a loro volta dei software. Ogni settore economico è stato “supportato” da un processo elettronico che ha ridotto sensibilmente la necessità di impiegati e di lavoratori. La disoccupazione può essere una delle prime ed importanti conseguenze che la dematerializzazione ha sulla nostra economia, la quale in maniera anche impercettibile è gradualmente cambiata, sino a diventare come la conosciamo oggi, caratterizzata dalla comunicazione istantanea e dallo scambio immediato delle informazioni.

Lo abbiamo definito progresso, infatti, ma non sappiamo con certezza se si avrà una reale evoluzione della società e degli uomini, e se in realtà non saremo ancora più ingabbiati in questi meccanismi regolati da macchine e programmi costruiti al di sopra della legge. Questo perché nessun ente pubblico, o legge, o Costituzione ha fornito gli strumenti per garantire la certificazione e l’attendibilità dei documenti o dei processi, se non delle strutture private che hanno imposto le loro regole. È stato dunque un grande errore non prestare maggiore attenzione alla creazione delle banche dati, all’installazione di un sistema elettronico o al rispetto della privacy e dei diritti umani. Tutto è stato rinviato ad un futuro prossimo, nella convinzione che l’uomo avrebbe ancora avuto la possibilità di decidere della propria vita e dettare delle leggi nei confronti di strutture che, nel frattempo, si sono create da sole, in piena autonomia, con una vita ed un ecosistema proprio, e la loro forza è stata proprio l’essere “invisibile” agli occhi della giustizia o dei Governi. Grazie a questa invisibilità sono diventate delle multinazionali, poi delle società globalizzate, ed infine superiori agli stessi Stati, tagliando i Paesi trasversalmente e dividendo i popoli non per lingua o per religione, ma per cyberspazi.

Da tempo parliamo di queste tematiche, usando parole come “disumanizzazione”, “virtualizzazione” e “crimine invisibile”. Ebbene oggi abbiamo dinanzi ai nostri occhi le prove evidenti che quanto dicevamo si sta realizzando, e la nostra “trappola d’oro” è già scattata inesorabilmente. Per esempio, tutti infatti conosciamo Facebook, un fenomeno definito “social-network” ma che noi preferiamo chiamare “società dematerializzata”, in quanto ha creato uno specchio della società in formato digitale, ingannando le persone e inducendole a dare la propria vera identità. Ebbene, al World Economic Forum di Davos, i fondatori di Facebook, parlando proprio di questa “crisi globale”, hanno annunciato che presto venderanno la propria banca dati di utenti alle società di marketing e di ricerche di mercato. Per la sua struttura, Facebook fornisce una mole di dati non solo in termini di dati personali degli utenti (generalità e residenza) ma anche per i gusti, gli interessi, l’istruzione e la professione, aprendo una finestra diretta per ogni tipo di sondaggio. La società ovviamente è assolutamente autorizzata da tutti i suoi iscritti a utilizzare quei dati, avendo accettato il contratto - pena la mancata iscrizione - che permette alla piovra Facebook di utilizzare tali informazioni per scopo di lucro. Se facciamo un po’ i conti, Facebook ha 150 milioni di iscritti (150 lingue da 170 nazioni), e solo l’Italia mette 5 milioni di utenti, quanto è disposta a pagare una società per avere questi dati?
Se questo esempio non vi convince sull’esistenza di un crimine che tanto “invisibile” non è, parliamo del caso di Monster.com, uno dei portali più grandi della rete nel settore della ricerca del lavoro, il cui database è stato violato da un “attacco pirata”, che ha sottratto dai suoi server le informazioni relative a milioni di iscritti. Si tratta di milioni di numeri di telefono e di indirizzi di posta elettronica. Stranamente, insieme a Monster.com viene colpito anche USAJobs.gov, la cui base di dati viene gestita in parallelo dagli stessi server. Quali sono dunque le garanzie a tutela dei nostri dati in un sistema ormai totalmente nelle mani di entità private, che giocano sull’invisibilità della propria struttura.

È chiaro che costruendo globalmente un sistema unico sarà possibile porre fine totalmente alla politica economica degli Stati, anche l’azione dei Governi sarà vana se ogni cittadino deciderà di autogestirsi all’interno di un cyberspazio. A questo punto entreremo a far parte di uno pseudo-socialismo dove tutti I documenti non saranno neanche più materiali, e si venderanno semplicemente delle certificazioni, insomma “il nulla”, aria fritta. Il certificato, naturalmente, non è altro che una cosiddetta macchinetta mangia soldi, un’usura del tempo, che ci impone di pagare continuamente. Mentre ogni individuo dovrà necessariamente avere un posto telematico certificato, come una residenza digitale, vi saranno dall’altra parte delle entità che guadagneranno dalla semplice esistenza, o transito, di un utente sul proprio “territorio”. Sarà anche tutto giusto, e dettato dall’esigenza di far progredire la società - ed infatti nessuno dice che questi strumenti non sono necessari - tuttavia il metodo con cui viene implementato è altamente discutibile, in quanto non si vedono affatto delle istituzioni. Non esiste infatti un’autorità certificatrice perchè lo Stato stesso non ha un certificato e non li vende, bensì li compra da privati, senza avere alcuna garanzia che questi non abuseranno della loro posizione di monopolista incontrastabile. Ecco che l’ombra delle crisi finanziare sembra un pretesto, un evento eclatante e scioccante volto esclusivamente ad attuare dei provvedimenti poco consoni e che diversamente non sarebbero mai accettati dalle persone. Nella storia, ogni cambiamento dell’economia ha causato eventi traumatici, anni di forte depressione che sono poi sfociati in rivoluzioni e guerre.

Questa però sarà la prima rivoluzione senza gente nelle piazze, perché la riprogrammazione dell’economia è studiata in maniera tale da creare una confusione tale da rendere “impotenti” persino le proteste. Le masse sono state rese inerti grazie alla grande propaganda della crisi globale che ha vanificato ogni tipo di contestazione, non essendovi in effetti un responsabile o un nemico da combattere. Le imprese che non pagano i propri operai daranno facilmente la colpa alle banche che hanno tagliato le linee di credito, mentre queste a loro volta daranno la colpa alla crisi finanziaria, mentre le Banche Centrali diranno che la responsabilità è dei gruppi finanziari che hanno fatto speculazioni, ed infine i Governi puntano il dito sui privati. In questo labirinto potremo girare delle ore per cercare un colpevole, perché in realtà non esiste se è il sistema stesso, su cui tutti viaggiamo, a cambiare. Cambiano i sistemi per Banche, Governi ed imprese, e così ogni singolo individuo subisce il contraccolpo. Quando finirà la crisi, potremmo dire di essere entrati nella società della dittatura dell’immateriale, e a sopravvivere saranno solo coloro che sono in grado di produrre e scambiare qualcosa di materiale, che non sarà distrutto e cancellato dalla dematerializzazione e che potrà essere ancora usato in futuro per produrre e scambiare valore.

Fonte:http://www.rinascitabalcanica.com/

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Sep 07

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Ago 21

Mafia schifezza e malattia chist è stat ‘o prezz che ha pavat ‘a terra mia !

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Ago 21


19 agosto 2009 - inviato da Libero Tassella
Di seguito troverete una lettera che in maniera concisa fotografa l’esistente. Diffondiamola nella rete, ma soprattutto sulla stampa, vi invito a tradurla e a inviarla ai giornali degli altri paesi, ai politici e alle istituzioni locali. Vi chiedo comunque di farla circolare anche come lettera ai giornali. Sta passando sotto silenzio, cari lettori, uno dei fatti più gravi della storia repubblicana di cui il fenomeno dei licenziamenti è un brutale effetto derivato, la dismissione della scuola pubblica statale, un grave attacco alla scuola nazionale, per reintrodurre localismi, egoismi, anacronistiche divisioni tra Nord e Sud.

Le esternazioni di Bossi e della Lega nonché quelle del ministro Gelmini ci lasciano sconcertati, mentre, sotto i nostri occhi, si sta compiendo la rottamazione del personale docente, uomini e soprattutto donne che dopo anni di studio, concorsi superati, titoli acquisiti, esperienze maturate, sfruttamento pluriennale sempre con stipendio iniziale in zone disagiate, in scuole di frontiera, sacrifici familiari, ora conosceranno la disoccupazione, l’avvilimento e la disperazione, in un paese che sta scivolando verso l’ignoranza e la barbarie che avrebbe bisogno di loro: di conoscenza, di cultura, di cittadinanza, di scuola. Di seguito la lettera.

Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.

Fonte:OrizzonteScuola.it

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Ago 21

Non viene teorizzato negli articoli sottoriportati quello che si troveranno a subire gli studenti e insegnanti meridionali o figli di meridionali al nord nel prossimo anno scolastico.
Con questa recrudescenza di “lombrosismo” il futuro si presenta a tinte fosche… L’ennesima conferma che questo governo, di cui è parte attiva l’MPA , stà portando avanti, a tutti i livelli, una politica antimeridionale come non se ne vedeva da anni…


di Pietro Ancona

Non è possibile che gli studenti del Sud siano più bravi di quelli del Nord. Se risultano più bravi è evidente che hanno barato, hanno adottato comportamenti “opportunistici”, hanno copiato, sono stati aiutati da professori meridionali come loro e desiderosi di non fare cattiva figura, insomma dal momento che sono meridionali e figli di meridionali e sono stati educati in scuole meridionali debbono necessariamente essere meno bravi dei loro colleghi studenti del Nord. Pertanto si adottano misure in sede di valutazione dei compiti che li riportano al loro livello reale.

Insomma se lo studente del Sud merita nove io gli tolgo due o tre punti con il fuzzy logic (mi sono informato: vuol dire logica dell’incertezza, un sistema inventato qualche decennio fa da un ingegnere per dare una spiegazione alla manipolazione della verità accoppiato con hard clustering). Due espressioni inglesi che ti incutono soggezione ma che servono soltanto ad imbrogliare le carte, a barare sostenendo di smascherare la frode altrui (indimostrata). In conseguenza delle correzioni apportate dai valutatori. Invalsi con i correttori citati le graduatorie sono state capovolte.

Dove prima erano in testa i meridionali ora primeggiano i settentrionali, immagino con grande soddisfazione dei leghisti di Bossi, di Calderoli, di Maroni che magari si rammaricano di non avere applicato la “correzione fuzzy logic”ai concorsi che sono stati vinti da meridionali che oggi sono presenti in tutti gli uffici del Nord ed infliggono con la loro presenza una intollerabile umiliazione ai cittadini padani che si rivolgono a loro.

Certo nel prossimo futuro avremo oltre al federalismo contrattuale predicato dalla Lega, oltre al federalismo fiscale anche il federalismo concorsuale. Dove non sarà possibile correggere i risultati come si è fatto all’Invalsi, iconcorsi saranno blindati per regione ed i posti destinati solamente ai nativi del luogo. Questa logica potrà in seguito svilupparsi ed essere applicata ai Comuni. Un nativo di Brescia non potrà concorrere per un posto a Milano e viceversa.

La via del federalismo etnico può portare assai lontano ed è viva nella nostra memoria la guerra tra le Repubbliche Marinare e tra città distanti tra di loro magari pochi chilometri. Non fu il sommo Dante a tramandarci la memoria della battaglia di Montaperti che colorò di rosso il fiume Arbia tra senesi e fiorentini e tra guelfi e ghibellini? Il grande Leonardo fece un grande affresco della battaglia di Anghiari purtroppo in gran parte perduto che descrive la carneficina tra fiorentini e pisani.

Insomma al relativismo etnico e geografico non c’è mai fine. Possiamo financo giungere alle “contrade“!!! Il federalismo oggi rivolto a sparare ad alzo zero contro il Sud domani potrebbe anche dividere la padania in tante tantissime piccole medie e grandi padanie in guerra tra di loro…..

Dovevamo entrare nel ventunesimo secolo per raggiungere queste vertiginose altezze della politica italiana!

Con la graduatoria Invalsi l’inferiorità del Sud viene definitivamente conclamata. Non avrà alcun valore il risultato “reale” dal momento che una analisi matematica e magari antropologica complessa del titolare del risultato deve necessariamente dare un risultato negativo se questo è nativo del sud o anche figlio e nipote di meridionali. Siamo al ridicolo, al grottesco, al surreale, all’inverosimile. Ma i regimi fascisti hanno avuto, hanno ed avranno sempre questi ingredienti di ridicolo dal momento che la verità è soltanto quella che desiderano gli oligarchi, gerarchi che ci comandano.

Fonte:Sinistra e libertà
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I vostri figli avranno tutti 10 in pagella, grazie all’INVALSI e alla legge Aprea

… Ma saranno i più ignoranti del mondo! Ecco come sèguita il titolo del post. E non è uno scherzo.Da qualche anno nella scuola c’è un temibile virus. Questo virus, pressoché invisibile, si chiama INVALSI.

Ufficialmente, l’INVALSI è un Istituto nazionale preposto alla valutazione degli studenti italiani. L’INVALSI, controllato dal Ministero della Pubblica Istruzione, è entrato nelle scuole di soppiatto, lemme lemme, quasi innocentemente, per somministrare in sede d’esame due prove scritte (italiano e matematica) uguali per tutti gli studenti italiani.

Per inciso, in passato molti insegnanti e istituti scolastici si erano opposti a questa somministrazione, forse fiutando quello che andremo a dirvi e che succederà a breve nelle scuole italiane.Come tutti gli Istituti, anche l’INVALSI possiede norme interne e norme da far rispettare all’esterno, in questo caso alle scuole.

Le norme che l’INVALSI ha definito per il ‘bene’ delle nostre scuole, sono state redatte da tre speranzosi insegnanti: Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini.

Il loro testo chiarisce finalmente il vero scopo di questo INVALSI.

Si tratta di una valutazione dei docenti, non degli studenti! Ma in che modo verranno valutati i docenti? Non certo per le loro già acquisite competenze, figuriamoci! Essi verranno valutati in base alla discrezionalità del preside (ma non solo).

L’INVALSI va a sposarsi perfettamente con il PDL Aprea, fornendo il meccanismo perfetto e aberrante per trasformare le scuole pubbliche in aziende e riformando lo stato giuridico degli insegnanti. Infatti, a giudicare i docenti non sarà soltanto il preside, ma una commissione formata da persone anche esterne al mondo della scuola e che costituiranno un vero e proprio Consiglio di amministrazione che sostituirà il tradizionale e sacro Consiglio di Istituto.

Tutto viene mascherato con quello che, secondo l’INVALSI, dovrebbe essere una semplice valutazione dei singoli istituti, ma i contenuti del testo dei succitati professori, sono a dir poco inquietanti. Prendiamo alcuni stralci e spieghiamoli:

- L’autonomia decisionale delle scuole dovrà occuparsi della gestione delle risorse umane ‘di pari passo con la definizione di un sistema di valutazione che permetta di misurare i risultati ottenuti…’In pratica il testo introduce subito l’aspetto dell’azione valutativa nei confronti delle risorse umane (non dei saperi degli studenti).

- Verrà costituito un ‘ranking provinciale, regionale e nazionale rispetto a tutte le scuole o alle scuole dello stesso tipo, costruito sulla base della media o della mediana dei risultati dei rispettivi studenti’.

Cioé, si prendono i voti degli studenti di una singola scuola, si fa una media, il risultato andrà in una graduatoria che connoterà quella singola scuola.

- ‘…sarà possibile studiare se e come collegare i risultati della valutazione a misure di natura premiante o penalizzante per i budget delle singole scuole’.

Se il risultato della media dei voti degli studenti è bassa, la scuola verrà penalizzata dal taglio (ulteriore) dei fondi ad essa destinati.- per assicurare alle scuole la necessaria autonomia il Miur dovrà affrontare i seguenti nodi:
a) Reclutamento e rimozione dei presidi sulla base della performance ottenuta.
b) Reclutamento e rimozione degli insegnanti…

Immaginate le pressioni dei presidi sui docenti, al fine di ottenere buoni voti sulle pagelle.

Immaginate anche in che modo i presidi recluteranno gli insegnanti (in barba alle graduatorie).
Va da sè che, già in questo modo, l’impianto aziendale delle scuole è pienamente raggiunto.

Ma non è ancora tutto!

Il testo dell’INVALSI chiarisce che ogni docente sarà monitorato in base ai voti che i suoi singoli studenti riportano della sua materia.
Se i voti sono bassi, non vuol dire che il ragazzo non ha studiato, ma che il docente non è preparato. Indovinate un po’, questi docenti, per 1200 euro al mese, che tipo di voti registreranno, da adesso in poi, anche sulle pagelle dei più ignoranti?

Per leggere altri deliranti stralci del testo QUI

Valentina Aprea (Pdl)

Due genitori contestano la schedatura INVALSI

Fonte:Italianiimbecilli

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Ago 21

Intervista sul fenomeno dei suicidi per usura con il presidente Snarp Prof. Francesco Petrino nella trasmissione satellitare Italia più, e al dilagante comportamento sempre meno etico degli istititi di credito e della malagiustizia in Italia

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Ago 21


Di Dora Quaranta - 18 agosto 2009
Roma. “Diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale di Fondi sia stato toccato da un avviso di garanzia e sembrava strano che si dovesse agire con un intervento come quello dello scioglimento del consiglio comunale”.

Lo ha affermato il 15 agosto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa al termine del vertice sulla sicurezza al Viminale. La gravità di tale affermazione è stata sollevata da più parti. A maggior ragione per essere stata pronunciata proprio alla presenza del ministro Maroni che da febbraio di quest’anno ha avanzato la proposta dello scioglimento di Fondi per infiltrazioni mafiose.
In una nota diramata dall’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio si legge che la vicenda riguardante Fondi sarà prossimamente all’esame del Consiglio dei Ministri. Il ministro Maroni intanto, essendo entrato in vigore il Disegno di Legge Sicurezza che introduce nuove procedure, ha chiesto una nuova istruttoria da parte del Prefetto competente, “così da essere pronti a presentare una relazione sull’argomento – ha detto - per la prima o per la seconda riunione del Consiglio dei Ministri”. Ma nelle norme del pacchetto Sicurezza, ha replicato il capogruppo Pd in Antimafia, Laura Garavini, “non c´è mai scritto che per sciogliere un consiglio comunale qualche amministratore in carica debba essere raggiunto da un avviso di garanzia. La legge sullo scioglimento, infatti, è preventiva rispetto all´azione penale”. Il leader dell´Idv Antonio Di Pietro ha ricordato al presidente del Consiglio che “altri due comuni, Fabrizia e Vallelunga Pratameno, sono stati sciolti dal governo per gli stessi motivi di Fondi”.
Ad attestare le infiltrazioni di Camorra e ‘Ndrangheta nelle attività commerciali di Fondi, sede del Mof il più grande mercato ortofrutticolo d’Europa, vi sono le 500 pagine della relazione del prefetto Frattasi, integrate da 9 faldoni di documenti, le rivelazioni di Riccardo Izzi, ex assessore ai lavori pubblici del comune, le migliaia di pagine delle inchieste «Damasco 1» e «Damasco 2», gli arresti del 6 luglio scorso di diciassette persone, tra cui il capo della Polizia Municipale, Dario Leone ed il suo vice Pietro Munno.
I toni della polemica si sono fatti più accesi essendo trapelata la notizia che nella relazione prefettizia si fa riferimento agli interessi di due politici del Pdl, il senatore Claudio Fazzone (che proprio nei giorni scorsi ha chiesto «una commissione d´inchiesta sull´operato del prefetto») e dello stesso sindaco di Fondi Luigi Parisella. Fazzone e Parisella sono soci nella srl Silo e sarebbero stati avvantaggiati da una variante al piano regolatore votata dallo stesso sindaco.
Luigi de Magistris, europarlamentare dell’Italia dei Valori, ha dichiarato urgente indire proprio davanti al mercato del Mof una grande mobilitazione democratica a sostegno del lavoro svolto dalla Prefettura di Latina e della lotta contro la criminalità organizzata.
“E’ ovvio – ha detto de Magistris - che il governo non voglia sciogliere il comune di Fondi: personaggi di primo piano della maggioranza e dell’esecutivo, compreso il presidente del Consiglio, sono infatti intervenuti a difesa della criminalita’ e della sua capacita’ di infiltrarsi nell’amministrazione locale. Tutti pronti a stringersi attorno, tra l’altro, al senatore Fazzone del Pdl, gia’ collaboratore stretto, da quello che si legge sulla stampa, del vice-presidente del Csm Mancino (quest’ultimo non troppo fortunato in quanto a collaboratori: si veda anche la vicenda dei suoi rapporti in Calabria con Saladino)”.
E’ intervenuto nella vicenda Fondi anche il Sinpref (Associazione sindacale dei funzionari prefettizi) denunciando che “mai prima d’ora lo scioglimento di un ente locale era stato rinviato per motivi tecnico-giuridici o comunque attinenti al merito della proposta fondata su elementi di fatto già rigorosamente accertati e documentati dal prefetto”.

ARTICOLI CORRELATI: - Nel Cdm chi ha interesse a tutelare l’amministrazione di Fondi - di Dora Quaranta

Fonte:Antimafiaduemila

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Ago 21

Con la nuova legge, nel 2010 i comuni saranno obbligati a mettere sul mercato i servizi pubblici ed enti privati potranno entrare quindi nella gestione dell’acqua. E’ un argomento delicato, perché l’acqua non solo è un bene indispensabile, ma non è frutto del lavoro di nessuno: eppure continuiamo a pagare se la consumiamo.

Ci sta bene il fatto che paghiamo per la gestione, ma pagare l’acqua in se stesso è un paradosso. Se questa finisce nelle mani di privati, succede il finimondo. Vi proponiamo di rivedere insieme a noi questi dieci minuti di video inchiesta della trasmissione Exit di La7, dove viene descritta la situazione nei comuni dove le aziende private hanno ottenuto in gestione l’acqua.

Anche quando i cittadini hanno consumato meno, si sono ritrovati a pagare l’acqua carissima. Il perché ce lo spiegano con semplicità: l‘azienda deve avere dei ricavi stabiliti per legge. Il sogno di ogni imprenditore.

Fonte:Money Blox

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Ago 21

Ci troviamo sulla zona 167 nuova, strada per Francavilla.

I tre cartelli di toponomastica (posizionati in modo da formare un triangolo, praticamente gli uni a poca distanza dagli altri) recano, su targa in ceramica, il nome di Pier Paolo Pasolini (che non ha bisogno di presentazioni) e di Angelo Fago (sindaco comunista del passato di Grottaglie). La targa in materiale povero e improvvisato reca, invece, il nome di Ciro Fanigliulo, insigne pittore grottagliese, altrimenti conosciuto col nomignolo di “Lu Milordu“.

Ora… si potrebbe pensare che la targa in materiale improvvisato sia quella più recente e invece no. La targa della via dedicata a Ciro Fanigliulo è antecedente alle altre due. Come mai allora questa forma di incuria per il pittore grottagliese e tanto zelo per il sindaco comunista e il compianto Pier Paolo Pasolini? Forse che non erano tutti e tre, ciascuno a suo modo degni di una targa consona? Forse che non sono tutti e tre passati a miglior vita dove non dovrebbero più esserci distinzioni? E nel momento in cui, a qualsiasi titolo, si decide di dedicare una via a qualcuno non bisogna forse adoperarsi perchè il risultato sia omogeneo e dia lustro tanto a coloro cui la via è dedicata che alla stessa zona dove questa via insiste, nonchè alla città stessa? Ma ci vuole tanto per capirle queste cose? Cosa aspetta il comune di Grottaglie, che si faccia una colletta tra i cittadini per dare anche a Ciro Fanigliulo l’onore di una targa in ceramica?

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Ago 21

Le associazioni dei consumatori non ci stanno a far pagare ai consumatori italiani il mancato rispetto degli impegni previsti dal protocollo di Kyoto.
“Non si capisce perche’ debbano essere ancora una volta le famiglie in gravissima crisi”, dichiarano Adusbef e Federconsumatori, “gia’ oberate di bollette elettriche gonfiate da oneri di sistema e gravi fiscali superiori al 22,2%, a dover pagare i ritardi del protocollo di Kyoto, con un aggravio sulla bolletta da 30 a 40 euro ogni nucleo famigliare”.
Le due associazioni chiedono l’intervento del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, che e’ anche il presidente pro-tempore del Consiglio Nazionale dei Consumatori ed Utenti (CNCU): “Invece di dare per scontata la ricaduta di ulteriori oneri sulle tasche dei cittadini e di famiglie stremate ed impoverite da politiche economiche che hanno devastato i redditi, con affermazioni di “inevitabili impatti sulle tariffe”, Saglia si adoperi per evitare che, oltre ai danni ambientali subiti dai ritardi, i consumatori subiscano l’ennesima stangatina tariffaria pari a 555 milioni di euro nel 2010, che diverranno 840 milioni nel 2012, con un impatto a famiglia pari a 30 euro nel 2010, e destinato a crescere a 40 euro circa nel 2012″.
Sulla stessa linea anche Adiconsum, che per voce del suo presidente, Paolo Landi, non ha dubbi: “I consumatori non possono essere responsabili per il mancato rispetto del Protocollo, siano le imprese a pagarne i costi”.
Secondo Adiconsum, dunque, le responsabilita’ vanno ricercate in primis tra le imprese, e in secondo luogo nel mancato controllo da parte del Governo. “Erano impegni noti e quindi non sono accettabili giustificazioni, ne’ il costo puo’ essere caricato sui consumatori”, ribadisce l’associazione.
“Siano invece i lauti profitti delle imprese elettriche”, conclude, “a pagare il mancato rispetto del Protocollo. E si attivino con urgenza gli strumenti necessari per evitare il ripetersi di tale situazione l’anno venturo”.

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Ago 21

Adusbef e Federconsumatori chiedono che sia sanzionato pesantemente il titolare dello stabilimento balneare di Capri, sorpreso a scaricare rifiuti in mare.
“Non siamo solo indignati”, dichiarano i rispettivi presidenti delle due associazioni, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, “ma siamo anche stanchi che questi veri e propri attentati contro l’ambiente e la sicurezza dei cittadini non abbiano mai un trattamento sanzionatorio penale e civile adeguato”.
Lannutti e Trefiletti si chiedono come mai chi inquina l’ambiente o il cibo non sconti mai qualche tempo “nelle patrie galere”, o come mai “non si tolgano licenze e concessioni”.
“Cosa si fa in merito alla concessione dello stabilimento il cui proprietario ha compiuto tale mascalzonata?”: chiedono Adusbef e Federconsumatori alle istituzioni. E concludono: “Vogliamo immediate risposte in tal senso, ed annunciamo che ci costituiremo parte civile nel processo che si terra’ in proposito”.

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Ago 21

I costumi cambiano, e le donne oggi preferiscono il due pezzi al topless. E’ quanto rileva il Codacons in seguito a una verifica sul campo, ossia sulle spiagge italiane, per accertare quante donne siano in topless e quali costumi preferiscano.
L’indagine, che non ha la pretesa di avere valore statistico, precisa il Codacons, e’ stata compiuta su 40 spiagge sparse sul territorio nazionale, da Nord a Sud, isole comprese. I risultati sono decisamente sorprendenti: i topless sono praticamente spariti dalla circolazione.
Solo l’1% delle donne e’ infatti risultata in topless (non sono state conteggiate le donne che prendendo il sole prone slacciano temporaneamente il reggiseno). Anche le ragazze preferiscono i micro bikini al topless o al nudo integrale: “Non sappiamo se questo dato sia influenzato dalla paura di prendere multe per via delle piu’ disparate ordinanze dei vari sindaci sparsi sul territorio nazionale, o se si tratti di una nuova tendenza”.
Sparito dalle spiagge italiane anche il costume intero, indossato da appena il 5% del campione, contro un 94% che indossava il due pezzi.
“Tra le ragioni certamente influisce il grande caldo”, dichiara il Codacons, considerando che la verifica e’ stata fatta dal 15 al 18 agosto, “e la necessita’ di abbronzarsi in modo piu’ integrale”. Ma una percentuale cosi’ alta, conclude l’associazione, e’ certo anche indice di una moda ben precisa in favore del due pezzi.

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Ago 21

Andare a scuola? Costa caro. E’ questo il responso dell’Adoc, secondo le cui stime il 51% delle scuole secondarie di II grado, ossia gli istituti superiori, sforera’ il tetto di spesa per i testi scolastici fissato dal ministero della Pubblica istruzione.
“Una scuola su due superera’ i tetti”, dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc, “considerando esclusivamente il primo anno di frequenza”.
Nel dettaglio, a costare di piu’ saranno i licei, con una spesa media per il primo anno intorno 335 euro, il 14,3% in piu’ del tetto medio fissato; per gli istituti tecnici la spesa media sara’ superiore del 10,9%; e per quelli professionali il tetto massimo sara’ superato del 9,2%.
Male anche le scuole medie, per le quali, stima l’Adoc, il primo anno costera’ in media 310 euro, l’8,3% in piu’ di quanto previsto dal Ministero.
“La spesa per i libri assorbe circa il 40% dello stipendio medio mensile di un genitore, una cifra importante in un momento di crisi come questo”: commenta Pileri.

Oltre alla spesa dei libri, poi, le famiglie con ragazzi alle prese con gli esami di riparazioni di settembre dovranno affrontare i costi delle ripetizioni private del mese di agosto, in media 307 euro, se si considerano 3 ore settimanali.
“Una spesa necessaria dato l’alto numero di rimandati col debito all’esame di settembre. Ma se a luglio le scuole hanno garantito efficacemente il supporto didattico, lo stesso non si puo’ dire di agosto. Rispetto allo scorso anno e’ un boom, le richieste di aiuto sono aumentate del 60%”: sostiene l’associazione.

Infine, l’Adoc ha monitorato il mercato del corredo scolastico, dei marchi storici e quello dei nuovi personaggi amati dei ragazzi, notando rispetto allo scorso anno un incremento di spesa, per zaini, astucci e diari, dell’1,8%. Pari ad una spesa media di oltre 140 euro.

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Ago 21

L’Italia e’ nella topten negativa europea dei ritardi dei voli: parlano chiaro i dati diffusi da Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza del traffico aereo.
“Sono cosi’ stati smentiti”, dichiara Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum, i dati che le compagnie aeree avevano fornito solo qualche settimana fa, poco prima delle ferie estive”.
Nonostante gli sforzi dell’Enac, prosegue l’associazione, questa e’ stata, ed e’, un’estate piena di trappole e raggiri per i consumatori.
Overbooking, ritardi, perdite di bagagli, voli low cost che vengono pagati cari nonostante le allettanti promesse, le vicende di Myair eTodomondo, sono solo alcune delle vere e proprie “torture” che turisti e viaggiatori hanno subito durante questo periodo estivo, e che Adiconsum immagina aumenteranno durante il rientro di fine mese.
L’associazione chiede per questo un tavolo urgente con i ministeri del Turismo e dei trasporti, unitamente alle Associazioni del settore ed Enac, che affronti e risolva i pesanti disservizi che i consumatori continuano a subire.
“L’Italia non puo’ permettersi il lusso di continui disservizi nel turismo, che rappresenta una risorsa nazionale”: conclude Paolo Landi, segretario generale Adiconsum.

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Ago 21

Meno ritardi per gli aerei in Europa ma non a Roma Fiumicino, primo aeroporto per poca puntualita’ degli aerei al decollo con una media di 20,8 minuti per ogni volo. E’ quanto emerge da un rapporto di Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza del traffico aereo, relativo ai dati del mese di giugno 2009.
La rotta italiana con i voli meno puntuali e’ in particolare la Fiumicino-Torino (seconda in Europa con 25,2 minuti di ritardo in media per ogni volo), ma nella lista delle prime venti ci sono anche la Fiumicino-Palermo (terzo posto), Fiumicino-Malpensa (quarto), Fiumicino-Atene (sesto), e Fiumicino-Catania (decimo).
Nella top-20 degli aeroporti con i decolli meno puntuali anche Pisa (settimo posto), Napoli (sedicesimo), e Torino (diciottesimo). Mentre in Europa i ritardi sono in riduzione: a giugno, rispetto allo stesso mese del 2008, la media e’ stata di 10,4 minuti per i decolli e 10,1 minuti per gli arrivi, in calo del 24-25%.

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Ago 21

Secondo gli ultimi dati Ocse diffusi oggi, nel secondo trimestre del 2009 (aprile-giugno) il prodotto interno lordo dell’Italia ha ceduto lo 0,5% rispetto al trimestre precedente, ed il 6% rispetto al corrispondente trimestre del 2008, contro una diminuzione dello 0,1% trimestrale e il 4,7% della media dell’Unione europea.
E’ quanto comunicano Federconsumatori ed Adusbef, citando anche uno studio Ubs sui prezzi e i salari del 2009 che mette in comparazione, su base globale, il potere di acquisto in 73 citta’ del mondo.
Il risultato? Non e’ certo positivo per l’Italia, perche’ per un milanese ed un romano, gustarsi un Big Mac “costa” in media 27 minuti di lavoro, per chi vive a Parigi 20 minuti, mentre a Londra e Los Angeles il potere d’acquisto dei salari richiede 13 minuti di lavoro, e a Chicago ne bastano 12 minuti.
La conclusione a cui giungono le due associazioni e’ dunque che “l’Italia non sta meglio degli altri Paesi, come vorrebbero far credere i gazzettieri di turno”.
Secondo Adusbef e Federconsumatori, il nostro Paese risente infatti di un mercato ingessato da cartelli e monopoli bancari, elettrici e petroliferi. “Che oltre a mettere i bastoni sulle ruote delle labili liberalizzazioni, continuano a dissanguare i redditi dei cittadini”.
Per uscire davvero dalla recessione, avvertono Adusbef e Federconsumatori, “la strada maestra e’ quella di tagliare le unghie agli speculatori di professione. E mostrare piu’ prudenza rispetto ad una recessione che, invece di rallentare, fa sentire la sua morsa, specie sui redditi bassi che avrebbero bisogno di un bonus fiscale di almeno 1.500 euro”.

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Ago 21

Tre multe ad Alitalia per casi di ritardo nella riconsegna dei bagagli ai passeggeri all’aeroporto di Roma Fiumicino: e’ quanto ha deciso oggi l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, che sta monitorando i disservizi presso lo scalo romano nei picchi di traffico dei fine settimana durante l’esodo estivo.
L’Enac ha sanzionato Alitalia perche’ in alcuni casi i disservizi nella riconsegna dei bagagli sarebbero andati oltre i livelli minimi di qualita’ del servizio garantiti dalla carta dei diritti dei passeggeri. Le sanzioni sono di importo modesto, poco piu’ di duemila euro l’una, ma altre multe potrebbero essere in arrivo.
Dall’attivita’ di vigilanza dell’Enac su Alitalia emerge qualche primo segnale di miglioramento su alcuni fronti, come quello dei ritardi nel decollo dei voli, ma non per i bagagli, che restano il principale punto debole dei servizi di terra.
“La nuova compagnia sta lavorando, ma per il problema dei bagagli la situazione non migliora”: afferma il direttore aeroportuale Enac di Roma Fiumicino, Vitaliano Turra’.

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Ago 21

“Ha destato scalpore il maxi furto di 130 milioni di carte di credito scoperto negli Usa”: dichiara Adiconsum. “Ma anche se nel nostro Paese l’utilizzo delle carte di credito non raggiunge certo i livelli degli Stati Uniti, a causa dello scetticismo degli italiani verso i mezzi di pagamento elettronici, la loro diffusione nella nostra penisola e’ comunque in crescita”.
In attesa che l’Europa metta a punto un sistema per tracciare ogni accesso alle banche dati, ecco allora alcuni consigli di Adiconsum su come fare per evitare di incappare in “frodi creditizie”.
La truffa, precisa l’associazione, si perpetra per lo piu’ attraverso il furto dei propri dati anagrafici e contabili (il cosiddetto furto d’identita’) e comporta il prosciugamento del proprio conto in banca o addirittura l’accensione di mutui, prestiti o finanziamenti col proprio nome (la vera e propria frode creditizia).

Ecco i consigli di Adiconsum:

-Installare un buon antivirus
-Navigare solo su siti sicuri: la presenza della url (l’indirizzo dei siti) “https” e’ sinonimo di sicurezza
-Non rispondere alle mail che chiedono di inserire i dati della carta di credito in un modulo o in una pagina web (phishing)
-Se si ha un conto corrente online consultarne di frequente i movimenti per verificare l’esattezza delle operazioni effettuate
-Sminuzzare, in modo da rendere illeggibili i propri dati, le ricevute di pagamento o qualsiasi documento da cui si possano evincere (trashing)
-Controllare i movimenti della propria carta in caso di acquisti on line, in quanto le coordinate di pagamento potrebbero essere intercettate da qualche hacker (sniffing)
-Non chiamare i numeri di telefono di emergenza spediti via sms per bloccare la carta, ma solo quelli comunicati per iscritto dall’emittente al momento della sua attivazione: i numeri via sms nascondono call center fasulli adibiti a carpire i dati della carta (vishing).

In caso di truffa, Adiconsum ricorda poi di denunciare il fatto alla Guardia di Finanza - Nucleo speciale Frodi telematiche (GAT), e per conoscenza
ad Adiconsum (tel.: 06 4417021).

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