Ago 01

Monastero di San Giovanni Therestis (Bivongi - Calabria)
Italy

The Monastery of St. Giovanni Therestis was built in the XI th Century in the territory of Bivongi in Calabria. The Calabria was under Byzantine rule until the beginning of the XI th Century, allowing the region preserve the greek culture and language and in the territory to develop the greek-orthodox Christianity of the Byzantine rite. The mount Aspromonte in those centuries became one of the main goals of the Basilian monks coming from East, especially in the VII th century, when there was the Iconoclasm. Here were built many monasteries, especially in the Valley of Amendolea River and of Stilaro River and there were several saints greeks-italians. Just in the valley of Stilaro lived and worked in the X th century Saint Giovanni Theristis (= ‘the reaper’) . To him is dedicated the Monastery. His mother was kidnapped by Saracens pirates and was brought in Palermo (Sicily) as a slave, instead his father was killed. The child grew up in the Christian faith and at the age of 14 years the mother invited him to return to his native country, where he was baptized and where in the course of time made many miracles.

Music: - Axion Estin, Kyrie Eleison
Voice: Divna Ljubojevic
- Alleluiarion
Choir: The Masters of Psaltic Art
Photo of Father Kosmas by Leandro Mallamaci (a great tribute to a special person)
***
Il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Theristis, a Bivongi in provincia di Reggio Calabria, appartiene all’Arcidiocesi ortodossa d’Italia, parte del Patriarcato di Costantinopoli. La Calabria fu sotto il dominio bizantino sino agli inizi dell’XI secolo, permettendo che la regione conservasse la cultura e la lingua greca e che nel territorio si sviluppasse il cristianesimo greco-ortodosso di rito bizantino. L’Aspromonte divenne in quei secoli una delle principali mete dei monaci basiliani provenienti dall’oriente, soprattutto nel VII secolo, durante l’iconoclastia. Qui sorsero moltissimi monasteri, soprattutto nella Vallata dell’Amendolea e nella Vallata dello Stilaro e vi furono parecchi santi italo-greci. Proprio nella vallata dello Stilaro visse ed operò nel IX secolo San Giovanni Theristis (= ‘il mietitore’), al quale si attribuiscono molti miracoli. Sua madre, incinta, era stata rapita dai pirati saraceni che la condussero a Palermo dove nacque Giovanni. Cresciuto nella fede cristiana a 14 anni ella lo convinse a tornare nel proprio paese dove si fece battezzare e abbracciò la vita monacale basiliana. Giovanni morì nel 1054 e venne sepolto nel monastero della Madonna del Maestro, detto di San Giovanni Teresti vecchio o del Bosco. Dopo la sua morte la sua fama presso le popolazioni della zona crebbe così tanto che esse lo acclamarono santo e divennero meta di pellegrinaggio i suoi luoghi ed il suo aghiasma (fonte sacra). Nel luogo di questo aghiasma sorse nell’XI secolo un monastero bizantino a lui intitolato. Esso si sviluppò in periodo normanno come uno dei più importanti monasteri basiliani nel Meridione d’Italia e mantenne splendore e ricchezza sino al XV secolo. I suoi monaci erano molto dotti e possedeva una vasta biblioteca e ricchi tesori. Il monastero cominciò a conoscere in seguito fasi di declino, come tutti i monasteri greci della zona: nel 1457 il Visitatore Apostolico del Papa ne constatava la decadenza. Ma dal 1579, con la fondazione dell’Ordine Basiliano d’Italia, si ebbe una nuova fase di crescita ed il monastero divenne il principale convento basiliano della Calabria meridionale. Nel ‘600 una banda di briganti creò molte difficoltà al monastero e nel 1662 i monaci lo abbandonarono definitivamente per trasferirsi nel convento più grande di San Giovanni Theristis fuori le mura a Stilo, dove furono portate le reliquie di San Giovanni Theristis e dei Santi asceti Nicola e Ambrogio. All’inizio dell’800, in seguito alle leggi napoleoniche sui beni ecclesiatici, divenne proprietà del comune di Bivongi. Appartenne poi a diversi proprietari, che lo adattarono all’uso agricolo. Gli eredi dell’ultimo proprietario lo donarono nel 1980 nuovamente al comune di Bivongi. Nel 1990 cominciarono i lavori di ristrutturazione dell’edificio e dell’area per riportarlo ad essere nuovamente un luogo di preghiera per i monaci greci. Nel 1994 cominciarono a vivervi stabilmente i primi monaci athoniti provenienti dal Monte Athos e nel dicembre dello stesso anno il Consiglio Regionale della Calabria dichiarò sacra l’area compresa fra i fiumi Stilaro e Assi per facilitare l’insediamento dei monaci.

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Ago 01


Di Erasmo Vecchio
Vice Coord. Nazionale del Partito
del Sud

Cari amici, la lauta cena di ieri sera tra Berlusconi e un manipolo di politici meridionali, soprattutto siciliani, fa capire che il “banchetto” è cominciato. Guarda caso la cena è avvenuta al ristorante romano “capricci siciliani”.

Attingere a piene mani sui fondi FAS (fondi per le aree sottosviluppate) e PAR (piani d’azione regionale per la Sicilia) è una opportunità che non può sfuggire di mano.
I commensali, tra un piatto di pasta con le sarde ed uno di involtini di pesce spada, hanno ben pensato di attivare una “cabina di regia” che dovrebbe decidere cosa fare delle risorse destinate al Sud.

Chi pensate svolgerà la regia ? Alla faccia del federalismo !

Saranno quindi altri a decidere le sorti del Sud. Come sempre.

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, responsabile dell’utilizzo e del monitoraggio dei fondi Fas e dei fondi europei attraverso il Dipartimento Sviluppo e Coesione economica, possiamo scommeterci che prima di dare il benestare avrà incassato anche l’autorizzazione di Bossi e di quei gruppi di potere che decidono le sorti del paese e che avranno avuto rassicurazioni in merito ad una contropartita significativa.

E di cosa hanno discusso privatamente nella mattinata Tremonti e Lombardo ?

Il Sud non può delegare a Raffaele Lombardo la pretesa di rappresentarlo (e difenderlo) in questa disputa, soprattutto perchè questa delega il Sud si è ben guardata dal conferirgliela (vedi elezioni europee).

Staremo a vedere se la Poli Bortone assumerà nel merito una posizione chiara e decisa.

Il Governatore della Sicilia, nelle prossime ore rivendicherà il “sacorasanto” diritto della Regione siciliana a decidere cosa fare delle risorse ad essa concesse, ovviamente con l’obiettivo di gestirli, appunto, in “autonomia”, cioè da solo.

Nello specifico non so se temere di più la “cabina di regia” o la “regia” dell’MPA.

Noi non dobbiamo perdere il nostro ruolo perchè se il Partito del Sud (quello vero) non ci fosse andrebbe inventato, qui ed ora.

Il 28 Agosto è improcastinabile uscire con una comune strategia condivisa che andrà alimentata con la continuità dall’azione politica che, oggi più che mai, è indispensabile venga perseguita da tutti coloro a cui le sorti del Sud stanno a cuore.

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Ago 01


Di Ugo Bardi


Guardate la mappa qui sopra: mostra dove sono piazzate le centrali nucleari francesi. Notate che ce ne sono sei una dopo l’altra in un arco che va lungo le Alpi, a ridosso del confine con l’Italia. Perché mai saranno tutte quante proprio li’?

C’è chi ha parlato di questioni di sicurezza, chi dell’acqua del Rodano da usare per il raffreddamento. Può darsi, ma la sicurezza varia poco da un posto a un altro e la Francia è un paese generalmente ricco di acqua. La spiegazione sembrerebbe un’altra; una che ha a che fare con l’uso che si fa delle centrali nucleari, ovvero la produzione di energia elettrica. Usando linee ad alta tensione, l’energia elettrica si può trasportare anche a parecchie centinaia di chilometri di distanza ma, comunque, a costo di una certa perdita. Per questo, conviene che le centrali siano costruite vicino agli utenti. Ora, se i Francesi hanno costruito le loro centrali il più vicino possibile all’Italia è probabile che fin dall’inizio progettassero di vendere l’energia all’Italia, come stanno facendo da almeno vent’anni.

Ora, vorrei provare a fare un’ipotesi complottista. Più di una volta ho detto male di chi vede complotti dappertutto ma è vero anche che i complotti esistono e certe volte è proprio difficile ignorarli. Non vi viene in mente l’idea che il referendum antinucleare del 1987 sia stato un complotto, ovvero il modo per rifilarci un bel “bidone nucleare” da parte dei nostri vicini di casa francesi?

A seconda della parte da cui uno sta, il referendum del 1987 si può vedere come una grande vittoria degli ambientalisti in favore della sicurezza e della sanità pubblica, oppure come un vile colpo alla schiena contro un’industria alla quale l’ideologia degli ecofanatici ha impedito di svilupparsi sfruttando ignobilmente l’onda emotiva del disastro di Chernobyl del 1986. L’una o l’altra di queste versioni degli eventi fanno comodo, rispettivamente, agli ambientalisti, che possono vantarsi di una grande vittoria, e ai nuclearisti, che possono dare la colpa agli ambientalisti per il mancato sviluppo delle centrali nucleari italiane.

Ma siamo proprio sicuri che le cose siano andate veramente così?

Per prima cosa, consideriamo che il movimento ambientalista italiano non è mai riuscito a ottenere una vittoria importante nella sua storia, nemmeno contro la caccia ai fringuelli. E’ strano che sia riuscito a impallinare così facilmente un’industria importante come quella nucleare. E’ curioso poi che l’Italia sia l’unico paese al mondo che abbia smantellato centrali funzionanti o in corso avanzato di costruzione. Ci sono diversi paesi in Europa che non hanno centrali nucleari (per esempio Grecia e Austria) e altri che si sono impegnati nel non costruirne di nuove oltre a quelle esistenti (come la Germania). Ma nessuno ha smantellato le proprie centrali prima della fine della loro vita operativa. L’Italia è una vera anomalia energetica.

Dall’altra parte, come sapete, la Francia ha puntato tutto o quasi sulla fissione nucleare per la propria energia elettrica. La Francia è il solo paese al mondo che ha fatto una cosa del genere e anche questa è un’anomalia, diametralmente opposta a quella italiana. Non potrebbe darsi che le due confinanti anomalie si spieghino l’una con l’altra?

Mettiamoci dal punto di vista dei francesi negli anni ‘60 e ‘70. Avevano deciso di potenziare al massimo la produzione di energia nucleare. Avevano la tecnologia e le risorse, la Francia aveva addirittura delle miniere di uranio sul territorio nazionale. Però avevano un problema: l’energia nucleare si adatta male alla caratteristica di domanda variabile di energia elettrica.

La potenza immessa nella rete elettrica varia continuamente a seconda della domanda. Di giorno c’è un picco di richiesta mentre di notte se ne richiede molta meno. La richiesta varia anche stagionalmente, con dei picchi in inverno e anche in estate per i condizionatori d’aria. In una rete tipica ci sono degli impianti, di solito turbine a gas, che funzionano in modo intermittente per seguire la variazione. La notte, quando la richiesta è bassa, molti impianti a combustibile fossile vengono semplicemente spenti.

Seguire la richiesta variabile della rete è una cosa difficile con le centrali nucleari. Sono di solito impianti molto grandi; con potenze intorno al gigawatt (GW) o di più, che non sono agevoli da accendere o spegnere. Questo non vuol dire che non si potrebbero progettare delle centrali nucleari in grado di seguire la domanda, ma il problema è un altro. Nelle centrali nucleari, il combustibile (uranio) che genera il calore costa abbastanza poco rispetto al costo totale dell’impianto e quindi il costo dell’energia prodotta dipende principalmente dai costi di ammortamento. Per ridurre questi costi al massimo, bisogna che l’impianto funzioni 24 ore su 24 a tutta potenza. E’ così che la maggior parte delle centrali nucleari sono progettate. Spegnere la centrale ogni tanto vorrebbe dire ridurre la produzione lasciando invariati i costi; ovvero aumentare i costi del kWh prodotto. Il contrario vale per le centrali a combustibili fossili dove il costo principale è dovuto al combustibile stesso. A centrale spenta, non si consuma combustibile, per cui conviene tenerla spenta, se possibile.

Quindi, i Francesi si trovavano davanti a un problema con la loro idea di usare quasi esclusivamente il nucleare per la loro energia elettrica. Per coprire la richiesta di picco avrebbero dovuto sovradimensionare gli impianti rispetto ai momenti di bassa domanda, ma questo li avrebbe costretti a buttar via un sacco di energia. Oppure potrebbero aver limitato le centrali al numero che avrebbe permesso di tenerle sempre al massimo della potenza; ma allora non avrebbero potuto coprire tutta la richiesta.

Arriviamo ora al complotto: i Francesi devono aver pensato a questo punto “Beh, l’energia che produciamo in eccesso con le nostre centrali la possiamo vendere ai nostri vicini!”. Si sono guardati intorno e hanno visto che la Germania e la Svizzera avevano già le loro centrali; la Spagna a quei tempi non assorbiva tanta energia. L’Italia era invece affamata di energia: proprio dirimpetto c’era la pianura Padana, una delle più grandi zone industriali d’Europa, a una distanza sufficientemente breve da poter essere raggiunta con elettrodotti ad alta tensione. Il cliente perfetto del nucleare francese.

Il problema era che a quei tempi l’Italia aveva un programma nucleare assai evoluto e all’avanguardia. Era forse più indietro di quello francese, ma se si fossero costruite le centrali nucleari italiane previste, non ci sarebbe stata più la necessità di importare energia dalla Francia.
Da qui in poi, non possiamo fare altro che delle ipotesi. Come sempre, quando si parla di queste cose, non possiamo portare prove di nessun genere. Cerchiamo di evitare il complottismo di bassa lega, ma non possiamo fare a meno di notare che c’era una convergenza di ragioni per le quali era conveniente per qualcuno che l’Italia uscisse dal nucleare. A livello strategico, l’Italia è stata considerata per molti anni un alleato inaffidabile. Fino al crollo dell’Unione Sovietica, c’era ancora la preoccupazione che i comunisti avrebbero potuto prendere il potere e trascinare l’Italia nel patto di Varsavia che, a quel punto, avrebbe avuto accesso fra le altre cose anche alla tecnologia nucleare occidentale. Oppure, si temeva che l’Italia avrebbe potuto fare una politica nucleare indipendente e non tutti sanno che, come ci racconta Paolo Cacace nel suo Libro “L’atomica europea”.l’Italia
progettava di costruire armi nucleari insieme a Germania e Francia negli anni 1950. Di certo, un’Italia senza energia nucleare era un buon cliente per il nucleare francese e non avrebbe fatto concorrenza a nessuno in quello che si vedeva allora come un mercato in espansione: quello dell’energia nucleare in tutto il mondo.

E’ impossibile dire come tutte queste pressioni si siano coalizzate fino a produrre il referendum del 1987; ma sicuramente c’erano delle forze imponenti che non volevano un’Italia nucleare e che hanno colto l’occasione dell’ondata emotiva del disastro di Chernobyl per distruggere l’industria nucleare italiana.

In effetti, la storia dell’industria nucleare italiana somiglia per diversi aspetti a quella dell’industria petrolifera al tempo di Enrico Mattei. In tutti e due casi, il tentativo di fare una politica energetica indipendente da parte dell’Italia fallì per l’opposizione di forze molto più potenti di quelle che l’Italia poteva mettere in campo. Nel 1962, Mattei pagò con la vita il suo tentativo. Andò meglio, in un certo senso, a Felice Ippolito, presidente del CNEN (comitato nazionale per l’energia nucleare) che fu processato nel 1964 per illeciti amministrativi e condannato a 11 anni di carcere. I reati che gli furono contestati erano ridicoli ma, ai fini pratici, anche lui fu messo in condizioni di non poter più agire.

E così Francia e Italia si sono trovate a braccetto per vent’anni. L’Italia cliente del nucleare francese, la Francia cliente della capacità del sistema energetico italiano di assorbire parte dell’energia in eccesso prodotta dalle centrali francesi. La situazione si è evoluta negli anni e il grande black-out del 2003 ha fatto si che la dipendenza italiana dalle centrali Francesi sia stata nettamente ridotta per evitare ripetizioni. Ma rimane il fatto che l’Italia è un cliente dell’energia nucleare francese. In un certo senso, è stato un buon affare per tutti e due i paesi. Si potrebbe arguire, addirittura, che l’affare migliore l’ha fatto l’Italia che non ha avuto la necessità di doversi impegnare negli investimenti necessari per costruire centrali nucleari sul proprio territorio.

Ma, ahimé, come si suol dire “i nodi vengono al pettine”. L’iperspecializzazione a lungo andare non paga. Se la Francia si è iperspecializzata nel nucleare, l’Italia si è iperspecializzata nei combustibili fossili. Entrambi si trovano oggi in difficoltà.

Da una parte, la Francia ha esaurito da un pezzo le proprie miniere di uranio ed è costretta a rifornirsi sul mercato internazionale. Ma la situazione delle forniture di uranio è estremamente difficile con la produzione mineraria mondiale che copre solo circa il 60% della domanda e con poche prospettive di grandi espansioni nel futuro. Per ora, i francesi si riforniscono con uranio ricavato da vecchie testate nucleari sovietiche smantellate. Questo potrà durare ancora qualche anno, ma dopo? A che prezzi l’uranio? Ci sarà uranio da comprare, anche a qualsiasi prezzo? In aggiunta, le centrali nucleari francesi hanno funzionato ormai per molti anni e si pone il problema dello smantellamento e della bonifica dei siti. Già questo è destinato a costare cifre immense, ma il problema è un altro: vale la pena di impegnare le enormi risorse necessarie a ricostruire le centrali senza la sicurezza di poterle rifornire di uranio?

Il fallimento della politica nucleare Francese, in effetti, è cominciato molto tempo fa, con il costoso fallimento del reattore a neutroni veloci “Superphénix” che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi di scarsità di uranio fissile producendo combustibile a partire da una forma di uranio non fissile e abbondante. Certamente, la centrale incontrò dei grossi problemi tecnici, ma non tutto è chiaro sulle ragioni della sua chiusura. Superphénix fu sabotata più volte e addirittura attaccata a colpi di bazooka nel 1982. Più tardi, esponenti dell’ambientalismo svizzero si addossarono la responsabilità dell’attacco anche se, va detto, l’arma usata non era tanto comune fra gli eco-pacifisti.

Da parte sua, l’Italia si trova in guai forse peggiori. La crisi del petrolio e dei fossili sta colpendo molto duramente un paese che aveva fatto della raffinazione una delle sue industrie portanti. Tutto il sistema industriale italiano si basa su energia che viene dai fossili: l’aumento dei prezzi di mercato lo sta mettendo in una crisi che potrebbe essere terminale.

Né la Francia né l’Italia hanno investito seriamente nell’energia rinnovabile e ora si trovano terribilmente indietro rispetto ad altri paesi, come la Germania, la Cina, e il Giappone che lo hanno fatto e lo stanno facendo. C’è ancora tempo per rimediare, forse, ma in entrambi i paesi, la virata verso l’unica direzione possibile si sta ancora facendo attendere.

In Francia, si cerca di insistere con il nucleare, sognando di un difficilissimo ritorno ai reattori veloci. Non è impossibile, ma dopo il fallimento del Superphénix bisognerebbe ricominciare da zero e non c’è più tempo con la crisi del petrolio non più alle porte ma ormai arrivata.

Anche in Italia, c’è chi sogna un ritorno al nucleare. Non sarebbe forse impossibile: in fondo l’opposizione internazionale al nucleare Italiano dovrebbe essersi molto ridotta dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ma le difficoltà sono immense. Dopo la distruzione delle competenze e degli investimenti italiani nel nucleare si tratterebbe oggi di ricominciare da zero. E l’Italia si trova di fronte allo stesso problema della Francia: chi può garantire che ci sarà uranio sufficiente per garantire il ritorno degli enormi investimenti per nuove centrali?

In Italia, la virata verso le rinnovabili sarebbe molto più facile che in Francia dato che non c’è un parco di centrali nucleari da smantellare a costi immensi. Per cui, è strana tanta lentezza e tanta resistenza in Italia. Lacci burocratici di ogni sorta, leggi che sembrano fatte apposta per scoraggiare chi vuole installare le rinnovabili; “leggi truffa” con le quali si dice che si vogliono finanziare le rinnovabili e invece si finanzia l’incenerimento. Come ciliegina sulla torta, l’Italia è probabilmente l’unico paese al mondo dove c’è gente che scrive libri interi per dimostrare che le rinnovabili non servono a niente e trova anche chi li compra.

E’ possibile che ci sia un complotto contro le rinnovabili, così come potrebbe essercene stato uno ai suoi tempi contro il nucleare? Sembrerebbe di no. A differenza del caso dell’industria nucleare, l’industria delle rinnovabili non ha particolari risvolti strategici. Se l’Italia si lanciasse in quella direzione, nessuno ha particolare interesse a impedircelo. Se ci sta arrivando sulla testa un nuovo bidone, quello di non fare l’energia rinnovabile, è un bidone che ci stiamo tirando addosso da noi stessi per ignoranza e stupidità.

Fonte:Aspoitaliablog

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Ago 01


Di Massimo Vicinanza

Nel 1789, poco lontano da Caserta, re Ferdinando IV di Borbone fece costruire la “colonia - opificium - Leucianorum” per la tessitura, il trattamento e la colorazione delle sete filate., La Manifattura Tessile fu disegnata dall’architetto Francesco Collecini, e avrebbe dovuto essere una vera e propria città industriale, chiamata Ferdinandopoli.

Nel 1789, poco lontano da Caserta, re Ferdinando IV di Borbone fece costruire la “colonia - opificium - Leucianorum” per la tessitura, il trattamento e la colorazione delle sete filate., La Manifattura Tessile fu disegnata dall’architetto Francesco Collecini, e avrebbe dovuto essere una vera e propria città industriale, chiamata Ferdinandopoli. Nei disegni dell’architetto le case degli operai sono allineate in due blocchi continui e simmetrici, aperti verso un elemento scenografico centrale, la statua del sovrano, e tutte le strade che partono radialmente da una grande piazza circolare sono collegate fra loro con altre strade circolari e concentriche. Dalla planimetria generale si notano anche la Cattedrale, il Teatro e un Ospedale per artisti bisognosi. Oltre naturalmente alla Casina Reale.
La prima pietra del villaggio operaio di San Leucio fu posata il 18 settembre del 1798 ma la rivoluzione del 1799 impedì la realizzazione di questo grande e ambizioso progetto urbanistico, riducendo drasticamente l’originale progetto. Comunque la simmetria fu mantenuta. Le cortine degli alloggi per gli operai, ai due lati del monumentale portale di ingresso sormontato da due leoni e dallo stemma borbonico, si affacciano su grande un cortile rettangolare e guardano verso la Casina Reale del Belvedere Reale a cui si accede con una grande scalinata doppia e simmetrica. La chiesa, più piccola del previsto è stata incorporata al fabbricato centrale ed ha il sagrato soprelevata rispetto alla piazza.
Nella Casina Reale oltre all’appartamento del Re c’erano gli alloggi del parroco e della maestra di scuola, e i locali per la direzione e per l’amministrazione della manifattura. Le cantine invece servivano per la vinificazione e come depositi di olio, di frutta e di quanto veniva prodotto sul posto . A poca distanza dal villaggio operaio, nel quartiere della Vaccheria venivano organizzate le attività agricole, mentre nelle filande, a monte della Casina del Belvedere si producevano le sete e i velluti destinati all’arredamento delle reggie e dei ricchi palazzi napoletani;
La Reale Colonia era disciplinata da leggi e regolamenti speciali. Qui vigeva un codice giuridico-economico, voluto da Ferdinando, che per la sua grande originalità venne tradotto in latino, in greco, in francese e in tedesco.
Il “Re Lazzarone”, questo era il soprannome del re, con un editto del 1789 volle regolare la vita delle trentun famiglie che abitavano la manifattura tessile di San Leucio. Il re prevedeva l’abolizione di ogni distinzione di classe, l’istruzione obbligatoria dai sei anni di età, il matrimonio per libera scelta e senza dote, l’obbligo di indossare abiti uguali per tutti, l’abolizione dei testamenti con diritto di successione ai figli, ai genitori , ai collaterali di 1° grado e al coniuge superstite (altrimenti i beni sarebbero tornato alla comunità), l’istituzione di un Monte per gli orfani, della Cassa della Carità per gli Invalidi, della cassa per la vecchiaia, dell’assistenza sanitaria e l’elezione dei magistrati e dei giudici da parte dei capifamiglia.
Il villaggio di San Leucio ebbe una gestione diretta che durò fino al 1843. Poi con l’unificazione del Regno lo stabilimento venne chiuso e come tutti gli altri beni dei Borboni passò al demanio e dato in affitto a privati.
Naturalmente Ferdinando IV di Borbone fu oggetto di malignità da parte dei suoi avversari contemporanei che interpretarono la colonia come una “riserva di contadinotte per il letto del re”. Anche lo scrittore Alessandro Dumas si espresse in merito e l’umorista paragonò il villaggio ad un harem e Ferdinando IV allo Scià di Persia, perché in un solo mese ci furono fino a ottanta nascite: evidentemente a San Leucio il Re poteva ampiamente godere del suo diritto allo “ius primæ noctis”.

Fonte:Fulltravel

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Sep 07

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
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4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Ago 01


Di Erasmo Vecchio Vice Coord. Nazionale del Partitodel Sud

Cari amici,
Vi invito a leggere il severo giudizio del Cardinale Martino. Un giudizio sintetizzato nella frase: “solo adesso si ricordano del Sud ? Vergogna !”, che si riferisce alle gravi responsabilità di molti meridionali presenti nella politica e nelle istituzioni che hanno tradito il proprio popolo, svendendo per i propri tornaconti la dignità di milioni di persone, ignobili figure da relegare nella discarica della storia.

Non c’è dubbio che la strumentalizzazione della questione meridionale torna utile a molti.
Soprattutto a coloro che intendono occultare i propri trascorsi politici sempre orientati a difendere esclusivamente i propri interessi che quelli della comunità. Torna utile anche a coloro che auspicano di accrescere il proprio “peso” all’interno della propria area politica.

Il meridionalismo è un filone politico e culturale vecchio quanto l’Unità d’Italia, sedimentato nei grandi partiti popolari. I suoi epigoni non sono legati al territorio o ad uno schieramento politico ma alla “questione meridionale” come strumento di identità, crescita, sviluppo e modernizzazione del Paese.

Un soggetto politico meridionalista dunque, può diventare, alla stregua di ogni altra invenzione furba, l’anticamera di una nuova era di colonizzazione o, al contrario, il collante culturale e politico per nuove classi dirigenti, forze sociali, intellettuali e giovani che guardano ad una opzione moderna per affrontare i problemi dello sviluppo e della giustizia sociale del Sud.

La comunità meridionale fa bene a diffidare di iniziative confuse che traggono origine da logiche sbagliate.

Il rischio è quello di un fallimento, culturale, prima che politico, riducendo la portata di un dramma che investe metà del paese.

Miccichè, Dell’Utri, Lombardo ecc. sono gli stessi che nella loro lunga militanza politica avevano il potere e le opportunità per interessarsi del Sud.

La loro credibilità è zero !

Le recenti elezioni europee hanno dimostrato che Lombardo, democristiano di lungo corso, è stato bocciato dalla gente a cui chiedeva il consenso.

La “comunità politica” del Mezzogiorno deve diventare protagonista della sua rinascita, solo sviluppando un progetto di ricostruzione dell’identità territoriale che parta dal basso, dalle città, dalle contrade, da quel popolo stanco di subire e che vuole spezzare una mentalità distorta, quella per cui si deve negare il diritto al povero perché questi sia sempre nella sua condizione di povertà e di bisogno e, dunque, debba ringraziare per quel poco che gli si dà in luogo del tanto che gli si sottrae!

E’ questa comunità che deve determinare e gestire lo sviluppo con una consapevolezza più matura delle proprie capacità e delle proprie risorse, del proprio patrimonio culturale, naturale, umano, del quale nessuno mai più dovrà o potrà appropriarsi, a patto che riscopra con fierezza l’orgoglio di essere meridionale.

Continuamo ad essere ciò che siamo ed a dire ciò che pensiamo da uomini liberi non perdendo la fiducia ma ritrovando nel teatrino della politica attuale, nuovi stimoli per alimentare la nostra rabbia.
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fonte: partitodelsud.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 01


Di Simonetta Lombardo

ENERGIA La maggioranza approva la mozione presentata da D’Alì - Gasparri che classifica il termodinamico come fonte costosa, poco utile e non «compiutamente ecologica». Così i finanziamenti rischiano la totale cancellazione.

E proprio nel giorno in cui l’Enea presenta un piano per il taglio delle emissioni dei gas serra e della dipendenza energetica basato anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, il governo fa a se stesso la sorpresa di cancellare o almeno di offuscare il solare termodinamico. In altre parole, la più italiana delle scelte nel campo delle energie alternative: idee, ricerca, addirittura industrie sono di marca nostrana, visto che è stato il Nobel Carlo Rubbia a rimettere in pista una tecnologia basata sull’antica idea degli specchi di Archimede.

Ieri il Senato ha infatti approvato la mozione proposta dal Pdl e firmata tra gli altri da D’Alì, Gasparri, Dell’Utri, Nania e Orsi che condanna senza mezzi termini il solare termodinamico o a concentrazione, bollandolo come tecnologia costosa, poco utile e addirittura non «compiutamente ecologica » e mettendo a rischio i finanziamenti al suo sviluppo. Una bella compagnia dell’ombrello, quella che individua nel sole un nemico da combattere.

Il senatore siciliano D’Alì (Pdl) è stato l’interprete massimo della teoria negazionista in campo climatico, con la mozione che escludeva - di fronte al giudizio del mondo della scienza pressoché compatto e quasi in concomitanza con lo svolgimento del G8 Ambiente a Siracusa - la realtà del cambiamento climatico e del contributo dell’attività umana. Il senatore Orsi è l’autore della proposta di legge che consente la caccia ai minorenni e ne amplia i limiti di tempo e di carniere. La presenza di Maurizio Gasparri e Domenico Quagliariello, presidente e vicepresidente del gruppo Pdl, assicura l’imprimatur del governo a un’iniziativa che al di là delle formule ecologiste taglia le gambe al solare a concentrazione.

Così, scorrendo la mozione votata a maggioranza dall’aula di Palazzo Madama, si scopre che il problema del termodinamico è legato al siting: occorrono 120 ettari per una produzione assimilabile a quella di due reattori nucleari che però occuperebbero - secondo i senatori Pdl - 65-70 ettari. Spazio, si potrebbe dire, sottratto alla costruzione di ville e villette, visto che - come ricorda la mozione - occorrono zone soleggiate e vicine a sorgenti d’acqua, ideali per un villaggio vacanze.

Inoltre, la tecnologia non sarebbe «compiutamente ecologica» perché presupporrebbe la copresenza di un generatore di energia tradizionale, visto che durante le ore di buio la centrale non andrebbe. Ma il solare a concentrazione dovrebbe evitare proprio questo, attraverso il riscaldamento ad altissime temperature del fluido con il sistema degli specchi che appunto “concentrano” la radiazione solare.

In altre parole, non c’è nessun bisogno di affrancare una centrale a combustibile fossile a quella termodinamica: un’informazione che manca ai senatori della maggioranza. E poi, ammoniscono i presentatori della mozione, la tecnologia trent’anni fa non ha funzionato ma anche qui pare che ci siano carenze informative. «Non si tratta della stessa tecnologia », ricorda Vincenzo Ferrara, dell’Enea. «In realtà il solare a concentrazione è uno dei pochi settori in cui abbiamo un vantaggio comparativo, nella ricerca e nella diffusione: a imporla all’attenzione del mondo è stato Rubbia all’epoca in cui era presidente dell’Enea».

L’attuale presidente dell’Enea, Luigi Paganetto ritiene «singolare» che si riducano gli incentivi al termodinamico, su cui «siamo leader nel mondo». E singolare è anche il fatto che nella mozione si ricordi che «nonostante l’incentivazione introdotta dal governo italiano 15 mesi fa (ministro Pecoraro Scanio, ndr) non risulta che a oggi ci siano domande di erogazione dell’incentivo». Forse i senatori non sanno che quei fondi, circa 90 milioni, sono in attesa di determinazioni che dovrebbero provenire dalla direzione Ricerca e sviluppo del ministero dell’Ambiente. Sarebbe meglio informarsi prima di tagliare via il solare.

Fonte:Terra news

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Ago 01

E’ nato in Puglia l’impianto fotovoltaico più grande d’Italia. E’ quello della Saem installato per conto dell’azienda molitoria Mininni di Altamura. Questa mattina l’inaugurazione.

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Ago 01

…insieme ai gruppi e alle sezioni romane di “Per il Bene Comune”, “Rinnovamento Politico Italiano”, “Partito Umanista” (e chi vorrà aggiungersi in futuro ovviamente condividendo gli scopi ed il manifesto del progetto…) con l’obiettivo di creare un’alternativa civica per le prossime regionali 2010 nel Lazio.

Ecco il Manifesto appena condiviso e approvato:

MANIFESTO del LABORATORIO POLITICO

1. NOI FIRMATARI DEL PRESENTE MANIFESTO, SINGOLI CITTADINI E RAPPRESENTANTI DI COMITATI, ASSOCIAZIONI E GRUPPI POLITICI DEL LAZIO, CONSAPEVOLI CHE GLI ATTUALI PARTITI SONO RESPONSABILI DELLA GESTIONE FALLIMENTARE DELLA “COSA PUBBLICA”, CI IMPEGNAMO A CREARE UNA FORZA POLITICA UNITARIA CHE CONCORRA ALLE PROSSIME ELEZIONI DELLA REGIONE LAZIO.

2. SIAMO CONSAPEVOLI CHE IN QUESTO PAESE VIGE UN SISTEMA ELETTORALE CONTORTO E DISTORTO, CHE RENDE IMPOSSIBILE UN VERO E PARITARIO CONFRONTO TRA LE FORZE POLITICHE E SOCIALI, MA VOGLIAMO CREARE UN’ALTERNATIVA PER QUEI MILIONI DI ELETTORI CHE SI ASTENGONO DAL VOTO O ANNULLANO LE SCHEDE E PER COLORO CHE, PUR VOTANDO, RIMANGONO SENZA ALCUNA RAPPRESENTANZA.

3. E’ VIVA, VIVISSIMA IN NOI LA VOLONTA’ DI MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA DI OGNI PERSONA, A COMINCIARE DALL’ARIA CHE RESPIRA, DA COME VIENE CURATO, DA COME E QUANTO LAVORA, DA COME VIENE ISTRUITO, DA COSA MANGIA E COSA BEVE, DA COSA COMPRA E QUANTO SPENDE, NEL RISPETTO DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI E DELL’AMBIENTE.

4. CI IMPEGNAMO A COSTRUIRE UN PROGRAMMA CHE REALIZZI QUESTI PRINCIPI, NEL RISPETTO DEI VALORI DELLA PACE, DELLA GIUSTIZIA E DELLA NONVIOLENZA, ATTRAVERSO L’ATTUAZIONE REALE DELLA COSTITUZIONE, IL RISPETTO DELL’AMBIENTE INTESO COME TUTELA DELL’EQUILIBRIO TRA LA TERRA E LA BIODIVERSITA’, LA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE LOCALE E LA LOTTA CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E CONTRO LA CONNIVENZA TRA POLITICA E MAFIE.

5. CONSIDERIAMO L’OSSERVANZA DI LEGGI BASATE SU PRINCIPI DI DEMOCRAZIA E LAICITA’, INTESA COME RISPETTO DEI RUOLI FRA LE RELIGIONI PRESENTI NEL TERRITORIO E GLI ORGANI ISTITUZIONALI, ELEMENTO FONDAMENTALE DI UNA SOCIETA’ MODERNA CHE CONIUGHI PARTECIPAZIONE, TRASPARENZA ED EFFICIENZA.

6. SIAMO CONVINTI CHE IL NOSTRO IMPEGNO, UNITO ALLA PARTECIPAZIONE E ALLA FIDUCIA DI OGNI CITTADINO, RENDERA’ POSSIBILE, PER LA NOSTRA REGIONE, UN CAMBIAMENTO DEGNO DI ESSERE CHIAMATO TALE.

Fonte:Partito del Sud Roma

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Ago 01

«Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.»
Gandhi

Domani, venerdì 31 luglio alle ore 20.00, castello episcopio di Grottaglie.

Non può esserci cambiamento se per primi non siamo noi a cambiare. Siamo sempre stati un popolo di pecore all’ingrasso (degli altri). Per una volta proviamo ad alzare la testa e guardare in faccia la vita con dignità senza curarci dell’orticello personale. Viviamo tempi cupi. O ci adoperiamo per il cambiamento, oppure restiamo a guardare inebetiti chi calpesta la nostra dignità, i nostri diritti e la nostra salute e ipoteca il futuro dei nostri figli! Basta con le deleghe. Muoviamo il culo gente!

Lasciamo da parte partiti e protagonismi inutili e adoperiamoci, TUTTI INSIEME, per la svolta. L’oceano è fatto di gocce.

Ma tutte insieme, quelle gocce, formano l’oceano.

=

NOI SIAMO L’OCEANO.

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Ago 01

”Siamo estremamente preoccupati”. Cosi’ Cittadinanzattiva reagisce al commissariamento della sanita’ campana. ”Le segnalazioni che ci provengono dalle sezioni del Tribunale per i Diritti del Malato ci mostrano una sanita’ in grande sofferenza anche nell’erogare le prestazioni di base. Liste di attesa interminabili, tempi di attesa biblici, farmacie distrettuali sfornite danno solo una pallida idea di una situazione allo sbando nella quale rischia di essere messo in discussione anche il piu’ piccolo diritto ad una prestazione sanitaria di livello qualitativo perlomeno sufficiente” denuncia l’associazione.
”Al danno si aggiunge la beffa - prosegue Cittadinanzattiva -. Le misure di razionalizzazione appaiono essere state messe a punto in modo ragionieristico, mettendo a rischio prestazioni contenute nei Livelli Essenziali di assistenza e la qualita’ dei servizi forniti. Ancora una volta non si parla di una vera razionalizzazione del sistema, o di un piano di lotta agli sprechi, ma piuttosto di un semplice taglio di servizi e beni che rischia di avere effetti immediati solo sui diritti dei cittadini, gia’ alle prese con tagli in essere, ticket e difficolta’ di accesso”.

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Ago 01

L’Adoc ha presentato un esposto all’Antitrust contro la piattaforma satellitare Tivusat, nata dall’unione di Rai, Mediaset e La7, per violazione della concorrenza e danneggiamento dei consumatori. L’Adoc chiede, inoltre, la riduzione del canone Rai del 30%. ”Abbiamo presentato un esposto all’Antitrust contro la neonata piattaforma satellitare Tivusat - spiega Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc - l’accordo tra la televisione pubblica e le due private Mediaset e La7, che va a contrastare l’attivita’ di un’altra televisione privata, configura, a nostro parere, una violazione della concorrenza e del libero mercato, e crea un notevole danno economico ai consumatori”.
Non solo. Ora che la Rai ha rifiutato l’offerta di Sky, l’Adoc chiede una riduzione del Canone. ”La Rai, rifiutando un’offerta di 350 milioni di euro da parte di Sky, pari al 30% del fatturato derivante dal canone annuo, ha tolto la possibilita’ a oltre 3 milioni di abbonati Sky di vedere i canali RaiSat. Inoltre, la somma offerta avrebbe potuto essere reinvestita nel miglioramento della programmazione. Questa stessa percentuale chiediamo che venga decurtata dalle bollette inviate ai cittadini. La Rai e’ finanziata dal canone pagato dai cittadini, non puo’ permettersi di limitare la visione gratuita dei propri programmi su piattaforme concorrenti” conclude Pileri.

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Ago 01

Secondo il dato provvisorio reso noto oggi dall’Istat, nel mese di luglio 2009 l’indice nazionale dei prezzi al consumo e’ stato pari a zero sia rispetto al mese di giugno che rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In particolare la voce alimentari ha registrato un calo dello 0,4 rispetto a giugno. Per il Codacons si tratta ”finalmente del primo dato positivo da anni, anche se, perche’ si verifichino degli effettivi risparmi per le tasche degli italiani, la strada e’ ancora molto lontana e sara’ necessario che questo trend permanga a lungo”. Lo si legge in una nota dell’associazione dei consumatori, che prosegue: ”Su base annua, ad esempio, la voce alimentari sale ancora dell’1,4 per cento, che tradotto significa che comunque le famiglie italiane spenderanno per mangiare, a fine 2009, 366 euro in piu’ all’anno rispetto al 2008, 67 euro per gli aumenti 2009 e 299 euro per gli aumenti del 2008 che si ripercuotono sul 2009”.

”Insomma - insiste il Codacons - il costo della vita e’ ancora ben lungi dal calare. Ad esempio, sempre per la voce alimentari, solo se il trend in discesa di luglio perdurasse per almeno 15 mesi si verificherebbe una effettiva inversione del costo della vita”. ”Ecco perche’ - dice il presidente dell’associazione Carlo Rienzi - prima di cantare vittoria si deve attendere come minimo settembre, per verificare se la discesa e’ solo tecnica, legata al calo stagionale della domanda in periodo di vacanze, che si aggiunge a quello dovuto alla crisi, o se si tratta di una inversione di tendenza, come tutti auspichiamo, che duri anche al momento della ripresa economica”.

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Ago 01

”Abituati per molti anni ad aumenti, l’inflazione zero rappresenta certamente un dato positivo per il potere d’acquisto, ma non per tutti”. Cosi’ Adiconsum commenta i dati diffusi oggi dall’Istat. ”Occorre tener conto, infatti, che per molte famiglie il reddito disponibile e’ inferiore al passato per la cassa integrazione, la perdita del posto o per la perdita di quell’integrativo al reddito proveniente dal lavoro nero”.
”L’inflazione zero e’ tuttavia una conferma della recessione in atto. Recessione che rischia nel dopo-ferie di appesantirsi per molte famiglie con il passaggio dalla cassa integrazione alla disoccupazione. L’aumento dell’indice della poverta’ e’ soltanto uno dei segni, cosi’ come il crescente indebitamento delle famiglie” prosegue l’associazione.
”All’inflazione zero ha concorso molto la riduzione delle tariffe dell’energia elettrica e del gas, ma questo dato rischia di riprendere con il ritorno di fattori speculativi sul petrolio. Ad oggi, infatti, non vediamo alcun provvedimento per impedire comportamenti speculativi. Ne e’ riprova il comportamento delle compagnie petrolifere che alla vigilia dell’esodo feriale hanno aumentato il prezzo della benzina nonostante il calo del petrolio” conclude Adiconsum.

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Ago 01

E’ on line sul sito del Movimento Consumatori l’edizione 2009 della Carta dei diritti del Turista: un’utile pubblicazione curata dall’associazione in cui vengono elencati tutti i diritti che il cittadino ha in questa veste. Dal capitolo sui pacchetti turistici, in cui vengono spiegati i doveri dell’agenzia di viaggio e i diritti del cittadino in caso di disdette prima della partenza, ritardi e disagi, al capitolo sul trasporto aereo, in cui sono menzionati i regolamenti attualmente in vigore.
Ci sono informazioni precise sui bagagli (peso e contenuto) e su cosa fare in caso di perdita, ritardo nella consegna o danneggiamento della valigia, su come e quando fare reclami. Una parte della guida e’ dedicata al trasporto marittimo; si passa poi al contratto d’albergo, che e’ l’accordo con cui il titolare di una struttura ricettiva si obbliga a fornire al cliente, verso il corrispettivo del prezzo, il servizio di alloggio in un’unita’ abitativa arredata.
”In Italia - si legge nella guida del Movimento Consumatori - il contratto d’albergo non e’ regolato dalla legge, che si limita a disciplinare le responsabilita’ dell’albergatore in relazione al deposito di cose portate o consegnate in albergo. Per il resto valgono le norme generali sulle obbligazioni e sui contratti”. E via con l’elenco delle responsabilita’ contrattuali da parte dell’albergatore e del cliente, seguito da alcuni esempi di contratti-tipo, per arrivare In albergo preparati. Importanti anche le informazioni sulla multiproprieta’ e su come essa e’ disciplinata in Italia (articoli 69-81 del Codice del Consumo).
La guida non tralascia gli animali in viaggio: come si fa a portarli all’estero? Possono viaggiare in aereo o in treno, in nave o in traghetto? Dopo alcune precisazioni sui servizi balneari, arriva il decalogo del turista informato, con un sintetico riepilogo di tutto quello che e’ fondamentale sapere prima di partire.

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Ago 01

Il Giudice di Pace di Acireale (Catania) ha condannato una compagnia aerea a risarcire tre passeggeri per lo smarrimento del proprio bagaglio. ”La sentenza assume particolare importanza perche’ fa capire ai passeggeri che possono ottenere il risarcimento quando subiscono tale tipo di disservizi, e ci auguriamo che possa far riflettere le compagnie aeree sull’opportunita’ di procedere subito e in maniera adeguata al risarcimento. Spesso, infatti, i passeggeri quando presentano il reclamo ricevono delle proposte transattive del tutto irrisorie, non corrispondenti al danno effettivamente subito e a distanza di tanto tempo” hanno detto l’avvocato Carmelo Cali’, presidente di Confconsumatori Sicilia e l’avvocato Maurizio Mariani, che hanno assistito in giudizio i consumatori. In particolare, il Giudice ha condannato la compagnia aerea al pagamento della somma di 160,00 euro per le spese documentate che si sono rese necessarie, oltre a risarcire per 400,00 euro ciascuno, i tre passeggeri.

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Ago 01

In barba ai divieti in vigore, l’80% delle discoteche italiane vende alcolici ai propri clienti anche dopo le due di notte. E il 50% retrodata l’orario della cassa come escamotage per non incappare in sanzioni, nei rari casi in cui viene rilasciato uno scontrino fiscale. La denuncia arriva dal Codacons, che ha inviato i suoi ispettori in circa 80 locali da ballo sparsi in tutto il Paese, rilevando una situazione quasi totalmente illegale. ”E’ come per le cinture di sicurezza o per il casco qualche tempo fa - ha detto Carlo Rienzi, presidente del Codacons, illustrando oggi a Roma i risultati delle ‘incursioni’ nelle discoteche di varie citta’ e localita’ di villeggiatura italiane - cioe’ quasi nessuno rispetta i divieti vigenti. Questo mette in pericolo i giovani: nel 2007 ci sono state 1.752 vittime fra i 18 e i 34 anni d’eta’ in incidenti stradali causati da abuso di sostanze alcoliche. Noi siamo contro i divieti, le ordinanze, ma vorremmo una sana minima repressione dei comportamenti dei gestori di questi luoghi di svago, cui in fondo i ragazzi vengono affidati”.
Durante la conferenza stampa oggi alla Camera e’ stato proiettato un video che testimonia come i gestori di vari locali non si facciano problemi a vendere bottiglie di birra, superalcolici e vino a giovani clienti della notte. Alle 2.50 a Roma, nella zona di Trastevere, ad esempio, e’ fra i gesti piu’ normali del mondo somministrare un giro di ’shot’ (bicchierino di alcolici da mandare giu’ tutto d’un fiato) a cinque giovani, muniti pero’ di telecamere nascoste per filmare la scena. Il Codacons, che proseguira’ il monitoraggio anche nei prossimi mesi, ha gia’ presentato esposti ai Nas e alle Procure di Roma e di Bologna, con i nomi dei locali inadempienti. ”I gestori dei locali non vogliono prendersi responsabilità?”, si chiede Rienzi aggiungendo: ”bene, allora li denunceremo tutti e inviteremo i ragazzi a disertarli. Quelle provocate dall’alcol, come quelle correlate al fumo, sono morti evitabili”. ”Non serve il proibizionismo, ma basta rispettare le leggi che ci sono” ha concluso.

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Ago 01

L’Adoc boccia l’idea, avanzata dai tassisti, di portare a 50 euro il costo di una corsa dal centro di Roma all’aeroporto di Fiumicino. ”Sarebbe vergognoso aumentare del 25% il prezzo di una corsa da Roma a Fiumicino - dice Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc - gia’ oggi i prezzi dei taxi sono fuori dalla portata della maggioranza dei cittadini e dei turisti, a 50 euro la corsa sarebbe proibitiva. Piuttosto che aumentare le tariffe - conclude Pileri - sarebbe opportuno individuare e sanzionare duramente i tassisti disonesti che applicano tariffe raddoppiate ai turisti, soprattutto giapponesi”.

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Ago 01

Unindagine curata da Altroconsumo ha rilevato che in quattordici farmacie sulle venti visitate dall’associazione a Roma e Milano l’antivirale Tamiflu viene venduto senza ricetta, pur essendo obbligatoria la prescrizione del medico, per un costo di 36,8 euro a confezione. L’antivirale Tamiflu e’ utilizzato per curare i sintomi della nuova influenza H1N1, e ”in un momento di probabile e inutile corsa alla scorta di farmaci antivirali, nel timore del contagio del virus - spiega Altroconsumo - le farmacie hanno dimostrato di non rispettare le regole”. Il ministero della Salute, infatti, nella Circolare del 22.7.2009 inviata alle autorita’ sanitarie regionali ha affermato ”la necessita’ di razionalizzare le risorse disponibili di antivirali” pronunciandosi ”contro un uso improprio, che potrebbe portare a consumo di scorte disponibili, oltre che a induzione di resistenza ai ceppi virali”.
Nel dettaglio dell’indagine, solo due farmacie su dieci visitate da Altroconsumo non hanno venduto il Tamiflu per assenza di prescrizione. In altre due farmacie del capoluogo lombardo non e’ stata chiesta la ricetta ma il farmaco e’ risultato esaurito.
La corsa al Tamiflu si svolge anche sul Web. Altroconsumo, infatti, fa sapere di aver riscontrato e segnalato alla Guardia di Finanza ben cinque siti che vendono il prodotto a prezzi molto alti: si va dai 64 ai 167euro.

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Ago 01

Continua l’impegno di Cittadinanzattiva a favore delle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile scorso in Abruzzo. Dopo un servizio di consulenza e un impegno concreto nella raccolta fondi per la ricostruzione, l’associazione, infatti, ha presentato questa mattina otto richieste per partecipare alle indagini preliminari in altrettante inchieste aperte dopo i crolli a L’Aquila. In questo modo, Cittadinanzattiva si e’ messa a disposizione nella fase preliminare di accertamento delle responsabilita’ e nelle perizie nelle forme consentite dalla legge attraverso dei propri esperti, ai sensi dell’articolo 93 del codice di procedura penale. L’obiettivo e’ quello di individuare eventuali responsabilita’ nella costruzione degli edifici crollati.

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Ago 01

”Giusta la denuncia del Commissario ai Trasporti della U.e. sullo smarrimento dei bagagli che e’ arrivato, ormai, a un livello assolutamente inaccettabile: un bagaglio ogni 64 passeggeri viene smarrito; a questi e’ necessario aggiungere i bagagli danneggiati e quelli consegnati in ritardo con evidenti disagi e danno di chi viaggia”. Adiconsum apprezza l’iniziativa del Commissario ai Trasporti della U.e. ”Un disservizio, questo, dovuto all’incuria delle Compagnie aeree e delle Societa’ aeroportuali che gestiscono il servizio” prosegue l’associazione. Le normative in merito prevedono un rimborso fino a 1.000 euro in caso di smarrimento, o il rimborso di spese giustificate, sostenute a causa della non consegna del bagaglio. “Tutto cio’ non e’ sufficiente. Occorrono, da parte della Commissione, regole chiare e sanzioni certe quando il disservizio supera certi limiti” prosegue Adiconsum. Per questo l’assocazione consiglia ai viaggiatori di evitare di inserire nelle valigie spedite documenti e materiale di valore, di indicare in modo evidente il proprio indirizzo di residenza, quello di permanenza all’estero e il numero telefonico, di evidenziare con un segno di riconoscimento personale il proprio bagaglio.

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