Lug 18


Il vero pericolo di questo G8 è che si arrivi alla costituzione di un governo bancario mondiale attraverso un organismo monetario e finanziario di controllo del pianeta. Ne è convinto Eugenio Benetazzo, ex-bocconiani e ora primo ed unico predicatore finanziario in Italia (come lui stesso si definisce nel suo sito), che ad Affaritaliani.it spiega i rischi di un super-organismo in balia delle lobby. La crisi? E’ solo un primo assaggio di quello che arriverà nel 2012 a livello macroeconomico, energetico e alimentare, spiega il broker indipendente detto il Beppe Grillo della finanza, tra i pochissimi ad aver preannunciato in un saggio del 2006 la tempesta finanziaria.

Secondo Benetazzo la colpa è tutta del Wto che “sta creando uno spostamento di ricchezza da Occidente ad Oriente, mettendo in seria difficoltà l’attività occupazionale dei Paesi occidentali con le delocalizzazioni”. Come uscirne? Col protezionismo e restituendo ai singoli Stati la sovranità monetaria.

L’INTERVISTA

Oggi è iniziato il G8. I grandi della Terra cercano di mettere a punto nuove regole per la finanza mondiale, ma le divisioni al loro interno sono ancora molte. Che cosa succederà?
“La preoccupazione principale non è la regulation finanziaria: non è qui che sta il marcio. Il rischio è che ci sia una volontà occulta di arrivare silenziosamente ad un governo bancario mondiale attraverso un organismo monetario e finanziario di controllo del pianeta. Questo sì che potrebbe essere un grande problema. E a questo proposito non è casuale che la stessa Cina oltre due mesi fa abbia detto che non è più possibile far reggere gli equilibri del sistema finanziario sul dollaro Usa, chiedendo di fatto una nuova moneta internazionale”.

Quindi lei vede come un pericolo l’istituzione di un super-organismo internazionale di controllo.
“Sì. E’ una vera e propria minaccia”.

Perché?
“Perché metterebbe tutte le economie dei singolo Paesi nelle mani della due diligence, del controllo,
della vigilanza e delle politiche monetarie di un unico interlocutore. E basta vedere come già adesso Fed, Bce, Boe e Boj, pur mantenendo una loro cosiddetta indipendenza, abbiano dimostrato politiche monetarie fallimentari. Prenda l’Europa, che è governata da più di 10 anni dalla Banca Centrale Europea: tutti i Paesi che stanno abbracciando la politica Ue sono pesantemente in difficoltà. E uno di questi Paesi è il nostro che non può più contare su strumenti monetari propri come l’emissione di debito pubblico, l’aumento o la diminuzione dei tassi di interesse… “

Quindi lei teme la fusione delle principali banche centrali in un solo organo con super-poteri?
“Si presume che si tratti di una sorta di fusione. Con la coneseguente perdita o rinuncia di sovranità monetaria degli Stati a favore di un organismo esterno che si occuperà di armonizzare i flussi finanziari, la regulation di 4 aree economiche strategiche…”

Quello che di fatto c’è già in Europa con la Bce…
“Esatto. Il problema è che si passerebbe ad una nuova Banca mondiale, ancora più lontana, dove delle lobby occulte avranno ancora più potere…”

Quali lobby?
“Meglio non parlarne”.

Se però i Paesi del G8 non sembrano riuscire ad accordarsi sulle nuove regole da dare ai mercati, non è più difficile che riescano di comune accordo a fondare una banca centrale comune?
“Non è necessario che si mettano tutti d’accordo. Anzi: già il fatto che siano tutti in disaccordo, pone le condizioni per creare un soggetto super-partes. Ma ripeto: il marcio non è nelle regulation…”.

E dov’è?
“Nel Wto. Che sta creando uno spostamento di ricchezza da Occidente ad Oriente, mettendo in seria
difficoltà l’attività occupazionale dei Paesi occidentali con le delocalizzazioni. I mutui Usa, per esempio, non sono stati pagati proprio a causa della delocalizzazione: i subprime esistono da più di 30 anni ma sono venute meno le condizioni da parte dei soggetti interessati di poter pagare i propri impegni debitori a causa della perdita di milioni di posti di lavoro”.

E il Wto che cosa c’entra?
“Spingendo per l’internazionalizzazione degli scambi mercantili e poi anche per l’abbattimento dei dazi doganali per favorire grandi corporation alimentari e industriali, ha portato a questo tipo di trasformazione societaria”.

Nel suo libro-dvd in uscita L’economia allo sbando (Macroedizioni) lei parla di 3 crisi in arrivo: macroeconomica, alimentare e energetica.
“C’è una convergenza di fattori a livello macroeconomico, energetico, alimentare che poteranno ad esplodere una grande crisi planetaria dopo il 2012. La crisi che stiamo attraversando è solo una prima sfaccettatura: abbiamo avuto la manifestazione finanziaria, ora ci aspetta quella sociale”.

E come si fa a contrastare questa crisi?
“Le strade ci sono. E non è certo internazionalizzandosi che si risolvono i problemi. Bisogna interrompere lo strapotere del Wto. Quindi: iniziare ad embargare l’Europa nei confronti di tutti i prodotti che iniziano a proliferare e invadere i mercati europei, consentendo la protezione dell’artigianato e dell’industria europea con manodopera autoctona. Si tratta semplicemente di difendere i livelli occupazionali: gli stessi che adesso l’Inghilterra rimpiange, a distanza di 20 dalle scelte della Thatcher e del suo processo di de-industrializzazione”.

Tornare all’industria, questa la ricetta?
“Poi bisognerebbe ripristinare la sovranità monetaria all’interno del nostro Paese e avere una Banca Centrale che emette moneta per conto proprio”.

Quindi dire addio alla Bce e alla Ue?
“Sì. Anche se potremmo mantenere una moneta per le spese infrastrutturali e, localmente, divise locali. Ricordiamoci: l’euro è un marco travestito, serve solo alla Germania che esporta fuori dall’Ue. Per l’Italia, per esempio, si sta prospettando il cosiddetto scenario argentino: moneta troppo forte e economia troppo debole”.
Fonte:Affari italiani.it

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Lug 18

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Lug 18


Continuano a morire i giornalisti nella Russia del dittatore Vladimir Putin. Ieri è stata trovata morta Natalia Estemirova, giornalista sequestrata in Cecenia, collaboratrice dell’ong Memorial, l’unica che tiene il conto dei morti nel Caucaso settentrionale. Proprio lei, vincitrice del primo “Anna Politkovskaya Award”, il premio intitolato alla giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006 (processo, tra l’altro, recentemente riaperto dalla Corte suprema che ha annullato l’assoluzione per le tre persone accusate). Durante la premiazione disse: “L’Occidente non può e non deve voltare le spalle al popolo ceceno”. Ma è da tempo che l’informazione non se ne occupa. Quella italiana da mesi, se non da anni. Dimenticando così centinaia di migliaia di morti delle due guerre (300mila morti e 200mila ceceni spariti nel nulla, un quarto dell’intera popolazione cecena, scriveva PeaceReporter nel 2005).

“Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede.” (Anna Politkovskaya)

Fonte:Il Popolo Sovrano
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Lug 18

Tre giorni di manifestazioni Antimafia a Palermo organizzati da Salvatore Borsellino, in ricordo delle vittime della strage di via D’Amelio: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e tutte le vittime della mafia e di chi con essa ha collaborato.

Salvatore Borsellino non vuole politici, vuole la gente onesta! perchè c’è un Paese da riprendersi!!! Tutte le info e programma: http://www.19luglio1992.com

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Sep 07

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Lug 18

di Giorgio Bongiovanni e Silvia Cordella

Le dichiarazioni di Ciancimino, i fogli mancanti del processo e i messaggi mafiosi a Berlusconi…

Massimo Ciancimino fa ancora parlare di sé e questa volta l’argomento scottante non è la trattativa tra mafia e Stato intercorsa all’epoca delle stragi del 1992, per il quale presto sarà chiamato a rispondere in udienza pubblica.

Le sue dichiarazioni stanno irrimediabilmente sollevando un polverone attorno alla Palermo degli affari che negli anni Ottanta e Novanta ha basato il suo punto di forza sul patto economico stretto con la mafia di Riina e Provenzano.

Sono i magistrati Nino Di Matteo e Antonio Ingroia i depositari delle nuove rivelazioni del figlio di don Vito Ciancimino, condannato a 5 anni e 8 mesi per riciclaggio, intestazione fittizia di beni e concorso in tentata estorsione, nell’ambito del processo sul tesoro occulto di suo padre.

Rivelazioni che hanno già causato l’avvio di nuove indagini per corruzione aggravata a carico dei senatori Carlo Vizzini e Salvatore Cuffaro e degli onorevoli Romano e Cintola. Tutti indagati a vario titolo per aver ricevuto compensi economici (ufficialmente non dovuti) pagati dalla famiglia Ciancimino per agevolare, nell’assunzione delle gare d’appalto, la Gas Spa (Gasdotti Azienda Siciliana). La società in quota al Gruppo Brancato – Lapis venduta il 13 gennaio 2004 alla multinazionale “Gas Natural” per 120 milioni di euro, di cui una percentuale era finita sul conto svizzero Mignon come pagamento spettante a don Vito, in qualità di socio “riservato”.

Proprio in seguito a questa vendita Massimo Ciancimino era stato accusato di aver incassato e reinvestito la percentuale destinata a suo padre (all’epoca deceduto).

Da qui le manette, i domiciliari e poi il processo in abbreviato, tuttora in corso a Palermo in sede di Appello. Ed è in seguito a questi sviluppi giudiziari che Massimo Ciancimino ha iniziato a parlare: prima alludendo alle responsabilità della famiglia Brancato corresponsabile nella Gas della “gestione Ciancimino”, poi denunciando pubblicamente la sparizione di alcune intercettazioni ambientali che sarebbero dovute essere da tempo depositate agli atti del suo procedimento.

I magistrati hanno così aperto un nuovo filone investigativo che ha coinvolto anche l’erede del socio di Lapis, Monia Brancato, rimasta finora estranea ai fatti, secondo Massimo Ciancimino, a causa di uno “strabismo investigativo” che ha inevitabilmente finito per colpire una sola delle due compagini societarie riferibili all’azienda del Gas. Accuse chiaramente tutte da verificare (per questo è stata avviata un’indagine a Catania).

Ciononostante le sue dichiarazioni lasciano spazio a dubbi e perplessità sulla conduzione delle prime indagini dopo il ritrovamento di un documento che era stato sequestrato dai carabinieri nel 2005, durante la perquisizione avvenuta nella sua casa prima del suo arresto. Probabilmente ritenuto irrilevante dai pm che detenevano l’incartamento originale del primo grado, il foglio strappato nella sua parte iniziale (così verbalizzavano i carabinieri) è stato ritrovato in questi giorni da Ingroia e Di Matteo in mezzo ad altri 18 faldoni che i magistrati hanno trasmesso ai giudici del processo Ciancimino. Una scoperta di notevole importanza perché, come ha dichiarato il Pg del processo Dell’Utri Antonino Gatto, che ne ha chiesto l’acquisizione insieme all’audizione di Massimo Ciancimino (la Corte si è riservata di decidere il prossimo 17 settembre), il documento potrebbe “dimostrare la continuità dei rapporti intercorsi tra lo stesso Dell’Utri e Cosa Nostra siciliana”.

Il testo della missiva vergata a mano non è completo (Ciancimino dice che originariamente era intera), ciò che è possibile leggere è la parte finale di una richiesta minacciosa all’attuale Presidente del Consiglio: “… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.

Una frase enigmatica che richiama il rapporto Fininvest - Cosa Nostra di cui si trova traccia nelle sentenze sulle stragi del biennio ’92-’93 e nella sentenza di condanna a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Dell’Utri. La cosa più interessante è che la lettera, che era indirizzata proprio a Dell’Utri, è stata data a Massimo Ciancimino nella casa di Pino Lipari a San Vito Lo Capo alla presenza di Provenzano. Una volta nelle sue mani l’erede più piccolo di don Vito l’avrebbe portata a suo padre, all’epoca detenuto, il quale avrebbe poi espresso il proprio parere per farla avere a una terza persona non meglio precisata. In quanto al triste evento Massimo Ciancimino ha ricordato con precisione che si sarebbe trattato dell’omicidio del figlio di Berlusconi.

Un fatto che, come emergerebbe dai verbali d’interrogatorio del 30 giugno e del 1 luglio, lo aveva molto impressionato. I due documenti in ogni caso presentano diverse discrasie. Il testimone inizialmente non intendeva rispondere. Poi alle stringenti domande dei pubblici ministeri che lo hanno interrogato dopo il ritrovamento della lettera, ha risposto visibilmente provato: “Sono cose più grandi di me”. Anche perché le comunicazioni che la mafia avrebbe inoltrato a Berlusconi non si esauriscono qui. La richiesta di una televisione in cambio di un appoggio elettorale sarebbe solo l’ultima di tre lettere scritte tra il 1991 e il 1994. Il secondo messaggio Ciancimino junior ha riferito di averlo ricevuto in una busta chiusa da un giovane che nei primi anni Novanta faceva l’autista di Provenzano. In questo caso Vito Ciancimino avrebbe svolto il ruolo di consulente del capo mafia, mentre in un’altra occasione avrebbe fatto da mediatore consegnando copia della missiva a un tale di nome “Franco”.

Ciò che però qui conta sottolineare è che l’istanza sarebbe alla fine giunta a destinazione, rientrando così nella consueta e vecchia gestione dei contatti tra gli ambienti Fininvest e criminalità organizzata siciliana iniziati già negli anni Settanta. Periodo in cui l’Anonima Sequestri terrorizzava la Milano bene e quindi anche la famiglia del futuro premier. Al quale era corso in aiuto l’amico Marcello Dell’Utri che per proteggerlo si era rivolto, attraverso Tanino Cinà (uomo d’onore posato della famiglia di Malaspina) al capo di Cosa Nostra Stefano Bontade. Sarebbe stato proprio il “Principe di Villagrazia” ad impegnarsi con il promettente imprenditore edile fornendogli una “garanzia” contro il pericolo dei rapimenti. Garanzia che rispondeva al nome di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore implicato in varie inchieste tra cui la famosa “Pizza connection”, condotta da Giovanni Falcone.

L’incontro tra Berlusconi e Bontade era avvenuto negli uffici della Edilnord, a Milano, alla presenza di Marcello Dell’Utri, Tanino Cinà, Mimmo Teresi (boss di Santa Maria di Gesù) e Francesco Di Carlo (boss di Altofonte).
Ed è proprio Di Carlo - oggi collaboratore di giustizia, ritenuto perfettamente attendibile dai giudici che hanno condannato Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa – a raccontarlo perché testimone oculare.

In quell’occasione, ha spiegato il pentito, era stato Dell’Utri a fare le presentazioni delle quali solo Cinà non aveva bisogno perché Berlusconi già lo conosceva.
Nel corso del colloquio con l’imprenditore, Bontade, tra le altre cose, gli chiedeva di “venire a costruire a Palermo, in Sicilia”. Cosa alla quale Berlusconi rispondeva con una battuta e “un sorriso sornione”: “Ma come debbo venire proprio in Sicilia? Con i meridionali e i siciliani ho già problemi qui!”. Bontade, però, lo rassicurava: “Ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa”. Prima di dirgli, in riferimento al problema dei sequestri: “Per qualsiasi cosa si rivolga a Marcello”, promettendogli quella garanzia che sarebbe poi stata rappresentata da Vittorio Mangano.

Dell’Utri, infatti, ricordava ancora Di Carlo era considerato una persona “fidata”. Tanto che in occasione del matrimonio londinese del trafficante di droga Jimmy Fauci, spiegava il pentito, fu Mimmo Teresi a dire allo stesso Di Carlo che Dell’Utri era “un bonu picciottu”. E a dichiarare: “Noi con Stefano abbiamo intenzione di combinarlo”.

La riunione negli uffici della Edilnord segna quindi l’inizio di un rapporto tra Berlusconi e Cosa Nostra siciliana basato su favori ed estorsioni: l’organizzazione criminale minacciava, chiedeva, offriva. Il Cavaliere rispondeva.
E così, dopo l’incontro, Mangano si era insediato nella sua villa di Arcore e dal 1974 l’imprenditore aveva iniziato a versare all’organizzazione il suo “contributo” annuale. Poi quando il boss-stalliere era stato costretto ad allontanarsi (un anno e mezzo più tardi), Berlusconi aveva subito il primo attentato nella sua villa di via Rovani. Era il 26 maggio del 1975, ma solo anni dopo si era scoperto che l’autore di quel gesto intimidatorio era stato proprio Mangano. In quello stesso periodo iniziava per Berlusconi una carriera tutta in salita: prima gettava le fondamenta del suo grande impero, dopo entrava nel business delle emittenti televisive. Ad aiutarlo nella grande impresa 113 miliardi di lire di provenienza sconosciuta che tra il 1975 e il 1983 sarebbero affluiti nelle 22 holding Fininvest, che diventeranno poi 37.

Nel frattempo anche la galassia di Cosa Nostra subiva una grossa trasformazione: i corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano prendevano il sopravvento sulla mafia di Bontade, il quale veniva ucciso nella guerra di mafia degli anni Ottanta insieme a quasi tutti i suoi rappresentanti. Il nuovo vertice ereditava così il rapporto con l’imprenditore milanese che, dopo una serie di vicissitudini, per ordine di Riina sarebbe passato direttamente nelle mani di Tanino Cinà. Sarebbe stato lui a recarsi due volte all’anno a Milano per ritirare i contributi versati dall’imprenditore. Ma il 28 novembre 1986 la sede Fininvest di via Rovani 2 subiva un secondo attentato da parte della mafia catanese. Riina era pronto a cavalcare (nuovamente?…) l’onda.
L’intento dei mafiosi, spiegheranno i collaboratori di giustizia, è quello di “avvicinare” Cinà a Dell’Utri e Berlusconi perché il rapporto con l’imprenditore milanese non sarebbe dovuto essere solo di natura estorsiva, ma aveva anche e soprattutto una connotazione politica.

Berlusconi rappresentava per la nuova Cosa Nostra l’aggancio per arrivare a Craxi, in un momento in cui lo storico rapporto con la Democrazia Cristiana di Andreotti stava tramontando. Per questo motivo, racconteranno i pentiti, (Antonino Galliano, Francesco Paolo Anzelmo) verranno rivolte al Cavaliere nuove minacce tramite lettera e telefono. E così Tanino Cinà, sempre secondo l’Anzelmo, veniva urgentemente convocato a Milano da Dell’Utri.

Ma le intimidazioni non sarebbero cessate. Infatti il 17 febbraio del 1988, nel corso di una conversazione intercettata, Berlusconi si era lamentato con l’amico immobiliarista Raniero della Valle di aver ricevuto una serie di intimidazioni e minacce di morte per il figlio Piersilvio.
Per quanto riguarda l’evoluzione di queste ritorsioni non si mai è riusciti a scoprire molto.

Ciò che pare invece certo è che gli attentati ai magazzini Standa di Catania, iniziati nel gennaio del 1990, sarebbero terminati solo grazie all’intermediazione di Marcello Dell’Utri, che avrebbe instaurato con i mafiosi locali una non meglio specificata trattativa.
Secondo la lettura delle dichiarazioni di alcuni collaboratori, tra cui Angelo Siino, anche quegli attentati sarebbero rientrati nella più ampia strategia di rinnovare le grandi alleanze strategiche e politiche. In un periodo in cui Cosa Nostra era alla disperata ricerca di nuovi referenti. Ricerca che sarebbe terminata con la discesa in campo di Silvio Berlusconi e con la decisione di appoggiare il nascente partito Forza Italia.

Le missive di cui si parla oggi e in particolare il foglio strappato scoperto tra le carte sequestrate a Massimo Ciancimino potrebbero dimostrare dunque che, anche dopo l’elezione a Presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi, la mafia siciliana avrebbe proseguito con la tattica di sempre: intimidire per ottenere favori. La domanda allora è semplice: di quali favori si trattava?
Ed è possibile ricollegare tali favori agli incontri tra Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri, risalenti alla fine del 1993 e dei quali parlano altri collaboratori di giustizia?

Questi incontri, si legge nella sentenza che ha condannato il senatore del Pdl, avevano “un connotato marcatamente politico, in quanto Dell’Utri aveva promesso che si sarebbe attivato per presentare proposte molto favorevoli per Cosa Nostra sul fronte della giustizia, in un periodo successivo, a gennaio del 1995 (‘modifica del 41bis, sbarramento per gli arresti relativi al 416bis’)”. E “infatti, vi era stato un primo tentativo a livello parlamentare che, però, non era riuscito a concretizzarsi. Inoltre, Dell’Utri aveva detto a Mangano che sarebbe stato opportuno stare calmi, cioè evitare azioni violente e clamorose, le quali non avrebbero potuto aiutare la riuscita dei progetti politici favorevoli all’organizzazione mafiosa”.
Ancora, dopo le elezioni del 1994, Mangano avrebbe assicurato di aver parlato con il Dell’Utri e che lo stesso avrebbe dato “buone speranze”.

È evidente che siamo di fronte a una questione di estrema rilevanza investigativa nell’ambito dei rapporti tra Dell’Utri e Cosa Nostra e tra il premier e la stessa mafia corleonese di cui Vito Ciancimino era portavoce e consigliere essendo come aveva detto Giuffrè “la mente grigia” di Provenzano. Sul piano della questione morale tutto ciò fa impallidire lo scandalo sui festini del Presidente del Consiglio. Per squallidi e disonorevoli che siano i suoi vizietti, sembra assurdo che le ragioni principali del suo declino elettorale da parte degli italiani possa essere dovuto a queste vicende e non ai suoi rapporti con Cosa Nostra. Questo forse è il più grande scandalo italiano.

Fonte:Antimafiaduemila

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Lug 18


Nei comunicati di questa vera e propria fiera delle nullità il risultato finale di questo circo autoreferenziale sarà una misera e scoraggiante miscela di “Aria fritta”.
Il “sud”? Ma se c’è un “sud” di qualcosa, cioè d’Italia, non c’è identità distinta di popolo. E cos’è il sud? Sud d’Italia? Repubblica Partenopea? Regno di Napoli o Napolitanìa? Sicilia “al di qua del Faro”? O semplicemente la somma di sei regioni italiane? Non lo sappiamo.

Forse qualcuno non ha ancora capito che la Sicilia non è il Sud e non ha capito che chiamare uno stato o una regione con una coordinata geografica è il modo migliore per negarne l’esistenza: “La Sicilia è la Sicilia”, punto e basta.

Continuino i politicanti nostrani a promuovere convenzioni, a creare nuove sigle, vuote di qualsiasi programma, solo spinti dalla sete di potere nella speranza di arraffare qui è la qualcosa per potere sopravvivere in una società contemporanea ormai incancrenita dal potere economico, ma sappiano che finchè esisterà “L’Altra Sicilia” e porterà con successo certo e poco apparente l’afflato autonomistico, tutti questi nuovi Carneade saranno costretti a copiarci per non lasciare a noi quel primato, ad essere percio’, a parole, autonomisti, meridionalisti, surrogati di vari partiti, pur di tarparci le ali e rubarci ogni spazio ideale per non farci crescere e accelerare cosi’ il centralismo e la soggezione agli interessi del nord, che pure oggi, nonostante noi, appare dominante.

Come fare a salvare le prerogative e l’identità della Sicilia senza restare isolati dagli stessi meridionali, risultando minima parte elettorale?

Noi un suggerimento l’abbiamo, la carta vincente che risolve finalmente il dualismo italiano. Ne facciano gli autonomisti una bandiera! Escano allo scoperto i tanti pavidi ancora nascosti nei partiti nazionali. E sarà la vittoria.

Come? Semplicissimo: unire le 6 regioni meridionali continentali in un’unica “Macroregione” a statuto speciale CON L’IDENTICO STATUTO AUTONOMO DI CUI OGGI GODE LA SICILIA! Unica modifica potrebbe essere quella di unire la nostra e la loro “Alta Corte” in un’unica “Alta Corte delle Due Sicilie”, con sede a Roma, a tutela della nostra e della loro autonomia. Se vogliono unirsi a questa lotta di liberazione i Sardi, ben vengano, ovviamente mantenendo come noi siciliani, ma anche più di noi, la loro autonomia e la loro specificità.
In ogni caso mantenendo, come è sempre stata viva aspirazione dei Siciliani, le due regioni-stato distinte, i due Popoli delle Due Sicilie marcerebbero ora loro come un rullo compressore lasciando le briciole a Berlusconi e Veltroni che invece dovrebbero rifugiarsi dai loro tanto amati elettori del centro-nord!

Fratelli Napolitani, raccogliete questo nostro suggerimento!
Studiate il nostro Statuto: sarà la Vostra libertà!

Modifichiamo appena l’art.1 Statuto Speciale della REGIONE NAPOLITANA: “I Comuni della Repubblica Italiana il cui territorio già era ricompreso nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie, ivi compresi Pontecorvo e Benevento, sono costituiti in regione autonoma… La città di Napoli è capoluogo della Regione….” e così via, con una sola modifica in seguito per unificare le due “Alte Corti”.

Pensateci:
1 - avremo di nuovo Banco di Napoli e Banco di Sicilia rifondati che emetterano moneta pubblica e non soggetta a signoraggio (art.. 40 statuto);

2 - avremo ciascuno un nostro ordinamento tributario sovrano (36);

3 - le imprese che avranno sede fuori dalla regione dovranno versare le imposte in base al reddito prodotto o ai consumi manifestati nella regione (37) e non in base alla sede legale;

4 - con la potestà esclusiva nelle scuole elementari potremmo ricreare l’identità negata dei nostri popoli;

5 - tutte le funzioni statali nel territorio passerebbero alle regioni che diventerebbero così semi-indipendenti e non continuiamo solo per brevità. E così i “padagni” non rompono più.

Chiediamo solo ai cittadini dell’Aquila, di Campobasso, di Bari, di Potenza e di Catanzaro, di mettere da parte i campanilismi che servono solo al malgoverno italiano per mantenere inoffensivi e divisi i “meridionali”.

Le attuali province possono bene ereditare le funzioni amministrative delle regioni e trasformarsi in “liberi consorzi di comuni” come in Sicilia.

Potrete proclamare lingua ufficiale, accanto all’Italiano, il Napoletano (parlato e compreso dappertutto, in diverse varianti, tranne in Calabria e in Salento, dove potreste/dovreste riconoscere il Siciliano nelle sue due varianti locali).

L’Italia può forse reprimere 5 milioni di Siciliani, ma non potrà mai reprimerne 5 + 14 di DuoSiciliani.

Se non avrete mire “imperialistiche” sulla Sicilia che come in altri tempi ci porterebbero alla rovina, nessuno potrà fermarci.

Noi non siamo poveri per natura, lo siamo perché depredati di tutto.

Spezziamo insieme le catene del colonialismo italico.

Viva la Sicilia! Viva la Napolitania! Viva le Due Sicilie!

Ufficio stampa
L’ALTRA SICILIA - Antudo

N.B. Nella foto il logo usato dalla nostra organizzazione per le elezioni politiche, circoscrizione europa, del 2006; delle amministrative a palermo nel 2007 e alle politiche, circoscrizione europa, del 2008

Fonte:L’Altra Sicilia-Antudo

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Lug 18

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Lug 18


Solo nel 2008 in 122mila si sono spostato al Centro-Nord. Le partenze soprattutto da Campania, Puglia, Sicilia

ROMA - «Deve crescere nelle istituzioni, così come nella società, la coscienza che il divario tra Nord e Sud deve essere corretto». Lo scrive il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al Presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, Nino Novacco in occasione della presentazione del «Rapporto SVIMEZ 2009 sull’economia del Mezzogiorno. Lo studio fotografa la situazione economica del Sud italiano, rilevando un crollo del Pil a -1,1% il Pil delle regioni meridionali nel 2008, e contiene dati preoccupanti soprattutto in relazione al numero degli emigrati: in dieci anni (1997 -2008) - si legge - circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno.

«ITALIA SPACCATA IN DUE» - Il Mezzogiorno, secondo il rapporto, è la Cenerentola d’Europa. «Caso unico» nel vecchio Continente, «l’Italia- sottolinea l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni». I posti di lavoro del Mezzogiorno, in particolare, «sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione». Così nel 2008 il Sud ha perso oltre 122mila residenti a favore del Centro-nord, a fronte di un rientro di circa 60mila persone. Oltre l’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia.

L’APPELLO DI NAPOLITANO - «La crisi economica rafforza il convincimento - scrive Napolitano - che una prospettiva di stabile ripresa del processo di sviluppo debba essere fondata sul superamento degli squilibri territoriali, necessario per utilizzare pienamente tutte le potenzialità del nostro Paese. Il fatto che le politiche di riequilibrio territoriale messe in atto in passato abbiano conseguito risultati insufficienti rende certamente indispensabile un forte impegno di efficienza e di innovazione da parte delle istituzioni meridionali; ma questo impegno non sarebbe sufficiente senza il supporto di una strategia di politica economica nazionale mirata al superamento dei divari in termini di dotazione di infrastrutture, di investimento in capitale umano, di rendimento delle amministrazioni pubbliche e di qualità dei servizi pubblici».

L’EMORRAGI PIU’ FORTE IN CAMPANIA - Tornando allo studio, l’emorragia più forte è in Campania (-25mila), seguono Puglia (-12.200) e Sicilia (-11.600). Nel 2008 poi - spiega lo Svimez - sono stati 173mila gli occupati residenti nel Sud ma con un posto di lavoro al Centro-nord o all’estero, 23mila in più del 2007 (+15,3%). Sono i pendolari di lungo raggio, cittadini a termine che rientrano a casa nel weekend o un paio di volte al mese. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: l’80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato (il 24% è laureato). Spesso sono maschi, single, dipendenti full-time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o l’assestamento nel mercato del lavoro. Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari - secondo il rapporto - sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. È da segnalare però la crescita dei pendolari meridionali verso altre province del Mezzogiorno, pur lontane dal luogo d’origine: 60mila nel 2008 (erano 24mila nel 2007).

DIMINUITI I LAUREATI NEGLI ATENEI MERIDIONALI - Rispetto ai primi anni 2000, poi, sono aumentati i giovani meridionali trasferiti al Centro-nord dopo il diploma che si sono laureati lì e lavorano lì, mentre sono diminuiti i laureati negli atenei meridionali in partenza dopo la laurea in cerca di lavoro. In vistosa crescita le partenze dei laureati “eccellenti”: nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. La mobilità geografica Sud-Nord - conclude lo Svimez - permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-nord vanno incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% dei giovani “immobili al Sud” non arriva a 1.000 euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra 1.000 e 1.500 euro e oltre il 16% più di 1.500 euro. Glv

Fonte:Corriere della Sera 16 luglio 2009

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Lug 18

(ASCA) - Roma, 15 lug - “Mio fratello era stato sicuramente informato dagli organi istituzionali della trattativa in corso tra mafia e Stato, perché erano in mano sua le indagini sull’assassinio di Falcone e sulla mafia in Sicilia. Non poteva non esserne informato”. Così Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio commenta le nuove rivelazioni sul patto tra Stato e mafia fatte da Massimo Ciancimino.

Borsellino é intervenuto a ‘24 Mattino’ su Radio 24. “Sostengo dal 1997 - ha aggiunto Borsellino - che il motivo dell’accelerazione della eliminazione di Paolo sia stato il fatto che lui si era messo di traverso rispetto a questa trattativa nel momento in cui ne fu informato, e questo avvenne al ministero dell’Interno il primo luglio 1992. A quel punto era necessario, per poter continuare a condurre la trattativa, eliminare l’ostacolo principale, Paolo Borsellino, ed eliminarlo in fretta”.

Ciancimino jr. ha detto che una copia del famoso ‘papello’ era nella cassaforte di casa sua a Mondello ma i Carabinieri durante una perquisizione evitarono di controllare: “C’é da chiedersi il perché non sia stata aperta quella cassaforte - ha detto Borsellino -. Credo che sia lo stesso motivo per cui dopo l’arresto di Riina é stato lasciato incustodito il suo rifugio, finché squadre della criminalità organizzata hanno potuto ripulire la casa e prelevare la cassaforte, nella quale c’erano cose che non dovevano venire fuori. Ciancimino non é un pentito - ha detto Borsellino - ma uno che vuole salvare il salvabile, quel famoso tesoro del padre di cui evidentemente gli hanno sequestrato solo una minima parte. Ora ha scelto di collaborare e sta dando un validissimo contributo, ma per patteggiare la sua impunità”.

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Lug 18


Antonio Ciano, Presidente nazionale del Partito del Sud prende carta e penna e con un lettera indirizzata al Commissariato di Polizia di Gaeta, nonché ai due politici “inventori” del Partito del Sud, per informarli che il Partito del Sud che vogliono costituire “ESISTE” sin dal 2002 e quindi li diffida formalmente dal persistere ad usare il nome di un Partito che esiste già ed è politicamente molto attivo.

Ecco la lettera:

Al commissariato di Polizia di Gaeta

All’On. Gianfranco Miccichè, Palazzo Chigi-Roma

All’On. Raffaele Lombardo, presidente della regione Autonoma della Sicilia

Il sottoscritto Antonio Ciano, nato a Gaeta il 26 gennaio del 1947 ed ivi residente in Via piave 15, segretario nazionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale
diffida

l’On.. Miccichè Gianfranco, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e l’On Lombardo Raffaele, attuale presidente della Regione Sicilia a usare il nome del mio partito.

Il sottoscritto, da un mese a questa parte, legge sulla stampa nazionale e locale di molte testate, della probabile nascita del Partito del Sud.

Il Partito del Sud è nato a Gaeta nel 2002, dove ha la sede nazionale in via Rimini 1-3 e si è presentato alle elezioni comunali di quell’anno.L’8 dicembre del 2007 e si è presentato alle elezioni politiche del 2008, e alle provinciali della provincia di Latina nel 2009, alle comunali 2009 nei comuni di Suzzara e di Virgilio in pr di Mantova.

Il partito del Sud, di cui si può trovare tutto su internet, è intenzionato a presentarsi alle prossime elezioni regionali in quasi tutte le regioni italiane, avendo rappresentanti in Sicilia, in Basilicata, nelle Puglie, nel Lazio, in Campania, nel Molise, in Abruzzo, nelle Marche, in Lombardia, in Emilia Romagna, in Liguria, in Piemonte, nel Veneto, in Calabria, come d’altronde si può trovarne nomi e cognomi dei nostri interlocutori regionali sul sito del Partito www.partitodelsud.it.

I nostri coordinatori stanno lavorando sul territorio per una crescita economica del Sud, visto che il Nord ha colonizzato il Meridione d’Italia in tutti i settori economici.

Stiamo lavorando sul teritorio italiano per ridare al Sud la dignità che merita. Da 150 anni i partiti nazionali,di destra e di sinistra, difendono l’economia tosco-padana.

In 150 anni l’economia meridionale è stata annullata e colonizzata dalle imprese del Nord, dai supermercati del Nord, dalle compagnie assicurative, da quelle industriali, da quelle finanziarie e bancarie. Ormai il Sud è un mercato a completa disposizione degli imprenditori tosco-padani. Al sud, non è rimasto nemmeno una banca, solo bancarelle, persino il Banco di Sicilia e il banco di napoli sono stati intruppati in quelle del Nord.
Una Nazione senza banche è condannata a morte, i commercianti sono indotti a fornirsi di liquidi presso cravattari e camorristi.
La stessa cosa dicasi degli artigiani e dei piccoli imprenditori.

Il nostro vicecoordinatore in Sicilia, dott. Erasmo vecchio, ha messo in pratica una idea del programma del Partito del Sud, un supermercato COMPRASUD( www.supermercaticomprasud.it, che vende solo prodotti meridionali.
Vi hanno aderito ad oggi quasi 600 imprenditori agricoli e industriali, tutti del Sud.

Il 18 luglio, a Pisticci, in pr di Matera, avremo un incontro con una decina di movimenti e partiti meridionalisti. Vogliamo federarci sotto il nome di partito del Sud che metteremo a disposizione di tutti.

Se il Sig Lombardo, e il sig Miccichè vogliono creare qualcosa di diverso, sono liberi di farlo, ma li diffidiamo ad usare il nome del nostro partito.

La nostra Patria è questa sacrosanta Repubblica nata il 2 giugno del 1946 dalla resistenza contro casa Savoia e non intendiamo rinunciare mai agli ideali costituzionali.
Non festeggeremo mai i fasti della monarchia sabauda, non festeggeremo mai i 150 anni di quella falsa unità d’Italia voluta da una banda di assassini che invasero le nostre terre un tempo ricchissime e ridotte a mero mercato dai partiti che hanno governato dal 1861 ad oggi, tutti filo risorgimentali, tutti a difesa delle ruberie che sono state perpretate a danno del Sud.

Il Risorgimento, per noi del Partito del Sud è stato il Cancro che ha devastato secoli di storia e di economia, è stato la causa dei nostri mali.
I savoiardi massacrarono le nostre terre, furono messe a fuoco oltre cento città, i morti ammontarono ad oltre un milione e fummo chiamati Briganti.
In 150 anni questa partitocrazia e la dittatura fascista hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali in tutto il mondo, una diaspora biblica che nemmeno gli ebrei hanno avuto.

Oggi i giovani costretti a lasciare il Sud ammontano a 150 mila all’anno.Nessuno ne parla.

Destra e sinistra oggi sono mere indicazioni stradali. Il Sud sta svegliandosi da un torpore voluto dalla cancellazione degli eventi storici che hanno determinato la nostra condizione di nazione di serie B. Ci riprenderemo i nostri mercati, ci riprenderemo la nostra storia, ci riprenderemo la nostra economia, ci riprenderemo la nostra dignità.

Antonio Ciano
Segretario Nazionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale

Fonte:Osservatorio Sicilia
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Lug 18


Di Simone Collini


Il nucleare sarà pure a scopo civile, ma le nuove centrali saranno realizzate in siti militari. E del resto il governo non potrebbe fare altrimenti, visto che praticamente tutte le Regioni italiane hanno già fatto sapere che non intendono ospitare un reattore. Così, quattro giorni dopo che il Senato ha approvato definitivamente la legge che riapre al nucleare, da un lato il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si affretta a dire che «sono prematuri i tempi per ipotizzare i siti» dove verranno costruite le centrali, e «prematuri» rimarranno fino alle regionali del 2010, per evidenti motivi. Dall’altro, di fronte al “niet” di governatori sia di centrosinistra che di centrodestra, il governo sta lavorando per sottrarre i siti che verranno scelti al controllo non solo delle Autonomie locali, ma anche di Parlamento e magistratura.

IL NO DELLE REGIONI
Solo così il governo può riuscire a imporre la politica del ritorno al nucleare. Il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola sostiene che oggi molti enti locali sono pronti ad accogliere centrali sul loro territorio, ma chi siano questi fantomatici volontari è un mistero che dura da un bel po’ di tempo. Si sa invece che il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, che ricopre anche il ruolo di presidente della Conferenza delle regioni, critica duramente il governo perché «ha imboccato una strada sbagliata e procede in modo unilaterale».

Posizione analoga per Mercedes Bresso, Piemonte: «Si tratta di un errore da ogni punto di vista, strategico, economico, della sicurezza». Due no che pesano doppiamente, visto che tra le ipotesi su cui sta ragionando il governo per risolvere in un colpo solo sia il problema delle autorizzazioni che quello dello smantellamento dei vecchi impianti, c’è quella di installare i nuovi reattori proprio nei siti delle centrali che dopo il referendum dell’87 sono state lasciate a girare a basso regime, a cominciare da Caorso (che si trova nella prima regione) e Trino Vercellese (seconda). Ma pesanti no arrivano anche dalla Toscana («contrarissimo» si dice Claudio Martini), dal Lazio («il futuro è nelle tecnologie pulite», sostiene Piero Marrazzo), dalla Basilicata («scelta inopinosa e avventurata» è per Vito De Filippo quella del governo), dalla Puglia («dovranno venire con i carri armati», promette Nichi Vendola).

Tutte voci di centrosinistra e quindi a rischio passaggio di testimone nel 2010? Il fatto è che anche dal centrodestra stanno arrivando secchi rifiuti. Bisognerà vedere se alle parole seguiranno i fatti, ma intanto il presidente della Sardegna Ugo Cappellacci sostiene che «dovrebbero passare sul mio corpo» per installare un reattore sull’isola e quello dell’Abruzzo Gianni Chiodi fa notare che la sua terra non è «idonea per le sue caratteristiche morfologiche e sismiche a ospitare un sito».

SITI MILITARI
E allora si spiega perché il governo stia preparando una exit strategy ricorrendo all’aiuto dei militari. Ora che è diventato legge il ddl Sviluppo, contenente il ritorno al nucleare, può ripartire un altro disegno di legge che non casualmente finora è stato tenuto fermo in commissione Difesa al Senato. Si tratta di un provvedimento che prevede la creazione di una società di diritto pubblico denominata Difesa Servizi Spa.

Il combinato disposto delle due norme consentirebbe la creazione di centrali in siti militari, visto che ora la Difesa può utilizzarli «con la finalità di installare impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell’energia». E per farlo il ministero, una volta approvato il secondo ddl, «può stipulare accordi con imprese a partecipazione pubblica». Proprio come la Difesa Servizi Spa. A quel punto, le centrali nucleari sarebbero fuori dal controllo di altre autorità, protette dietro il cartello «Zona militare».

Fonte: L’Unità del 14 luglio 2009

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Lug 18

Abbiamo ricevuto in posta questa email di Pietro Annicchiarico.
Sono un assiduo lettore del blog SOPRALAPANCALACAPRACANTA e vorrei indirizzare queste poche domande all’assessore alle Politiche Giovanili di Grottaglie, Luciano Santoro.

Premessa:

L’Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, il 16 luglio ha pubblicato il rapporto 2009 in cui si evince che dal 1997 al 2008, 700.000 persone sono scappate dal sud Italia per cercare lavoro al nord.

In merito a questa notizia sorgono spontanee tre domande:

1) Cosa sta facendo il comune di Grottaglie e, nello specifico l’assessorato alle Politiche Giovanili, per fermare questo esodo di cervelli qualificati?

2) Quali sono gli strumenti messi in atto dal comune di Grottaglie, tendenti a favorire i giovani che per la prima volta si affacciano al mondo del lavoro?

3) Quante sono le risorse economiche destinate alla popolazione giovanile e finora quali sono state le iniziative finanziate?

Pietro Annicchiarico
17-07-2009

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Lug 18

Si concluderà il 20 luglio (tra 4 giorni) c/o la pinacoteca di Grottaglie (palazzo De Felice), la mostra dedicata alle opere di Pietro Guida, artista campano trapiantato a Manduria. Abbiamo avuto modo di ammirare i suoi lavori e ce ne siamo innamorati. Nel video solo alcune delle opere esposte, non vogliamo togliervi la possibilità di scoprire personalmente la musicalità e la vitalità prorompente di quelle forme. Sarà possibile visitare la mostra fino a lunedì 20 luglio, compresa la domenica,dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 20.00.

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Lug 18

…E QUANTI POTRANNO ANCORA REGALARTENE

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Lug 18

Problemi tecnici impediscono il concerto di Caparezza a Fantiano il 2 agosto e così ci si sposta allo stadio di Carosino per il 3 agosto.

Così recita più o meno il comunicato stampa degli organizzatori.

In realtà se ci fossero dei controlli seri e severi nessun evento di grosse dimensioni sarebbe possibile a Fantiano dove ci si arriva attraverso un viottolo di campagna procedendo in fila indiana con le auto facendo ore ed ore di fila con i motori accesi inquinando anche la zona con i gas di scarico e dove, in caso di un qualsiasi disastro, si farebbe la fine del topo in trappola perchè, come via di fuga, c’è sempre lo stesso viottolo a meno che non ti butti nelle macchie con il rischio di finire in un crepaccio di cui la zona è, naturalmente, disseminata.

Ve le immaginate migliaia e non centinaia di persone, ma migliaia, in preda al panico con un viottolo di campagna come via di fuga? Non dimentichiamo che le cave sono immerse in una gravina che per sua natura non potrà mai diventare lo stadio di San Siro.

Le cave di Fantiano costituiscono uno splendido scenario naturale che tale doveva rimanere magari ospitando piccole, contenute manifestazioni ma qualcuno, con manie di grandezza ( e con i soldi piovuti dal cielo da finanziamenti elargiti con poca accortezza dagli enti preposti) ha voluto per forza adibire a teatro, spiananando e cementificando, facendone scempio per utilizzarlo poi un solo mese all’anno e soddisfare i piccoli mostruosi ego di provincia.

UN ANNO FA NE SCRIVEVAMO DA QUESTE PAGINE. NON ABBIAMO CAMBIATO PARERE.
http://sopralapancalacapracanta.blogspot.com/2008/08/cessate-duccidere-i-morti.html

fonte: sopralapancalacapracanta.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 18

7 ore di ritardo all’andata, overbooking per il viaggio di ritorno che lo aveva costretto a rientrare a Torino da Cuba due giorni dopo la data programmata. Per questo un’istruttore di sub si e’ rivolto al Codacons e poi, assistito dai legali dell’associazione, al Tribunale di Torino, ottenendo un risarcimento di 5mila euro. Il Tribunale di Torino ha infatti accolto tutte le tesi e le domande avanzate dai legali del Codacons, ha dichiarato l’inadempimento della compagnia aerea, condannandola quindi a pagare oltre 5.000 euro per non aver fornito i servizi di assistenza ai passeggeri cosi’ come esplicitati dalla Convenzione di Montreal e dalla Carta dei diritti del passeggero, anche per l’ipotesi di overbooking. Il Tribunale ha riconosciuto anche il danno da vacanza rovinata, qualificandolo in quel ”pregiudizio psicologico che si sostanzia nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista-viaggiatore e riconducibile ai disagi subiti, alla delusione per la mancata realizzazione delle aspettative, al mancato riposo, alla necessita’ di sollevare reclami e proteste, e in generale al fatto di non aver potuto godere della serenita’ che consegue alla legittima aspettativa del puntuale adempimento delle altrui obbligazioni”.
Pertanto il Codacons invita i passeggeri che in occasione delle prossime vacanze estive dovessero subire ritardi e disservizi da parte delle compagnie aeree, a inoltrare i reclami ai vettori entro 7 giorni, inviando per conoscenza all’indirizzo mail dirittinvolo.codacons@gmail.com, e rivolgersi all’associazione in caso di mancato indennizzo.

fonte: www.tuttoconsumatori.it » Vai al post originale

Lug 18

Dopo tre ribassi consecutivi dall’inizio di luglio, i carburanti Agip tornano a salire. ”Ma quando mai sono scesi?”, si chiedono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidenti di Federconsumatori ed Adusbef spiegando che le uniche variazioni che hanno avuto luogo, sono state del tutto teoriche e virtuali, e addirittura misurate in millesimi di euro.
”Peraltro - aggiungono le associazioni - se fosse vera questa oscillazione, derivante da un aumento che si sta verificando da soli due giorni sui mercati internazionali, sarebbe la prova lampante di quanto denunciamo da sempre, e cioe’ del fenomeno della doppia velocita’ di adeguamento del prezzo dei carburanti. Rapidissima in ascesa, lentissima in discesa”.
Federconsumatori e Adusbef concludono ribadendo che ”a causa di queste speculazioni, gli automobilisti continuano a pagare un maggiore esborso, per i propri pieni di carburante, pari a 96 euro annui di costi diretti, e 85 per le ricadute sul tasso di inflazione”.

fonte: www.tuttoconsumatori.it » Vai al post originale

Lug 18

Maggiori garanzie per la raccolta differenziata e l’avvio a riciclo dei rifiuti da imballaggio: Filippo Bernocchi, Responsabile Anci per le politiche ambientali su delega del presidente Chiamparino, Piero Perron, presidente del Conai (Consorzio nazionale imballaggi) e i presidenti dei Consorzi di filiera, hanno sottoscritto un accordo quadro per dare impulso alla raccolta differenziata dei sei materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Ai Comuni che sottoscrivono le convenzioni, spiegano Anci e Conai in una nota, viene riconosciuto e garantito nel tempo un corrispettivo economico per i rifiuti di imballaggio raccolti e conferiti al sistema consortile, che ne garantisce l’avvio a riciclo.

fonte: www.tuttoconsumatori.it » Vai al post originale

Lug 18

”Abbiamo richiesto all’Autorita’ Elettrica e del Gas di sanzionare il comportamento scorretto di alcune compagnie e soprattutto di intervenire per evitare che chiunque possa decidere di staccare liberamente una fornitura elettrica a un utente con una semplice telefonata, senza prima acquisire le giuste informazioni e stabilire con esattezza se sia fondata o meno la richiesta di concludere il contratto”. E’ quanto annuncia il Codici Campania, che ha deciso di inviare una segnalazione all’Autorita’ per l’energia per denunciare problemi sul mercato libero dell’elettricita’, a partire dalle segnalazioni ricevute dai consumatori relative a disdette non richieste o a doppia fatturazione. L’associazione ha anche presentato una denuncia nei confronti di Sorgenia.
”Due i versanti delle lamentele arrivate: da un lato i consumatori riferiscono di trovarsi arbitrariamente disdetti dal servizio con la vecchia compagnia elettrica e allacciati alla compagnia Sorgenia senza averne fatta richiesta alcuna - spiega il Codici Campania - e dall’altro utenti che decidono autonomamente di passare con la compagnia elettrica Sorgenia, in quanto conquistati e accattivati dalle offerte tariffarie propostegli, ma che alla fine si trovano a ricevere la doppia fatturazione sia dal nuovo che dal vecchio gestore”. Percio’ l’associazione invita tutti i consumatori che si trovano in condizioni simili a rivolgersi all’apposito sportello per avviare domanda di conciliazione.

fonte: www.tuttoconsumatori.it » Vai al post originale

Lug 18

”Siate ancora piu’ accorti”. E’ questo il consiglio che il Ctcu da’ agli automobilisti dopo che il governo ha reintrodotto il vincolo poliennale per le assicurazioni Rc auto. Da fine giugno di quest’anno, infatti, ”l’assicuratore, in alternativa ad una copertura di durata annuale, puo’ proporre una copertura di durata poliennale a fronte di una riduzione del premio rispetto a quello previsto per la stessa copertura dal contratto annuale. In questo caso, se il contratto supera i cinque anni, l’assicurato, trascorso il quinquennio, ha facolta’ di recedere dal contratto con preavviso di sessanta giorni e con effetto dalla fine dell’annualita’ nel corso della quale la facolta’ di recesso e’ stata esercitata”.
”Cio’ significa che i consumatori dovranno essere ancora piu’ accorti” avverte il Ctcu. ”Una volta stipulato un contratto pluriennale secondo determinate circostanze, potrebbe essere possibile recederne solo dopo 5 anni. Di fatto, e’ stata tolta ai consumatori la possibilita’ di valutare e scegliere di anno in anno l’offerta piu’ conveniente e piu’ adatta ai loro fabbisogni assicurativi” spiega l’associazione.
”Ai consumatori attualmente va il consiglio di non firmare polizze con scadenza maggiore a quella annua - a meno che il premio non sia davvero piu’ conveniente -, e controllando comunque sempre che le altre condizioni del contratto restino invariate in favore del consumatore” conclude l’associazione.

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