Lug 08


Fondi: Un miliardo all’anno di fatturato e 120 aziende: alla mafia bastano questi due numeri per non lasciarsi sfuggire il controllo del Mercato ortofrutticolo di Fondi (Mof), uno dei più grandi d’Europa, in provincia di Latina. Gli arresti di ieri di due uomini della cosca calabrese Tripodo, Venanzio e Carmelo Giovanni, lo testimoniano. Tripodo non è una famiglia qualunque di ‘ndrangheta. I due sono figli di Don Mico, compare d’anello di Totò Riina, ucciso in piena guerra di mafia dalla Nuova camorra organizzata (Nco) di Raffaele Cutolo, per ordine dei De Stefano, nel carcere napoletano di Poggioreale il 26 agosto 1976.
I due, secondo l’accusa, «avrebbero imposto i prezzi del mercato ortofrutticolo, deciso quali società potevano operare e il loro nome era sufficiente per sgombrare il campo da qualsiasi opposizione da parte di commercianti e imprenditori. Non solo, con il loro aiuto Riccardo Izzi sarebbe stato il primo degli eletti al comune di Fondi, dove fino al febbraio 2008 è stato assessore ai Lavori pubblici». Oltre all’influenza diretta sul Mof, l’associazione a delinquere aveva esteso gli interessi anche a società di traslochi, pulizie e onoranze funebri.

Con i fratelli Tripodo sono stati arrestati, tra gli altri, proprio l’ex assessore Riccardo Izzi, funzionari comunali, il comandante e il vice della Polizia municipale. La Direzione distrettuale antimafia di Roma ha sequestrato immobili e terreni per un valore di 10 milioni.

Questa operazione è l’ultimo anello di una catena illegale che le Forze dell’Ordine e la Magistratura stanno cercando da anni di spezzare. Nel 2007 il consigliere della Direzione nazionale antimafia (Dna) Francesco Paolo Giordano scriveva nella relazione: «Nel 2005, importanti inchieste sul mercato ortofrutticolo di Fondi, hanno fatto emergere sia il controllo illecito della criminalità organizzata sulle attività di trasporto su gomma di prodotti ortofrutticoli, sia infiltrazioni nel settore dell’intermediazione».
Come se non bastasse, a Fondi e in provincia di Latina anche le attività legate all’agricoltura (e via via le altre) sono spesso nelle mani di camorristi. «Vanno citate anzitutto forme di accaparramento di strutture produttive e di terreni agricoli a prezzi stracciati come interfaccia di fenomeni di usura e di estorsioni - scrive ancora Giordano - sicché alcuni operatori del comune di Giugliano in Campania risultano aver acquistato aziende agricole nella vicina provincia di Latina. Anche i Casalesi hanno sempre manifestato una particolare vocazione ad infiltrarsi nel settore agricolo, nella prospettiva di realizzare, in un modo o nell’altro, buoni affari».

Nel 2009 la Dna ha cambiato l’estensore della parte dedicata alle mafie nel Lazio: si tratta del consigliere Luigi De Ficchy, poi volato a capo della Procura di Tivoli. E cosa scrive nella relazione consegnata a fine 2008 al capo della Dna Piero Grasso? Questo: «Chiara conferma della penetrazione del fenomeno criminale nel mercato ortofrutticolo di Fondi è giunta dalle indagini relative ad alcuni danneggiamenti, che hanno interessato ditte di autotrasporto che operano nell’ambito del mercato. Tali episodi hanno confermato che le attività del Mercato ortofrutticolo di Fondi rappresentano continue occasioni di arricchimento per la criminalità organizzata per la forte influenza dei potenti clan camorristici e della ‘ndrangheta su Fondi. È stata riscontrata la costituzione di cartelli che gestiscono e controllano in maniera monopolistica e mafiosa le rotte della commercializzazione dei prodotti verso varie zone dell’Italia. Di rilievo è anche una indagine che ha portato alla emissione di una ordinanza di misura cautelare il 13 febbraio 2008 emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Roma nei confronti di un’organizzazione mafiosa dedita all’usura a danno di imprenditori e commercianti della zona di Fondi».
Una situazione che l’8 settembre 2008 ha obbligato il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, a chiedere al Governo lo scioglimento del Comune, accompagnando la richiesta con 57 faldoni pieni di accuse a mafiosi e amministratori. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, sul cui tavolo giace la richiesta, ancora ieri è stato sollecitato dall’associazione funzionari di Polizia, da parlamentari del centrosinistra e dal Governatore del Lazio, Piero Marrazzo, a prendere questa misura che appare ormai non più rinviabile.

[Roberto Galullo, Il Sole 24 Ore]

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Brividi nel feudo di Fazzone. Coinvolti politici del Pdl

Venanzio Tripodo è un figlio d’arte. Il padre, Domenico, detto Mico, è stato uno dei capibastone della ‘ndrangheta più conosciuto e temuto, poi ucciso negli anni ‘70 su ordine delle cosche rivali, per mano dei cutoliani. Ed è proprio Venanzio che - secondo le indagini della Dda di Roma, che ieri ha emesso 17 ordini di custodia cautelare - ad essere uno dei vertici della mafia del sud pontino, che ha la sua capitale nella città di Fondi. Legami solidi, atavici, familiari con i paesi calabresi di origine, rafforzati nel corso del tempo con le alleanze con i Casalesi, attraverso l’ala degli scissionisti di Nicola Zara: per Venanzio Tripodo il sud del Lazio da soggiorno obbligato si è trasformato con il tempo nell’affare più lucroso.

A Fondi - regno del Pdl, politicamente controllata dal senatore Claudio Fazzone - da almeno un paio d’anni gli investigatori antimafia stanno passando al setaccio l’intera economia. Il centro degli affari è il Mof - il mercato ortofrutticolo, centro logistico tra i più importanti d’Europa - dove negli affari il nome e la famiglia contano. Secondo la Dia del Lazio Venanzio Tripodo riusciva a condizionare prezzi e clienti, attraverso tre società locali, della famiglia fondana Peppe. «Decideva se un operatore commerciale potesse accedere al Mof, recuperava i crediti delle ditte»: per i magistrati della Dda di Roma Venanzio Tripodo era il vero dominus del mercato ortofrutticolo. Per condizionare gli affari bastava il suo nome, bastava sapere che dietro le tre società di Franco, Pasquale e Gemma Peppe c’erano loro, i calabresi legati alla ‘ndrangheta, amici dei Casalesi e dei siciliani di Cosa nostra.

Il vero salto la mafia di Fondi lo ha dato passando dalla gestione delle attività illecite al mondo dell’economia considerata normale, «attraverso l’assunzione della veste di soggetto contrattuale che contratta con la pubblica amministrazione». Su questo punto di svolta si innesta la richiesta - finora rimasta inascoltata - dello scioglimento del consiglio comunale, chiesto dal prefetto di Latina Bruno Frattasi, appoggiata dal ministro Maroni e ferma sul tavolo del consiglio dei ministri da cinque mesi.
Nell’operazione di ieri il livello di penetrazione delle mafie del sud pontino all’interno della pubblica amministrazione - e quindi della politica - appare in tutta la sua gravità. Tra i diciassette arrestati - su un totale di 32 indagati - ci sono l’ex assessore ai Lavori pubblici di Fondi, in quota Forza Italia, Riccardo Izzi, e i dirigenti dei settori bilancio e lavori pubblici. Agli arresti è finito anche il comandante dei vigili urbani, con l’accusa di aver coperto diversi abusi commessi da persone legate al gruppo di Tripodo.

Nell’inchiesta i magistrati romani indicano il ruolo giocato da alcuni esponenti del centrodestra del sud pontino, che da queste parti è il vero padrone. Un legame che secondo la Dda caratterizza «la natura mafiosa del sodalizio». È stato Tripodo - secondo gli investigatori - a «svolgere attività di recupero crediti in favore di Romolo Del Balzo», oggi consigliere regionale per il Pdl. E sempre lui - raccordo tra ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra - avrebbe contribuito ad eleggere Riccardo Izzi, divenuto poi assessore di Forza Italia a Fondi, fino al febbraio del 2008. Politici locali che contano, pezzi importanti di quell’impero fatto di voti, favori, intimidazioni che peseranno nelle prossime elezioni regionali.

[Andrea Palladino, Il Manifesto]

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Dietro gli ultimi arresti la lunga storia dell’operazione “Damasco”

La storia di «Damasco» è lunga, sta in qualche modo facendo riscrivere quella della provincia pontina, e la conclusione dell’indagine notificata ieri dagli investigatori contestualmente ai 17 arrestati non sembra ancora mettere sulla vicenda la parola fine. In 161 pagine il gip del Tribunale di Roma, Cecilia Demma, ha tracciato però un ampio spaccato di affari, fatti e misfatti nella Piana, sintetizzando l’esito degli accertamenti della Dia sul Mof e dell’Arma dei carabinieri su appalti e interessi che coinvolgono fondani e pubblici amministratori. In totale gli indagati risultano essere 33 e le ipotesi di reato che spuntano dall’ordinanza, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso contestata ai principali accusati, sono le più svariate: dalle violazioni alle disposizioni contro la mafia all’abuso d’ufficio, dalla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio alla tentata estorsione, dalla concussione alla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, dalle false attestazioni in atti indirizzati all’autorità giudiziaria al favoreggiamento.

«Damasco» nasce nel 2005 con gli accertamenti sui Tripodo, si sviluppa sui contatti degli stessi con Izzi e su presunti abusi all’interno del Comune di Fondi, ed esplode nel 2008, con gli arresti per usura mafiosa e i dubbi sulla Procura di Latina, fino a giungere all’operazione di ieri. Il gip Demma va però oltre e analizza tutti i procedimenti avviati nei diversi Tribunali italiani in cui negli anni sono stati coinvolti i figli di don Mico Tripodo.

Il gip parte dalla presunta associazione per delinquere di stampo mafioso, che considera promossa e diretta da Carmelo Giovanni Tripodo, Antonino Venanzio Tripodo e Aldo Trani e ritiene che i proventi delle attività di usura e traffico di droga siano stati reinvestiti nelle attività commerciali di fatto gestite dai tre, sottolineando anche un presunto collegamento della famiglie Trani e Tripodo con il clan La Minore della ‘ndrangheta calabrese. Ad avvantaggiare la presunta gang, secondo il gip, è stato l’ex assessore ai lavori pubblici Riccardo Izzi, sostenuto dalla banda nel periodo elettorale. All’associazione mafiosa avrebbero poi partecipato vari soggetti, con intestazioni fittizie dei beni dei Tripodo e collaborazione nell’amministrazione delle attività imprenditoriali, intimidazioni a imprese concorrenti, utilizzando anche soggetti collegati alla cosca calabrese Romeo di San Luca, e con acquisti e cessioni di grandi quantitativi di cocaina e hascisc e armi. Il gip ha poi esaminato una lunga serie di appalti concessi a Tripodo e Trani, grazie a Izzi e ad alcuni funzionari comunali, che secondo il giudice non potevano essere concessi, perché i due erano sottoposti a sorveglianza speciale. E sempre grazie a collegamenti interni alla pubblica amministrazione, Tripodo, Trani e non solo avrebbero beneficiato di affidamenti di lavori «ad hoc» - la costruzione delle cappelle gentilizie al cimitero - e di pagamenti anticipati. Ma sotto accusa vengono messe anche operazioni nel campo immobiliare, «occhi chiusi» su abusi edilizi e la residenza che Izzi e Di Fazio avrebbero cercato di far ottenere ad Armando Alderio, detto «Bruce Lee», legato al clan camorristico Pianese di Qualiano, in provincia di Napoli.

Il giudice Demma ha quindi esaminato l’intera storia dei Tripodo, partendo dall’assassinio nel 1976, all’interno del carcere di Poggio Reale, del padre dei due arrestati, Domenico Tripodo. Secondo il gip Venanzio Tripodo avrebbe avuto legami anche con esponenti della ciminalità organizzata siciliana, ricevendo una richiesta di protezione da Melissa Incardona, moglie di Carmelo La Rocca, considerato reggente della cosca Piscopo di Vittoria, nel ragusano. Immancabili poi le intercettazioni e le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.

[Il Tempo]

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Lug 08


Il pm Woodcock fa notificare ai 35 indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Le accuse al deputato del Pd Margiotta: turbativa d’asta e corruzione. Presidente della Regione De Filippo accusato di favoreggiamento

04/07/2009 POTENZA - Il pubblico ministero di Potenza Henry John Woodcock ha chiuso le indagini preliminari su un presunto giro di tangenti legato ad appalti per le estrazioni petrolifere in Basilicata, nell’area della Val d’Agri.
Il relativo avviso – che è in corso di notifica e che, in genere, prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio – riguarda 35 persone: tra queste, l’amministratore delegato della Total Italia ‘Esplorazione e produzionè Lionel Levha e altri tre dirigenti della stessa Total, il deputato del Pd Salvatore Margiotta e l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara, ritenuto “personaggio chiave» dell’inchiesta, la cui cordata di imprese si è aggiudicata appalti per le attività connesse alle estrazioni petrolifere.
Ai dirigenti Total (oltre a Levha, Jean Paul Juguet, responsabile del progetto estrattivo ‘Tempa Rossà, Roberto Pasi, capo dell’ufficio di rappresentanza lucano e un suo collaboratore, Roberto Francini) e all’ex sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta, il pm contesta di aver costituito un’associazione per delinquere per ‘pilotarè gli appalti relativi al cosiddetto ‘Progetto Tempa Rossà di sfruttamento dei giacimenti petroliferi.
Rispetto al quadro indiziario iniziale, che vedeva Margiotta indagato per associazione per delinquere (la Camera dei Deputati aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari ed il Tribunale del riesame aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip), risulta attenuata la posizione del deputato, al quale ora il pm non contesta più l’ipotesi associativa, ma solo una presunta corruzione.
Margiotta – secondo l’accusa – avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader del Partito democratico della Basilicata per favorire l’aggiudicazione degli appalti alla cordata capeggiata da Ferrara.
In cambio avrebbe ricevuto da quest’ultimo, sempre secondo l’accusa, una promessa di 200 mila euro.
Margiotta – che si autosospese dal Pd quando arrivò alla Camera la richiesta di esecuzione della misura cautelare – si è sempre detto estraneo a qualsiasi fatto illecito.
Tra le persone chiamate in causa dal pm, figura anche, con posizione marginale, il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo: egli non è coinvolto in irregolarità negli appalti, ma gli si contesta una ipotesi di favoreggiamento personale nei confronti di Ferrara.
Indagati anche nella stessa inchiesta, per concorso in corruzione, l’ex presidente della provincia di Matera Carmine Nigro (Popolari Udeur) ed altri ex amministratori pubblici.
L’avviso di conclusione delle indagini è in corso di notifica anche alla Total, commissariata per le proprie attività in Val d’Agri, e ad altre società coinvolte nelle presunte irregolarità.
L’intera vicenda oggetto dell’inchiesta è stata ricostruita attraverso intercettazioni telefoniche e indagini della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato, e dei carabinieri del Noe, guidati dal colonnello Sergio De Caprio (il ‘Capitano Ultimò che arrestò Totò Riina).
Secondo l’accusa, i dirigenti della Total avrebbero favorito l’aggiudicazione degli appalti dei lavori per la realizzazione del Centro Oli di “Tempa Rossa» e per altre attività estrattive alla cordata capeggiata dall’imprenditore Ferrara: per l’appalto del Centro Oli, in particolare, sarebbero state addirittura sostituite le buste delle offerte.
In cambio, sempre secondo il pm Woodcock, sarebbe stato stipulato nel febbraio scorso un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ferrara si sarebbero rifornite per cinque anni solo di carburanti e di oli lubrificanti Total.

Fonte:Il Quotidiano della Basilicata

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Lug 08

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Lug 08


Di Nando Dicè

Dall’autocritica al governo perenne.
I primi furono i neo-comunisti. Un giorno fra sventolio di bandiere rosse e pianti, Occhetto si girò, mi guardò dallo schermo e mi fece: “Si è vero il comunismo è fallito”. Ed io: “Meno male questo è il momento che “’sti signuri” se ne andranno a casa.
Ma no, lui continuò , “Noi lo abbiamo capito prima degli altri ed è per questo che chiediamo la vostra fiducia: per non ripetere gli stessi errori e guardare avanti”. Sono passati 20 anni e D’Alema & company, stanno ancora là. E continuano a sbagliare. A chiedere fiducia per non ripetere gli stessi errori. E a ripeterli.

Poi vennero i socialisti: “Craxi non era tutto il socialismo. Sì, è vero, siamo stati tutti craxiani. Ma ora dobbiamo guardare avanti”. E anche loro stanno ancora là e sbagliano non più solo a sinistra, ma pure a destra.

Poi fu la volta dei democristiani che alla loro maniera ci dissero: “Si, non si poteva più continuare a rubare. Ora, però, abbiamo fatto pulizia, imparato dai nostri errori. Andiamo avanti”.
Loro, in realtà, non sono mai andati né avanti né indietro: stanno semplicemente dove stavano prima.

Poi addirittura vennero i neo-fascisti: i quali, non sapendo di cosa scusarsi, incominciarono a scusarsi di cose accadute quando non erano nemmeno ancora nati.

Toccò anche ai sindacati che, calando brache e mutande, accettarono l’eliminazione della “scala mobile”, e poi ci vennero a dire “si, ma l’abbiamo fatto per il bene dell’economia”.
Ma se per stare bene l’economia debbo crepare io, preferisco che crepi l’economia, non pensate? Dissero che la scala mobile era fascista… ma se questo era il principio, dovevano rinunciare anche al reddito da signoraggio che fu acquisito sempre dal fascismo attraverso INPS ed INAIL. Eppure i sindacati, come tutti gli altri, stanno ancora là.

Stanno là i comunisti, per i quali sbagliare politica, sbagliare storia, sbagliare miti e sbagliare modelli di sviluppo è ormai punto di onore e vanto.
I comunisti che, per non dire l’unica cosa seria che potevano dire, cioè che Berlusconi ha un potere mediatico non democratico, fecero accordi con lui come Violante svelò in foga oratoria al punto che a Fassino venne fame. Alcuni comunisti, addirittura hanno affermato che il comunismo doveva nascere per dimostrare la perfezione del sistema liberale. Che s’a da fa pe campà…

Stanno là i socialisti, che continuano ad arrampicarsi al potere. Stanno là i democristiani, i quali non volendo spiegare quale manovra c’era dietro a “mani pulite” si sono quasi tutti sistemati in comode poltrone parlamentari. Tant’è che oggi, in Parlamento, ci sono più parlamentari un tempo iscritti alla DC di quanti ne abbia mai potuto portare da sola la vecchia DC.
Ecco, questo è forse l’unico rimpianto di Andreotti.

E ci sono pure i fascisti, o gli ex fascisti, gli ex destra, destra, destra ma non tanto, destrorsi, destra nazionalista, nazionalista, centro nazionalista, centro. Centro e basta, e “vafanculo a Mussolini“. Alcuni addirittura sono diventati antifascisti, per restare ancora a galla.
Ora sostengono che il loro “inno”, non era “il domani appartiene a noi” ma, da sempre, il “governo” appartiene a noi.

Ma nessuno che abbia dimostrato di non saper sbagliare o di aver smesso almeno coi vecchi sbagli! Il riciclo dello sbaglio perenne.

Il politichese, vero figliastro della modernità, rifiuta il concetto di morte, per esaltare se stesso come rifiuto, rifiuto riciclabile all’infinito. Merde sì, ma a casa mai! Ecco perché dicono che anche i rifiuti sono un’occasione. Per loro, logicamente….

Loro sono quelli che hanno sbagliato sino a ieri, ma siccome comandano, ci impongono l’autorizzazione a fare altri errori.
E quelli che non hanno mai sbagliato? Quelli che hanno capito prima dove gli altri hanno sbagliato o dove stavano sbagliando? Di questi che ne facciamo? Escluderli, cacciarli o mantenerli ai margini con leggine elettorali degne di una buona dittatura democratica?
Ci sarà sempre qualcuno che dirà che quelli che non hanno mai sbagliato non hanno esperienza di governo, che non hanno dimostrato nulla, che non potremo mai sapere dove ci porterebbero…

Tutte balle: quelli che pensano cosi sono quelli che stanno zitti SOLO quando hanno qualcosa di serio da dire.
Al di là delle parole resta un fatto: che in questa società, chi sbaglia governa e chi non sbaglia è inaffidabile. Ecco un paese perfetto per gli scemi del villaggio globale!

Fare uno sbaglio dicendo di averlo fatto solo per dimostrare la necessità di non farne altri maggiori è come dire che Dio ha creato il Diavolo, prevedendo che dopo 10.000 anni Andreotti sarebbe stato al governo. E’ vero, non tutti gli errori sono evitabili: ma la cosa assurda è che dimenticano che Andreotti ne sa una più del Diavolo. E soprattutto non hanno calcolato che noi non sopportiamo più chi “sbagliando impera”.

Mi hanno detto scemo ma non vedi noi, per colpa dei sogni, quante delusioni abbiamo avuto?
Sì, le ho viste. Ma chi vi ha autorizzato a trasformare le vostre delusioni, nei nostri peggiori incubi?

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Sep 07

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Lug 08


(ASCA) - Roma, 6 lug - E’ durata due anni l’inchiesta dei pm De Martino e Curcio dedicata alle infiltrazioni ‘ndranghetiste nel comune di Fondi e in particolare nel mercato ortofrutticolo Mop, uno dei piu’ importanti del mondo per scambio di prodotti agroalimentari. Gli inquirenti hanno lavorato sull’insediamento della cosca detta ‘la minore’ del reggino, facente capo alla famiglia Tripodo. Dopo la morte del capostipite i fratelli Venanzio e Carmelo Tripodo si sono trasferiti nella zona di Fondi reinvestendo profitti illeciti nel mercato ortofrutticolo. I carabinieri di Latina hanno dimostrato forti collusioni con i funzinoari del comune di Fondi sia per la gestione del Mop sia per l’affidamento di appalti nella gestione di servizi funebri, traslochi, pulizie. In particolare e’ stato arrestato l’ex assessore comunale ai lavori pubblici Riccardo Izzi (Pdl), dimessosi il 13 febbraio 2008.

Izzi, all’epoca primo degli eletti, avrebbe facilitato la famiglia Tripodo ottenendo in cambio soldi e finanziamenti per le elezioni.

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MAFIA: 11 ARRESTI A FONDI, IN MANETTE ANCHE DIRIGENTI COMUNALI

(AGI) - Latina, 6 lug. - Undici persone arrestate (sei in carcere e cinque ai domiciliari) e un maxi sequestro di beni per svariati milioni di euro. E’ il primo bilancio di due distinte operazioni in corso a Fondi, in provincia di Latina, condotte dalla Dda di Roma e dai carabinieri del Nucleo operativo provinciale di Latina, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso a reati contro la pubblica amministrazione e favoreggiamento. Le indagini, che hanno riguardato le infiltrazioni malavitose all’interno del mercato ortofrutticolo di Fondi e nel Comune della cittadina ciociara, hanno portato ad arresti clamorosi. Tra le persone finite in manette, infatti, ci sarebbe un noto esponente delle ‘ndrine calabresi e un ex assessore di Forza Italia di Fondi.
Insieme a loro sarebbero finiti agli arresti anche dirigenti dei Vigili urbani e comunali. Si trattarebbe dell’esito dell’operazione Damasco che dal 2005 sta tentanto di svelare gli intrecci e le commistioni tra le ‘ndrine calabresi, il Mof e il Comune di Fondi. La stessa operazione nell’ambito della quale si e’ inserito il procedimento che ha portato nel Comune pontino la commissione di accesso agli atti nominata dal Prefetto Bruno Frattasi il quale da quasi un anno ha sottoposto al Ministro Maroni una richiesta di scioglimento del Consiglio comunale di Fondi per infiltrazioni mafiose. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa in mattinata presso la Dda di Roma.

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Lug 08


Davide Ruozzi, 40enne reggiano è soltanto uno dei 4500 cittadini che si è visto recapitare la raccomandata con la cifra astronomica.

Reggio Emilia, 3 luglio 2009. E’ l’estate delle ‘cartelle pazze’. Circa 4.500 cittadini reggiani, parmigiani e ferraresi hanno ricevuto in questi giorni cartelle esattoriali secondo le quali dovrebbero pagare cifre letteralmente ‘astronomiche’. Addirittura, a Reggio qualcuno dovrebbe pagare la bellezza di 309 miliardi di euro.

‘’C’è stato un errore di stampa - ha ammesso Equitalia - relativa ai 4.500 contribuenti dell’Emilia Nord, e non abbiamo avuto il tempo materiale di ritirare le lettere che erano state spedite. Quelle arrivate vanno considerate nulle, non hanno alcun valore. Presto arriveranno quelle corrette, coi dati giusti’’.

A Reggio uno dei casi piu’ eclatanti è quello di Alessandro Pelati, veterinario ad Arceto di Scandiano, invitato a pagare 309 miliardi, 900 milioni, 3 euro e 98 centesimi. L’uomo, che è anche presidente del Codacons è infuriato: “Chi riceve cartelle di tali importi - spiega - capisce che si tratta di un evidente errore, ma chi magari riceve una ingiunzione di 100 o mille euro paga senza stare ad approfondire”-

Brutta sorpresa ieri anche per Davide Ruozzi, 40enne reggiano, che si è visto recapitare da Equitalia una cosiddetta ‘cartella pazza’ secondo la quale l’uomo doveva loro 309 miliardi di euro di tasse. Quando ha aperto la raccomandata, per poco non rischiava di sentirsi male e soltanto, dopo aver capito che si trattava di un errore, si è lasciato andare ad un sorriso e ha commentato con ironia: “Con quella cifra avrei coperto un sesto del debito pubblico”.

Fonte:Il Resto del Carlino
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FERRARA - Circa 4.500 cittadini reggiani, parmigiani e ferraresi, equamente suddivisi tra le tre province, hanno ricevuto in questi giorni cartelle esattoriali secondo le quali dovrebbero pagare cifre assolutamente non congrue, talora astronomiche, in miliardi di euro. Qualcosa non ha funzionato nei conteggi fatti dall’agenzia cui il Fisco ha demandato la riscossione dei crediti. “C’é stato un errore di stampa - ha detto Equitalia - relativa ai 4.500 contribuenti dell’Emilia Nord, e non abbiamo avuto il tempo materiale di ritirare le lettere che erano state spedite. Quelle arrivate vanno considerate nulle, non hanno alcun valore. Presto arriveranno quelle corrette, coi dati giusti”.

M. P., 54 anni, di Jolanda di Savoia (Ferrara), a seguito della ricezione di una cartella pazza ha “subito ripercussioni fisiche e psicologiche”, fino a svenire. E’ la denuncia di una nota del Codacons, dopo che il contribuente, insieme ad altri 4.500 cittadini, ha aperto ieri busta inviatagli da Equitalia Emilia Nord Spa.

“Inizia a leggere la comunicazione - scrive Codacons - e scopre che l’ente ha disposto il fermo amministrativo del suo veicolo per il mancato pagamento di un tributo. Prosegue nella lettura e rimane sconvolto quando apprende che la somma richiestagli da Equitalia ammontava a 800 milioni di euro! Dopo aver controllato bene la cifra M.P.inizia a sentirsi poco bene: battito cardiaco impazzito, sudarazione incontrollata, annebbiamento della vista, ed è così che finisce a terra svenuto. I familiari, allarmati dall’improvviso svenimento, lo portano immediatamente al pronto soccorso dell’ospedale di Ferrara, dove M.P. viene visitato e sottoposto ai controlli di rito. Il referto rilasciato dai medici non lascia spazio ad interpretazioni: ’stress acuto secondario ad inaspettata comunicazione di Equitalia’”.

“Equitalia sarà ovviamente chiamata a rispondere degli ingiusti danni e dell’enorme stress fisico e psicologico che ha prodotto al contribuente protagonista della vicenda - afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi - Stiamo preparando una durissima denuncia che depositeremo in Procura, e assisteremo legalmente M.P. chiedendo in Tribunale la condanna di Equitalia ad un risarcimento danni record”.

L’amministratore delegato di Equitalia Emilia Nord, Alessandro Moro, “invierà senza ritardo una formale lettera di scuse ai cittadini” raggiunti dai preavvisi di fermo amministrativo contenenti importi palesemente errati avvenuta nei giorni scorsi nelle province di Parma, Reggio Emilia e Ferrara. Lo rende noto Equitalia precisando che cartelle pazze sono stati inviate anche a Piacenza. Nella lettera “si riconosce l’errore di stampa e si dichiara nullo il documento”. Nei prossimi giorni verranno inviati i nuovi preavvisi di fermo, in sostituzione di quelli errati, con l’esatta indicazione degli importi dovuti.

Fonte ansa

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Lug 08


In programmazione da oggi sulla Web TV del Partito del Sud il documentario “Messico: un genocidio dimenticato.”.

La storia della repressione anticattolica in Messico è stata ben ricostruita da Alessandro Massobrio. Dal 1876 quel Paese, la cui popolazione era al 95 per cento di fede cattolica, aveva goduto di un lungo periodo di sonnolenta stabilità sotto la dittatura di Porfirio Diaz, che nel 1911 fu disarcionato dalla rivoluzione liberale di Francisco Madero. Ma Madero non potè governare con tranquillità a causa di altri rivoluzionari - Zapata, Villa e Carranza - che non consentirono al suo regime alcuna stabilità. Nel 1914 fu sopraffatto da Victoriano Huerta, presto rovesciato da Carranza, il quale, a sua volta, nel 1920 verrà assassinato da sicari del suo ministro Alvaro Obregon.
Carranza però aveva fatto in tempo a promulgare la «Carta di Querétaro», con la quale la Chiesa veniva privata del diritto di possedere, ereditare, ricevere in dono qualsiasi proprietà. Il successore di Obregon, Elias Plutarco Calles (1924) elabora un piano che va oltre la «Carta di Querétaro» e, il 14 luglio del 1926, emana decreti spietati che regolano gli orari delle messe, proibiscono l’uso dell’abito talare, vietano il segno della croce in pubblico, impediscono il battesimo se non amministrato con acqua sterilizzata, conteggiano il numero dei ceri davanti agli altari, impongono la chiusura degli istituti cattolici, espellono i sacerdoti stranieri. La reazione dei cattolici - e degli anglicani che si uniscono a loro - è di tipo non violento: le messe vengono celebrate nelle soffitte, nei garage, nei giardini, i fedeli si limitano ad acquistare solo lo stretto necessario, ritirano i depositi bancari, disertano caffè, teatri, ritrovi, si astengono dal comprare biglietti della lotteria. Girano vestiti di nero, come a sottolineare il proprio lutto per la perdita della libertà. Ma la protesta, pur pacifica, è repressa dalla polizia, ogni corteo si trasforma in un bagno di sangue. Iniziano poi le fucilazioni e viene l’ora dei Cristeros, i guerriglieri di Cristo re. L’insurrezione delle regioni di Colima e Jalisco provoca, con un effetto domino, la rivolta in tutto il Paese. All’inizio del 1929 le truppe di Calles sono ovunque in rotta mentre dappertutto avanza l’esercito dei Cristeros che conta ormai trecentomila uomini. Il 29 giugno 1929 viene siglato un accordo tra insorti e governo in virtù del quale i cattolici credono di aver riacquistato la libertà. Ma si illudono.
Nel momento stesso in cui i Cristeros, in obbedienza ai vescovi, deposte le armi si preparano a ritornare alle proprie case, scatta il genocidio. Nei dieci anni che seguono, complice il silenzio dei mezzi di informazione - compresi quelli americani - ben duecentomila persone tra ex combattenti e civili vengono trucidate sui luoghi di lavoro, nelle proprie case, davanti agli occhi dei figli. Solo Giovanni Paolo II, scegliendo nel 1979 il Messico come meta del suo primo viaggio pastorale, ha iniziato a richiamare l’attenzione del mondo su questa Vandea dimenticata. «Non abbiate paura - ha detto, in quella circostanza, il pontefice - il papa vuole essere la vostra voce, la voce di tutti quelli che non possono parlare o sono costretti al silenzio, la voce della coscienza». E in effetti è giunto il momento che anche su quella vicenda si faccia piena luce.


Fonte:Paolo Mieli Corriere della Sera di venerdi’ 24 Settembre 2004

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Lug 08


I leader del G8 sperano di sfruttare le “debolezze” del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alle prese con lo scandalo legato all’inchiesta di Bari, per ottenere “concessioni” su temi chiave come l’aiuto allo sviluppo e il clima. E’ quanto scrive il Times, osservando che “quando il Primo ministro britannico Gordon
Brown si rechera’ in Italia per il vertice del G8, si consolera’ nel constatare che il padrone di casa e’ ancora piu’ nei guai in patria di quanto non sia lui”.
Secondo l’autorevole quotidiano britannico, “Brown e gli altri leader del gruppo degli otto Paesi piu’ industrializzati del mondo non menzioneranno in pubblico lo
scandalo che ha colpito Berlusconi, la cui moglie ha chiesto il divorzio a causa dei suoi rapporti con una serie di giovani donne, ma i negoziatori sperano di sfruttare le debolezze del Primo ministro italiano per ottenere concessioni su temi chiave quali l’aiuto allo sviluppo e i cambiamenti climatici”.

“I colleghi di Berlusconi - scrive il Times - non sono rimasti impressionati fino a ora dalla sua presidenza del G8.
Gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo sono una delle principali priorita’ di questo G8, cosi’ come per tutti gli altri, ma le iniziative italiane in questo settore, secondo un organizzatore del summit, sono un ‘completo disastro”‘.
“L’Italia - ricorda il giornale - ha promesso di spendere lo 0,5% del suo pil in aiuti allo sviluppo entro il 2010, ma questa cifra e’ scesa al di sotto dello 0,1% attualmente e quest’anno Roma ha tagliato il suo programma d’aiuti del 56%”.

Stando al Times, “Brown, sostenuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Nicolas Sarkozy, ritiene che Berlusconi sia responsabile di tale risultato negativo e che ci debba essere un meccanismo per ‘citare e denunciare’ i Paesi che non rispettano i loro impegni sugli aiuti allo sviluppo”.

“A margine del G8 - prosegue il quotidiano -, si mormora addirittura che si dovrebbe minacciare l’Italia di un’esclusione dal G8 a vantaggio della Spagna, il cui operato sugli aiuti allo sviluppo sta migliorando”.
“I negoziatori - fa notare il Times - affermano che Berlusconi e’ notoriamente evasivo su questo tema. Quando viene messo alle strette, sottolinea come spenda molte delle sue ricchezze personali per le cause del Terzo Mondo, ma poi cerca di cambiare discorso”.

“Altri leader - conclude il quotidiano - ritengono che, con la sua reputazione macchiata dallo scandalo, Berlusconi sappia che deve inventarsi qualcosa la prossima settimana per provare al suo Paese che e’ un uno statista mondiale in grado di raggiungere degli accordi. ‘E’ nei guai e lo sa. Ci aspettiamo che si inventi qualcosa, ma per ora e’ difficile dire cosa potrebbe essere”‘, dice un diplomatico, citato dal Times.

Fonte:Rainews24

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Lug 08


Ricevo e posto:

n. 18 luglio 2009

DUE SICILIE: PELLICCIARI, COME LA MASSONERIA FECE IL RISORGIMENTO

(Lettera Napoletana) – È uscito di recente Risorgimento ed Europa della storica Angela Pellicciari (Fede&Cultura, pp. 124, € 12,00). Il volume, che può essere richiesto all’Editoriale Il Giglio (info@editorialeilgiglio.it), raccoglie una serie di articoli apparsi su La Padania, Il Foglio e Studi Cattolici. Il filo conduttore è la critica netta e senza mediazioni al cosiddetto Risorgimento ed all’unificazione dell’Italia con il supporto di una importante documentazione. Centrale è l’analisi del ruolo della massoneria. Agli stessi argomenti sono dedicati i precedenti saggi della Pellicciari Risorgimento da riscrivere (Ares, 1988), L’Altro Risorgimento (Piemme 2000), Risorgimento anticattolico (Piemme, 2004), I Panni sporchi dei Mille (Liberal 2003). Il 30 maggio 2008 Angela Pellicciari ha partecipato al convegno di studi L’identità tradita. L’unificazione dell’Italia contro la Tradizione, promosso a Napoli dall’Editoriale Il Giglio e dal Movimento Neoborbonico.

Lettera Napoletana le ha rivolto alcune domande .

D. Come valuta il peso della massoneria nel “Risorgimento”?

R. La massoneria è stata l’anima del Risorgimento. Come sia i papi che i vertici dell’ordine hanno sempre sostenuto.

D. È accettato anche da una parte della storiografia liberale il dato che il “Risorgimento” fu un fenomeno estremamente elitario. Si sentirebbe da dare una valutazione numerica sul numero dei “patrioti” che ebbero in esso una partecipazione attiva?

Tenuto conto che nel 1848 votava in Piemonte l’1,7% della popolazione, che molti dei votanti erano cattolici e che la popolazione totale era di cinque milioni circa, direi un numero molto esiguo.

D. L’odio nei confronti del Regno delle Due Sicilie da parte della massoneria e del liberalismo inglese si spiega solo con la sua difesa dei diritti della Chiesa cattolica?

La massoneria vuole il potere. Per sé, attraverso i propri uomini. Per gli interessi dei Paesi in cui è forza dominante. Non c’è dubbio che la massoneria inglese - come quella francese - abbiano fatto gli interessi coloniali dei Paesi di appartenenza.

D. Nuovi studi rilanciano l’ipotesi di una morte per avvelenamento di Ferdinando II. La considera credibile?

R. Ho trovato fonti dell’Ottocento che si riferiscono a questa ipotesi come ad una certezza.

D. Di Ferdinando II ricorrono i 150 anni dalla morte. Come inquadra questo Sovrano in relazione alla ostilità della massoneria e della Gran Bretagna?

R. Ferdinando II era un bravo re che conosceva le manovre delle grandi potenze per neutralizzare la forza religiosa, culturale ed economica della popolazione italiana. Lui re, sarebbe stato difficile organizzare la passeggiata dei Mille che ha ridotto il Meridione a colonia.

D. Nel suo libro definisce Francesco II il “re tradito”. Chi lo tradì soprattutto?

R. La classe dirigente della Nazione cui apparteneva. E questo, oltre ad essere un dramma, è di per sé un problema storiografico. Per fare un paragone: la classe dirigente dello Stato pontificio, nella sua maggioranza, non tradì. Non tradirono i generali dell’esercito. Tradirono invece sia il primo ministro Liborio Romano sia l’ufficialità della marina borbonica. Perché? È una domanda da porsi.

D. Si stanno già allestendo i comitati per le celebrazioni dell’Unità d’Italia nel 2011. Questo anniversario, a Suo parere, dovrebbe servire a che cosa?

R. A raccontare la verità. Non si può continuare a magnificare il Risorgimento che, per la prima volta in più di due millenni, ha trasformato gli italiani in un popolo di mendicanti. I piani della massoneria per l’Italia sono stati antitaliani. La lotta frontale contro la chiesa cattolica è stata in realtà una guerra contro tutta la popolazione. Contro la sua identità. Questo ha procurato, oltre alla miseria materiale, anche una profonda miseria morale: il senso di inferiorità, di disprezzo per la nostra storia che ci accompagna da quasi due secoli. Un disprezzo che, però, è basato non su dati di fatto, ma su propaganda. Propaganda fatta continuativamente per decenni su tutti i libri di storia, sulla stampa, e, reiteratamente, da tutte o quasi (la Lega fa certamente eccezione) le massime cariche dello Stato. (LN18/09)

GARIBALDI: STORICO CONFERMA, LO PAGÒ LA MASSONERIA INGLESE

(Lettera Napoletana) Una nuova conferma sui finanziamenti inglesi alla spedizione di Garibaldi in Sicilia e sul sostegno decisivo ricevuto dalla massoneria arriva dallo storico Aldo Alessandro Mola, docente di Storia contemporanea all’Università di Milano, ma soprattutto storico ufficiale della massoneria. Il prof. Mola è intervenuto il 4 luglio a Napoli ad un convegno della Massoneria di rito scozzese, obbedienza di Piazza del Gesù, nel quale si è reso omaggio al “fratello Garibaldi”, nato il 4 luglio 1807. Con un “evviva” lo ha salutato il Gran Maestro del Grande Oriente di Francia Pierre Lambicchi (cfr. Ansa, 4.7.09). In una conferenza stampa lo storico della massoneria ha risposto alla domanda di un giornalista sui finanziamenti accordati dall’Inghilterra alla cosiddetta spedizione dei Mille. “Il finanziamento della massoneria inglese – ha detto il prof. Mola – fu di tre milioni di franchi, proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina - ha aggiunto il prof. Mola - fu monitorata dalla massoneria britannica, che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi ed anche gli Stati Uniti, che non avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno. I fondi della massoneria inglese - ha precisato Mola - servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico, che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili, Garibaldi avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera. La sua appartenenza alla massoneria - ha aggiunto lo storico – garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, sopratutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che ne esaltarono le gesta” (Ansa, 4.7.09). Il prof. Mola ha aggiunto che Garibaldi “faceva la spola tra la massoneria americana ed italiana ed introdusse in Italia diversi riti massonici”. “Per riproporre la sua figura al centro della cultura del Paese – ha anche precisato lo storico – il rito scozzese ha investito molto negli ultimi anni”. (Ansa, 4.7.09) (LN18/09).

SUD: LOMBARDO-BASSOLINO-LOIERO, TORNA IL TRASFORMISMO?

(Lettera Napoletana) A fine giugno il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per l’Autonomia, ha invitato il presidente della Campania Antonio Bassolino e quello della Calabria Agazio Loiero ad un’alleanza comune per dare vita ad un “Partito del Sud”. “Bassolino e Loiero vengano con me” – ha affermato Lombardo – (cfr. Corriere della Sera, 26.6.09) aggiungendo: “l’esempio è il Carroccio” .

Da parte sua Bassolino ha avviato la costituzione della “Fondazione Sudd” (il titolo richiama un testo teatrale di Leo de Berardinis) . “Nell’interesse del Mezzogiorno – ha affermato Bassolino, aprendo all’accordo con Lombardo e Loiero – potrebbero esserci al Sud nuove alleanze politiche” (Il Sole-24 Ore, 30.6.09) . La scelta di Bassolino e Loiero come alleati da parte di Lombardo segue l’ingresso nell’Mpa dell’ex capo corrente della Dc Enzo Scotti, nominato sottosegretario agli esteri del governo Berlusconi, e l’adesione di numerosi ex democristiani, ex missini, come il consigliere regionale della Campania Salvatore Ronghi, e di altri esponenti di partito non ricandidati nelle proprie formazioni. Nella giunta provinciale di Napoli l’Mpa ha designato l’ex senatore dell’Udc, e prima ancora della Dc, Antonio Iervolino, 72 anni.

Si tratta di scelte che delineano con chiarezza la strategia di Lombardo: nessun progetto di nuova classe politica meridionale, ma il semplice reclutamento di ex amministratori in cerca di nuova collocazione, nessuna rivendicazione meridionalista seria, a parte la protesta per i tagli ai fondi Fas che non si accompagna, però, ad una altrettanto doverosa critica all’uso fallimentare di tali fondi da parte dei presidenti delle Regioni del Sud. Soprattutto, nessuna vera impostazione culturale, ma un generico e strumentale appello meridionalista. Tali caratteristiche della formazione di Raffaele Lombardo, anch’egli un ex democristiano, si erano già manifestate da tempo. Ora la proposta di alleanza a Bassolino, Loiero, ed a quanti altri politici del Sud cerchino di riciclarsi sembra rinnovare il trasformismo post-unitario. È tutto da vedere, naturalmente, quanti siciliani, calabresi, campani, che hanno a cuore le sorti del Sud e per il Sud si battono disinteressatamente accetteranno di seguire personaggi come Loiero o Bassolino in questa improbabile Lega meridionale. A valutare le capacità del solo Bassolino, se non bastasse la tragedia della gestione del Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti, della quale continueranno a pagare le conseguenze le prossime generazioni di campani, basti il rapporto 2009 di Bankitalia, che vede la Campania ultima Regione d’Italia per il Pil con un -2,8% nel 2008. (cfr. Il Mattino 16.6.2009). Bassolino è presidente della Regione dal 2000, è stato sindaco di Napoli dal 1993. In totale, 16 anni di potere ininterrotto. (LN18/09)

FORMAZIONE: LA CONTRO-RIVOLUZIONE, I TESTI DEL SEMINARIO DI FC

(Lettera Napoletana) Fraternità Cattolica ha appena pubblicato il fascicolo che raccoglie gli incontri del Seminario di formazione 2009, dedicato alla Contro-Rivoluzione. Si tratta di sei lezioni su “Essenza e dinamica della Contro-Rivoluzione”, “Joseph de Maistre”, “Antonio Capece Minutolo Principe di Canosa”, “Juan Donoso Cortes”, “Padre Matteo Liberatore e la Civiltà Cattolica”, “Plinio Corrêa de Oliveira”, integrate da ampie indicazioni bibliografiche per ogni approfondimento. Le sei lezioni vengono riassunte in forma schematica ma sufficiente ad un inquadramento degli autori proposti. Il fascicolo può essere richiesto all’Editoriale Il Giglio ( info@editorialeilgiglio.it ) al costo di 6,00 euro.(LN18/09).

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Lug 08

Isola della Danimarca ad inquinamento zero grazie all’energia eolica ed ai pannelli solari.

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Lug 08

Mostra fotografica
NATURAL…mente PERFETTA
di Salvatore BLASI

Quel che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla
(Lao Tzu)

4 - 18 luglio 2009
ore 17.30 - 21.30

Sala espositiva l’Acchiatura
Grottaglie - via Vittorio Emanuele II n.29

INGRESSO LIBERO

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Lug 08

DA COMUNICATO STAMPA

LO SCRITTORE ALFREDO ANNICCHIARICO PRESENTA LA SUA ULTIMA FATICA: “LE DECLINAZIONI AFFETTIVE”
Sabato 11 luglio alle ore 20.30 presso l’associazione Amj, sulla storica scalinata de lu pinninu a Grottaglie.
La serata sarà arricchita…

LEGGI TUTTO
http://lalunaeildrago.devil.it/viewtopic.php?t=68&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=

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Lug 08


7 e 8 luglio 2009a Mesagne SPETTACOLI GRATUITI CLICCA LA LOCANDINA PER TUTTE LE INFORMAZIONI

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Lug 08

Dopo una pausa di otto mesi domani, martedì sette luglio, si riunisce l’Ufficio del Piano particolareggiato per il centro storico e il quartiere delle ceramiche.

La seduta si terrà il 7 luglio 2009 ore 17.00 nell’aula consiliare.

O.D.G.
a) ILLUSTRAZIONE del progetto riguardante “Lavori di rifacimento della fogna bianca e di completamento della pavimentazione”
b) VIABILITA’ nel centro storico.

Il secondo punto all’ordine del giorno arriva particolarmente a proposito in concomitanza con la chiusura serale al traffico della piazza Regina Margherita (nel borgo antico) che vede le lamentele di alcuni commercianti che si sentono penalizzati dalla chiusura anticipata (in orario di esercizio) e i residenti che faticano a prendere sonno la notte per gli effetti delle varie “movide” che si protraggono fino ad orari impossibili.


E a proposito di orari impossibili….

Facendoci portavoce di tutte le segnalazioni esacerbate ed esasperate che abbiamo ricevuto per la sfilata alle cantine Lazzaro che si è protratta fino alle 4 del mattino (notte tra sabato 4 e domenica 5 luglio) con urla belluine e musica ad altissimo volume che arrivava direttamente nelle camere da letto, e di cui siamo stati testimoni INCREDULI in prima persona, visto che siamo ad un tiro di schioppo dai luoghi in questione…

Il Comune di Grottaglie, quando elargisce le autorizzazioni per manifestazioni che hanno luogo nel centro abitato (ma le cave di Fantiano non dovevano servire egregiamente allo scopo? Se si deve fare l’alba lo si faccia fuori dal centro abitato), dovrebbe ricordare che una buona parte dei cittadini grottagliesi, per poter mangiare, vestirsi ecc ecc, deve lavorare.

Grottaglie è un paese agricolo e la gente si alza alle tre del mattino (ANCHE DI DOMENICA) per andare a finire nelle campagne del barese e del foggiano.

Quindi signori del Comune….

quando date le autorizzazioni a far casino fino alle 4 del mattino nel centro abitato, mettetevi una mano sulla coscienza (lo sappiamo, è difficile trovarla, ma fate uno sforzo e cercatela, uno straccio di coscienza deve pur esserci da qualche parte, magari nascosta ma ci sarà…ce lo auguriamo…) e ricordate che chi lavora non si può permettere di avere la dance-music in camera da letto fino alle 4 del mattino, senza contare che ci dovrebbero essere delle leggi nazionali che tutelano il cittadino dagli schiamazzi notturni oltre l’orario di normale tollerabilità.

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Lug 08

Sono diverse le reazione delle associazioni dei consumatori alla relazione annuale dell’Agcom: all’apprezzamento si accompagna la richiesta di maggiori poteri sanzionatori, di una banda larga che non sia privilegio di pochi, di determinazione nel settore radiotelevisivo ma anche di riduzione delle pratiche commerciali scorrette.
Apprezzamento per la relazione viene espresso da Federconsumatori e Adusbef che sottolineano ”il richiamo necessario ed indispensabile per una tv di qualita’, basata sulla trasparenza e sul pluralismo dell’informazione. Anche se, su questa importante questione, avremmo voluto - rilevano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, i presidenti delle 2 associazioni - una maggiore determinazione nella denuncia, in quanto riguarda un diritto fondamentale dei cittadini”.
L’Adiconsum sottolinea invece le truffe ai danni dei consumatori nel settore delle telecomunicazioni: ”Nel settore della telefonia i consumatori sperano che nel prossimo futuro si riducano tutte quelle pratiche commerciali scorrette degli ultimi anni. Resta il bisogno di una forte autorita’ di regolazione soprattutto in questa fase di passaggio al digitale e di rilevanti cambiamenti nel settore delle comunicazioni”.
La larga banda e’ al centro dell’attenzione anche dell’Unione nazionale consumatori. ”In Italia e’ una necessita’, soprattutto per la pubblica amministrazione che deve informatizzarsi adeguatamente per offrire ai cittadini servizi degni di un paese realmente civile secondo il progetto preannunciato dal ministro Brunetta” ha detto Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unc.
Il Movimento difesa del cittadino sottolinea invece la necessita’ di inasprire le sanzioni. ”Siamo consapevoli che l’Autorita’ ha fatto molto nell’ultimo anno. Purtroppo, pero’, gli importi delle sanzioni sono risibili, se commisurate alle truffe perpetrate e ai bilanci dei grandi operatori di Tlc” denuncia Francesco Luongo, responsabile del Dipartimento Nuove Tecnologie e Servizi a rete di Mdc.
”Ci conforta vedere che finalmente una Autorita’ di garanzia interviene, anche se in ritardo, denunciando a gran voce e duramente quanto diciamo, inascoltati, oramai da troppo tempo”. Questo il commento di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, in merito alla ”bocciatura” per l’informazione televisiva dell’Autorita’ garante per le comunicazioni.
In relazioni alle dichiarazioni di Calabro’ e del Viceministro alle Comunicazioni Romani, secondo i quali sarebbe possibile un anticipo dello spegnimento definitivo della tv analogica rispetto alla data del novembre 2012, il Codacons dice no al passaggio fino a che almeno la Rai non assicuri un grado di copertura del servizio pari al 99 per cento della popolazione per ciascuna delle tre reti televisive nazionali. Per il Codacons, cioe’, bisogna garantire come minimo quanto era previsto nell’ultimo Contratto di Servizio con la Rai per il segnale analogico.

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Lug 08

Nell’Unione europea si calcola che in un anno circa 78 milioni di consumatori abbiano presentato un reclamo formale ad un commerciante perche’ non soddisfatti dell’acquisto. Secondo il quadro diffuso dalla Commissione europea, relativo al febbraio 2007-febbraio 2008, si stima inoltre che circa 30 milioni di cittadini, pur avendo un motivo per reclamare, poi non l’hanno fatto. Circa il 50% di chi ha espresso un reclamo non e’ stato soddisfatto nel trattamento della richiesta e tra questi, circa 20 milioni di persone hanno scelto di chiedere aiuto ad un’associazione dei consumatori. Il panorama ha indotto Bruxelles a proporre la creazione di un sistema comune di classificazione per i reclami dei consumatori volto a migliorare la risposta da dare a quei milioni di europei non soddisfatti per un acquisto. Il metodo proposto e’ quello di raccogliere, ad esempio, i dati in base ai diversi metodi di vendita (negozio, on line), per tipo d’impresa (supermercato, negozio) e per categoria di prodotto. Attualmente, spiega Bruxelles, le circa 700 organizzazioni di consumatori esistenti in tutta l’Ue utilizzano diversi sistemi per classificare i reclami e questo - osserva la Commissione - rende difficile un’immagine d’insieme anche a livello nazionale. ”Quando un consumatore decide di assumersi lo stress e gli sforzi legati ad un reclamo, vuol dire che il problema deve essere preso sul serio”, ha sottolineato la commissaria Ue ai consumatori Meglena Kuneva.

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Lug 08

”Malgrado le difficolta’ della fase di recessione che stiamo attraversando e della quale non si vede ancora la fine, malgrado l’entita’ del costo, io penso che l’avvento della fibra ottica non sia rinviabile”. E’ quanto ha detto oggi il presidente dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabro’ nella relazione annuale presentata alla Camera dei Deputati. Oltre a sottolineare la necessita’ di investire nella fibra ottica e nella banda larga - sulla prima in particolare, ha esortato Calabro’: ”Si parta anche con un nucleo ristretto di abitazioni ma si parta subito” - il presidente dell’Agcom ha disegnato la fotografia del sistema televisivo italiano, che vede il passaggio al digitale e la conferma sul mercato di tre soggetti principali: la Rai, Sky Italia e Rti. ”In Italia il passaggio al digitale e’ in corso e sostanzialmente funziona”, ha detto Calabro’, per il quale ”il processo potrebbe essere accelerato, anticipando la data finale del novembre 2012: si abbrevierebbe cosi’ il divide tra il resto d’Italia e la Sicilia e la Calabria (destinate a passare al digitale per ultime); si ridurrebbero inoltre i costi della transizione”. Sky Italia ”consolida la sua posizione - evidenzia l’Agcom - divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi”. I ricavi vedono infatti al primo posto la Rai (2.723 milioni di euro) seguita da Sky Italia (2.640 milioni di euro) e da Rti (2.531 milioni di euro). Non manca un giudizio critico sulla qualita’ della televisione italiana, che e’ ”una finestra sul cortile”, ”ripiegata sui fatti di casa nostra, specie di cronaca nera”.

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Lug 08

Rinnovate le cariche di Consumers’ Forum, l’associazione indipendente di cui fanno parte le piu’ importanti associazioni di consumatori, numerose imprese industriali e di servizi e le loro associazioni di categoria e centri di ricerca. Il nuovo presidente e’ Sergio Veroli, gia’ vicepresidente di Federconsumatori. Il nuovo vicepresidente e’ Giuseppe Rinaldi (Telecom Italia), mentre Giustino Trincia di Cittadinanzattiva e’ stato nominato segretario generale.
Approvato, dunque, oggi l’ordine del giorno con le nuove nomine, con l’impegno di rivedere lo statuto in modo da valorizzare il ruolo sul piano politico del segretario generale e di assicurare a Consumers’ Forum una gestione collegiale. Secondo il presidente neoeletto Veroli e il segretario generale Trincia le nuove sfide per il futuro sono quelle di avere un ruolo sempre piu’ forte nella conciliazione paritaria e nella soluzione del contenzioso con le aziende, quella di raggiungere una proiezione sull’Europa di un’esperienza unica come quella di Consumers’ Forum e, infine, quella di sviluppare una sempre maggiore attenzione per la qualita’ di prodotti e servizi e per la responsabilita’ sociale delle imprese.

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Lug 08

Il bonus gas portera’ un risparmio alle famiglie con bassi redditi del 15% circa e sara’ operativo da novembre, con validita’ retroattiva al primo gennaio 2009. La nuova misura sociale, introdotta dal ministro dello Sviluppo economico e messa a punto dall’Autorita’ per l’Energia, permettera’ risparmi per famiglia da un minimo di 25 euro, per bassi consumi, a un massimo di 160 euro per le famiglie fino a 4 componenti. Le riduzioni per i nuclei piu’ bisognosi si aggiungono inoltre ”alle significative diminuzioni della spesa per elettricita’ e gas degli ultimi trimestri” evidenziate oggi dal ministro Scajola che ha ricordato che da inizio anno hanno comportato risparmi del 15% per il gas e dell’8% per l’elettricita’. Potranno accedere al bonus gas (per la fornitura nell’abitazione di residenza) i clienti domestici con indicatore Isee non superiore a 7500 euro, nonche’ le famiglie numerose (4 o piu’ figli a carico) con Isee non superiore a 20mila euro. Il valore del bonus gas sara’ differenziato: per zona climatica (i residente nelle zone piu’ fredde del Paese avranno diritto ad un bonus maggiore); per tipologia di utilizzo; per numerosita’ delle persone residenti nella stessa abitazione.
Il bonus operera’ in maniera diretta, ovvero sara’ riconosciuto direttamente in bolletta. Per gli utenti che ne hanno diritto ma usufruiscono del riscaldamento condominiale verra’ riconosciuto attraverso un bonifico intestato al beneficiario. Infine, c’e’ da sottolineare la totale portabilita’ del bonus: esso e’, infatti, riconosciuto indipendentemente dal venditore con cui e’ attivo un contratto di fornitura.

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Lug 08

Il passeggero portato sullo scooter pur senza abilitazione, ha diritto a essere risarcito dall’assicurazione in caso di incidente. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 12270 del 27 maggio 2009 che prevede la non esclusione della copertura assicurativa quando si conduce un numero di passeggeri non conforme alle prescrizioni della patente. ”Questo comportamento e’ sicuramente e indubbiamente una inosservanza delle condizioni di guida (punibile con una multa), ma non deve incide sull’abilitazione alla guida” spiega il Centro tutela consumatori e utenti. ”Il fatto che venga trasportato un numero di persone maggiore rispetto a quanto previsto dalla legge (eta’, patente, targa veicolo), non comporta che il conducente non sia piu’ abilitato alla guida. La copertura assicurativa cessa, solo e unicamente se il caso sia espressamente previsto dalle condizioni generali di assicurazione” conclude l’associazione.

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