Fondata durante il regno di Ferdinando IV di Borbone
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Fondata durante il regno di Ferdinando IV di Borbone
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Di Antonio Pagano
Questa affermazione è comparsa alla fine di agosto 2005 sulla rivista scientifica internazionale Plus Medicine da una indagine statistica effettuata da due ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano, Rita Campi e Maurizio Bonati, i quali da anni raccolgono gli indici sulle condizioni socio-sanitarie di bambini e adolescenti. Costoro hanno fatto risultare che vi è una enorme disuguaglianza tra Nord e Sud e, disaggregando i dati delle singole regioni, hanno tratto la conclusione che, se si considerasse il Sud come uno Stato indipendente all’interno dell’Unione Europea, sarebbe il più povero.
I dati da cui hanno tratto le loro conclusioni riguardano però solo la mortalità infantile, che risulta quattro volte superiore al resto d’Italia, e l’ospedalizzazione: “Oltre il 22% dei piccoli pazienti della Basilicata e del Molise, e oltre il 13% di quelli calabresi e abruzzesi deve ricorrere a ospedali del Centro-Nord. Una vera e propria migrazione sanitaria”. L’affermazione, presentata poi con l’immagine suggestiva di un eventuale “Sud-Stato indipendente”, sembra voler accreditare ai meridionali una incapacità congenita di realizzare una sufficiente condizione socio-sanitaria. I dati esposti, invece, mostrano che lo Stato italiano – la Sanità è ancora di sua competenza e il Sud fa parte di questo Stato, almeno di nome – ha destinato al Sud meno risorse, come del resto fa con tutto, per soddisfare prima di tutto gli interessi dei gruppi finanziari del Nord.
L’idea di un Sud come Stato indipendente all’interno dell’Europa è, tuttavia, da prendere in considerazione in quanto è vero proprio il contrario: un Sud indipendente sarebbe ai primi posti in Europa. Come lo eravamo circa 145 anni fa. E vediamo perché.
Bisogna partire prima di tutto dalla definizione di Stato. Cos’è lo Stato? Al di là delle scolastiche definizioni giuridiche lo Stato altro non è che uno strumento usato per organizzare il popolo e il territorio su cui il popolo è stanziato. Lo Stato, inoltre, per poter funzionare, deve essere sovrano, non deve cioè, nelle sue scelte politiche e amministrative, dipendere né essere condizionato da altri.
Le persone che dirigono l’organizzazione dello Stato sono i politici che si qualificano in genere di “destra” o di “sinistra”, termini che però non hanno alcun significato reale. I politicanti fanno basare i movimenti politici su ideali seducenti, escogitati per catturare i consensi delle masse popolari facendo prospettare miti simbolici ben collaudati da secoli: patriottismo, nazionalismo, socialismo, lotta al terrorismo ecc., oppure, con l’inganno, promettendo vantaggi futuri (posti di lavoro, aumento del reddito, previdenza, ecc.), oppure instaurando un fiscalismo opprimente con la promessa di abbassarne i prelievi, oppure con la complicità di gruppi organizzati di elettori (lobby) che, in cambio del voto, ne ricavano vantaggi.
Strumento essenziale, per lo sviluppo del popolo e per far funzionare l’apparato statale, è il denaro. Il denaro, come si sa, è fatto con carta stampata e metallo coniato. Esso ha la funzione di permettere gli scambi commerciali e di retribuire il lavoro prestato. Attualmente è usato l’Euro che non ha alcun valore intrinseco. Il suo valore, infatti, non è basato su corrispondenti riserve di metallo pregiato o altro tipo di beni, ma semplicemente sul fatto che viene accettato e scambiato di comune accordo da tutti. Naturalmente la quantità di Euro in circolazione deve essere in armonia con la situazione dell’economia e della produzione (PIL, cioè il Prodotto Interno Lordo) altrimenti ne scaturirebbe “inflazione” (l’eccessivo denaro in circolazione verrebbe svalutato e servirebbe più denaro per acquistare lo stesso prodotto) oppure “deflazione” (poco denaro in circolazione e relativa diminuzione dei prezzi, situazione che comporterebbe contrazione dell’economia e della produzione con conseguente disoccupazione).
Chi allora deve avere il compito di stampare e coniare denaro? Con tutta certezza non può essere che lo Stato che, come abbiamo visto, è lo strumento sovrano del popolo per organizzare la sua vita. Ovvio quindi che esso non possa essere prodotto direttamente dai cittadini: il denaro non avrebbe alcun valore perché la quantità immessa nel mercato sarebbe fuori controllo.
Il denaro è, dunque, il pilastro fondamentale per la vita di un popolo e del suo Stato. Lo Stato tra i suoi compiti deve anche prevedere la sorveglianza delle banche commerciali e di fissare periodicamente il tasso ufficiale di sconto (cioè il costo del denaro dato in prestito alle banche commerciali). Insomma, tutto e tutti dipendono dal denaro.
Eppure in Italia, dall’Unità fatta nel 1861, ad opera del “padre della patria” Cavour, lo Stato fu esautorato della sovranità di emettere denaro, affidandola ad un ente privato: la Banca Nazionale piemontese, cioè a quella che – attraverso vicende quasi sempre molto sporche, es. furto delle riserve in oro di dollari e sterline dei Banchi di Napoli e di Sicilia in epoca fascista – attualmente è la Banca d’Italia. I proprietari della Banca d’Italia sono banche private (85%), assicurazioni (10%) e altri proprietari minori. In pratica la Banca d’Italia, creando dal nulla il denaro con la sola stampa e conio, lo “presta” poi allo Stato che, per svolgere le sue funzioni, resta assurdamente indebitato (Debito Pubblico) con un privato. Cosa che non avverrebbe se lo Stato, per suo sovrano diritto-dovere, il denaro se lo stampasse esso stesso e lo distribuisse ai cittadini che ne sono naturalmente i proprietari.
Un assurdo così enorme, così grande, che nessuno riesce a vederlo. Una truffa gigantesca ben congegnata: essa consente agli azionisti della Banca d’Italia di arricchirsi non solo con la “restituzione” del debito da parte dello Stato, ma anche di farsi pagare gli interessi (tasso di sconto) su denaro non suo. Solo che il denaro che torna indietro alla Banca è denaro vero perché è frutto del lavoro e dei sacrifici dei cittadini.
Ma ci sono anche altri che ci guadagnano da questa assurda situazione: quelli che amministrano lo Stato. I politici, che formano i governi e i vari apparati dello Stato, maneggiando l’enorme flusso di denaro che lo Stato preleva dai cittadini con imposte e tasse, si arricchiscono anche loro concedendosi stipendi favolosi, privilegi per fare concessioni ai cittadini, spendono i nostri soldi per comprare voti, ecc., anche a scapito dell’efficienza economica e amministrativa dello Stato. In proposito si può ricordare il governo di Aldo Moro che per istituire l’ENEL col pretesto di “dare la luce a tutti” comperò le azioni della S.I.P. (Società Idroelettrica Piemontese) per una somma pari a 100.000 miliardi di lire, un enorme esborso del tutto inutile perché le concessioni demaniali degli impianti idroelettrici stavano per scadere e, quindi, le azioni avrebbero a breve perso valore. Quell’enorme cifra fu praticamente tolta per decenni allo sviluppo e alla costruzione di infrastrutture del Sud e servì a finanziare lo sviluppo tecnologico della S.I.P. Che passò alla telefonia. Risultato di tale operazione: l’energia elettrica in Italia costa più che in tutti gli altri Stati europei. L’operazione fu una delle tipiche truffe del Nord, ma nessuna formazione politica è andata al fondo della faccenda: nessuno aveva interesse a sputare nel truogolo della gozzoviglia.
Il silenzio dei politici meridionali, in proposito, è stato tombale, come sempre. Addirittura essi ritengono che se il Sud diventasse indipendente non sarebbe in grado di sopravvivere e numerosi sono quelli che si affannano a difendere l’unità, il risorgimento e osannano il Garibaldi. Eppure costui fu un ladro, un assassino e il primo artefice del degrado meridionale. E c’è ancora qualcuno nel Sud che vuole intitolare a lui un teatro a Gallipoli. Sindrome di Stoccolma? Una cosa è certa: con gente così davvero il Sud non andrà da nessuna parte. Insomma lo Stato viene usato come esattore da parte della Banca d’Italia con la connivenza dei politici, i quali usano anch’essi lo Stato come strumento per arricchirsi. Naturalmente non tutti i politici sono consapevoli e conniventi di quanto avviene, ma certamente costoro sono di una inammissibile e colpevole ignoranza.
Con questo sistema, essendo lo Stato privo di sovranità e usato come strumento truffaldino, non si può dire, dunque, che in Italia esista uno Stato vero, ma solo il suo simulacro. Da questa colossale truffa a danno del popolo, iniziata con i Savoja per “fare l’Italia unita” e continuata con la complicità di tutti i governi fino ad oggi, si può scientificamente affermare che la Banca d’Italia (oggi la BCE) è la vera detentrice del potere, perché essa, appropriatasi della facoltà di stampare denaro, tiene sottomesso il potere politico che “non vede e non sente” pur di stare ben avvinto alla sua greppia.
Basti, in proposito, ricordare il fatto che nessun politico si permise di “chiedere la testa” del Governatore della Banca d’Italia nel 1992, per aver costui fatto perdere allo Stato, cioè a tutti noi italiani, oltre settantamila miliardi per aver ritardato di due settimane la svalutazione della lira – svalutazione di circa il 30% ormai certa – a vantaggio di speculatori internazionali. Eppure questo genio della finanza fu fatto Ministro dell’Economia (ma si era laureato in Lettere alla Scuola Normale di Pisa), Primo Ministro e Presidente della Repubblica. Naturalmente il tutto sempre ammantato del glorioso risorgimento, dell’unità della patria, dell’inno nazionale e dello sventolare di bandiere tricolori e giacobine.
Con l’istituzione dell’Euro, la Banca d’Italia stampa ancora carta moneta, ma su concessione della Banca Centrale Europea con sede a Francoforte, anch’essa privata (azionisti sono i soci privati delle varie banche nazionali, anche dell’Inghilterra che, pur non essendo entrata nel sistema Euro, detiene tuttavia il 14% delle azioni, e, quindi, degli utili). La concessione comporta ovviamente un elevato addebito non motivato. Contro il costo di stampa di 0,03 centesimi la BCE pretende 2,50 Euro ogni cento, ovviamente scaricati sullo Stato italiano, pagatore finale, cioè su tutti noi.
L’Unione Europea, è, in sostanza, una unione di banche senza un Governo supervisore. Uno Stato europeo, infatti, non esiste. Cosicché i governanti dei vari Paesi europei usano ora il loro Stato nazionale come esattore della Banca Centrale, la cui greppia è ben più abbondante di quella nazionale e con meno vincoli per l’assenza di un Governo centrale di tutela.
Tra l’altro la BCE consente continuamente di emettere più denaro del necessario (circa il 5% all’anno), cosicché questo surplus, innescando un processo inflattivo, fa diminuire il valore della moneta. Questo ha l’effetto di una tassa indiretta per i popoli e arricchisce silenziosamente i soci della BCE perché i cittadini e le imprese, causa la forzata svalutazione strisciante, sono spinti a chiedere più denaro alle banche in un’infernale spirale senza fine. Se la BCE non stampasse una quantità eccessiva di Euro non esisterebbe inflazione. L’inflazione è causata di proposito.
Fazio, rimasto attaccato alle concezioni “nazionali” della Banca d’Italia ancorate al periodo della Lira, è stato allontanato perché dava fastidio: “non aveva capito” che era passato il tempo di fare gli “interessi” nazionali, bisognava ora fare quelli “europei”.
Una truffa talmente enorme che si fa fatica a vederne i contorni. Il popolo infatti non se ne accorge, anche perché nessun politico ne parla. Se ne guardano bene. Costoro, interessati a mantenere questo sistema truffaldino, mentono nei pubblici dibattiti in modo spudorato: così la gente crede e si adatta alla situazione ritenendola reale e legittima. Da tutti si ritiene, infatti, giusto pagare il debito pubblico e che partecipare alle elezioni sia doveroso per poter scegliere al meglio i politici e i partiti onde “essere meglio amministrati per lo sviluppo della vita nazionale”. Nessun programma televisivo è più seguito di quelli in cui c’è un dibattito politico: ma gli spettatori non si rendono conto che è solo una messa in scena (magari anche “combinata” tra gli opposti schieramenti). Un ben collaudato meccanismo psicologico, il cosiddetto “teatrino della politica”, che cattura le passioni e il consenso popolare col risultato di nascondere l’enorme truffa dietro celata.
I popoli europei sono ormai ridotti a semplice gregge, particolarmente quelli del Sud-Italia, da tosare il più possibile per far arricchire i gruppi finanziari che dominano i governi. Questi, servi delle banche, aumentano tasse e tributi con l’ingannevole pretesto dell’inflazione. Invece è vero esattamente il contrario: l’aumento dei balzelli serve solo a produrre deflazione, cioè a far diminuire la quantità di denaro circolante, mentre di conseguenza vi è una diminuzione dei prezzi per favorire la vendita dei prodotti. Gli imprenditori, però, sono costretti a chiedere denaro in prestito alle banche, che si arricchiscono ancora di più, mentre a causa dell’aumento dei costi, per il denaro chiesto in prestito, crescono i fallimenti e la povertà. Per questo, il cosiddetto Debito Pubblico non verrà mai cancellato. È un collaudato meccanismo che fa guadagnare la BCE e i politici (Destra, Sinistra o Centro non fa alcuna differenza: sono tutti d’accordo).
Prima che arrivassero i “liberatori” piemonteso-savojardi il Regno delle Due Sicilie aveva una economia del tutto diversa. Il denaro veniva stampato (fedi di credito) e coniato direttamente dallo Stato. Non esisteva un “Debito Pubblico” inquinato dal pagamento di tasse a favore di una Banca privata. Il Banco delle Due Sicilie era una banca di Stato e il suo “Debito Pubblico” era fisiologico, dovuto in genere alle pochissime tasse che servivano solo a pagare i servizi che lo Stato effettivamente forniva al popolo. Il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza economica in Europa, situazione resa visibile dall’elevata rendita sulla piazza di Parigi.
Il sistema attuale è dunque così organizzato: a) lo Stato italiano è privo di sovranità (tra l’altro il suo territorio è anche occupato da truppe straniere) ed è usato per soddisfare gli interessi dei gruppi finanziari italiani e stranieri; b) le lobby italiane, tutte del Centro-Nord, sfruttano il Sud come una colonia interna in cui vendere i loro prodotti e servizi. Ovviamente esse impediscono qualsiasi sviluppo che potrebbe rivelarsi pericoloso concorrente del Nord, ad esempio eliminare a qualunque prezzo la Banca del Salento, rea di aver avuto l’audacia di aprire due sportelli in due zone centralissime di Milano, uno in Stazione Centrale, l’altro in piazza Diaz a due passi dal Duomo. Da ricordare anche la compagnia S. Paolo che, sfruttando il nome del Banco di Napoli, succhia i risparmi del Sud per versarli a Torino con la vergognosa complicità della classe dirigente e politica meridionale. Bisognerebbe impedirle almeno di usare il nome Banco di Napoli!
Ma tanto è inutile: il Sud sarebbe circuito comunque come si sta facendo ora con l’istituzione della Banca del Sud. Carpendo la “buona fede” del principe Carlo di Borbone, lo hanno messo a simbolo di questa Banca per attirare gli ingenui terroni. Quello che sorprende sempre (e sgomenta) è il vedere con quanta facilità viene imposto ciò che si vuole e senza neanche nasconderlo più di tanto. Vedrete quanti imbecilli adopereranno questa Banca del Sud (o del Mezzogiorno)!
È intuitivo comprendere, dunque, che, se il Sud tornasse indipendente, basterebbe il solo fatto di liberarsi dei parassiti nordisti e stampare in proprio armoniosamente il denaro che serve per avere un immediato sviluppo sociale ed economico, come avveniva prima di questa stramaledetta e truffaldina “unità d’Italia”.
Un esempio classico in proposito è rappresentato dalle colonie della Nuova Inghilterra in Nord America: i coloni nel XVII secolo emisero direttamente una propria moneta, chiudendo per sempre con la Banca d’Inghilterra. Si ebbe immediatamente uno sviluppo prodigioso, ma quando il preoccupato Parlamento inglese impose nel 1763 l’obbligo di usare per le transazioni commerciali solo la moneta inglese stampata dalla privata Bank of England, gravata da interessi, vi fu subito recessione e migliaia di disoccupati. Fu per tal motivo che scoppiò la guerra d’indipendenza americana e nacquero gli Stati Uniti. In seguito, però, anche nel nuovo Stato le banche, con subdole manovre, ripresero il loro predominio “prestando” denaro allo Stato. Vi furono tre Presidenti che cercarono di contrastarle ripristinando il denaro come proprietà dello Stato, ma furono tutti e tre assassinati: Abraham Lincoln (nel 1865), per aver fatto stampare dollari di Stato (Greenbacks); James A. Garfield (1913), per aver denunciato il dominio dei banchieri sulla Federazione; John F. Kennedy (1963), per aver emesso banconote di Stato, subito ritirate dopo la sua morte.
Altro esempio dei nostri giorni è la Cina che sta superando impetuosamente le economie mondiali. Il motivo consiste proprio in questo: la Cina ha una Banca di Stato e non una Banca Centrale privata! La Cina stampa direttamente il denaro che le serve e non lo chiede in prestito a nessuna banca privata! Non è affatto vero, come ci vogliono far credere, che il lavoro cinese costi poco perché gli operai mangiano un pugno di riso: la Cina si è sviluppata e continua a svilupparsi a ritmi impensabili perché non le gravano addosso i parassiti che le succhiano il sangue, come quelli che affliggono il Sud.
Se, dunque, il Sud avesse un suo Stato, stampando da sé il denaro che serve, avrebbe sostanziali benefici in ogni campo. Potrebbe costruire le infrastrutture che sono state sempre negato col pretesto assurdo che mancano i capitali (è come dire che non si possono fare strade perché mancano i chilometri). Potrebbe produrre a basso costo in competizione con tutto il mondo. Potrebbe avere un sistema sanitario tra i più avanzati. Potrebbe avere la piena occupazione senza dover più emigrare. Infatti, il denaro emesso direttamente dallo Stato del Sud, cioè dal popolo, non gravato da interessi passivi, potrebbe essere utilizzato senza ostacoli e stimolerebbe la produzione e conseguentemente l’occupazione. Inoltre, cosa importantissima, non si avrebbe né inflazione, né deflazione. Lo dimostra il ducato duosiciliano che non aveva mai perso di valore nei 126 anni di Regno borbonico.
Fonte:Businnesonline
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Ricostruire una città devastata da un terremoto ai tempi di Berlusconi non è cosa facile
Ricostruire una città devastata da un terremoto ai tempi di Berlusconi non è cosa facile, come non è facile far capire agli italiani cosa stia realmente accadendo in questo territorio terremotato. Il quadro che tutti fuori dall’Aquila si sono fatti di questo evento e della ricostruzione avviata è tanto chiaro quanto sconcertante: “c’è stata tanta solidarietà da parte di tutti, non potete lamentarvi” – si sente dire dai non aquilani - “le tendopoli sono campeggi a cinque stelle”, “il presidente del Consiglio ci tiene a voi, è sempre all’Aquila”, “ho visto i disegni del piano case, sono palazzine bellissime e poi in alcuni paesini si stanno facendo già villette di legno” e il più bello di tutti “siamo in crisi, non ci sono i soldi per rifare tutto come prima, dovete accontentarvi”.
È da questo che devi partire quando vuoi spiegare la vita che ti sei ritrovato a condurre dopo che per 40 secondi eri tu l’unica cosa ferma in un mondo che ti ballava intorno. A volte l’impressione è che gli altri conoscano meglio di te quello che tu stai vivendo. Poi invece parli con chi ha vissuto quel momento guardandolo negli occhi, vedi le case e i monumenti sventrati, senti la terra che ancora trema proprio quando avevi abbassato un attimo la guardia e capisci che fare qualcosa per la tua gente, per la tua terra, è l’unico modo che hai per sentirti ancora vivo e parte di qualcosa. Urlare le ingiustizie che tutti gli aquilani stanno subendo è l’unica via che hai per sperare di avere un futuro in un territorio che rischia di avere per sempre solo un passato.
La battaglia che i comitati cittadini hanno deciso di combattere non è una battaglia politica, tesa a screditare il Governo e magari gettare fango sul suo operato, ma è una lotta per difendere il territorio da una speculazione già iniziata, un tentativo di evitare quell’invivibile sensazione di non sentirti più figlio della tua terra e delle sue montagne; è una battaglia di diritti.
La ricostruzione dell’Aquila infatti è una faccenda puramente aquilana, nel senso che solo chi vive un territorio sa qual è l’investimento migliore che su quello stesso territorio si può realizzare. È un concetto questo che va al di là delle competenze necessarie, anche se la speranza è che vengano riconosciute quelle locali.
Questo è il motivo per cui i comitati cittadini nati dopo il sisma chiedono la partecipazione di tutti i cittadini aquilani per ogni singola decisione che viene presa sulla loro pelle. Gli aquilani invece, si ritrovano davanti a scelte già prese dall’alto: cemento armato dove prima era campagna, tasse da pagare a soli 6 mesi dal terremoto, il dover decidere, per chi aveva più di una casa quale riparare o la seria possibilità di restare senza un tetto per chi prima viveva in affitto. Finora le uniche cose che agli aquilani era concesso fare era dire che “va bene così”, “che non c’era altra via” oppure rientrare nella propria tenda a bestemmiare contro il mondo, a chiedersi perchè questo terremoto abbia colpito proprio loro e non qualcun altro, inteso in altro tempo o in altro luogo.
Quello che i cittadini non aquilani devono fare, è riconoscere il diritto che tutti gli italiani hanno ad una abitazione dignitosa, al lavoro e all’autodeterminazione della propria vita; in altre parole il diritto che tutti hanno a condurre una vita felice. È verso queste considerazioni che bisogna spostare l’attenzione se non si vuole cadere nel gioco politico della propaganda e della contestazione. Solo così viene alla luce che le palazzine che si stanno realizzando secondo il piano C.A.S.E., che sembrano così necessarie quando l’unica alternativa che ci hanno proposto è quella di passare il gelido inverno aquilano nelle tende, è solo un espediente per far ripartire l’industria del cemento armato delle aziende del nord Italia e cercare così di uscire dalla crisi economica. Una scelta che porterà alla creazione di nuove periferie, molto lontane dalla città, senza servizi e senza legame con il territorio, con il serio rischio della perdita di identità per i cittadini, una volta aquilani, deportati chissà dove in una provincia fatta di piccoli mondi chiusi piuttosto che di paesi.
Non si sono spenti i riflettori sulla città dopo il G8, come temevano le istituzioni locali, e non si spegneranno a lungo, anche se la luce che mandano illumina un esempio di efficienza e non la gigantesca speculazione edilizia che sta devastando l’aquilano.
Spesso ho sentito dire “ah se questa casa potesse parlare ne avrebbe di cose da raccontare…”, beh vi dico una cosa, adesso le case dell’Aquila e dei paesi tutt’intorno parlano, ma quello che raccontano non è affatto una bella storia. Fonte:Agoravox
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Il 21 ottobre 2004 EDF ha deciso di installare il reattore nucleare di terza generazione EPR (European Pressurised water reactor) sul sito di Flamanville, sulla Manica. “L’EPR é dieci volte più sicuro delle centrali nucleari attuali”. Questa citazione dell’attuale ministro francese dell’industria, Nicole Fontaine, é almeno bizzarra, come fa notare Axel Mayer del BUND di Friburgo (Germania). Non ci ripetono infatti da decenni che le centrali nucleari attualmente in servizio sono tutte sicure al 100%?EDF, EnBW, Fessenheim, EPR, Euroreaktor, European, pressurized, water, reactor, L’euroreattore, euroreattore, ambiente, pericolo, critiqua, EDF, EnBW, Euroreaktor, EPR, BUND, Regionalverband, Südlicher Oberrhein, Freiburg, Axel Mayer, Naturschutz, Umweltschutz, Kultur, protezion di ambiente, centrali nucleari attualmente, multinazionali dell’energia nucleare,
Mentre il movimento ambientalista tedesco, che si é lasciato addormentare dalle promesse soporifiche di una cosiddetta “uscita dal nucleare”, aspetta che la chiusura degli impianti atomici si realizzi da sola, le multinazionali dell’energia nucleare come EnBW, RWE, Eon, Vattenfall, EDF, Siemens e Areva preparano il terreno per far accettare la costruzione di nuove centrali atomiche in Europa.
Il progetto EPR é finanziato da EDF e EnBW con i nostri soldi, dato che ne siamo i clienti. La sua costruzione spetterà a Siemens e Areva. “Se il governo francese si pronuncia all’inizio del 2004 - il progetto é all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri dell’11 e del 18 febbraio - per l’adozione di questo progetto franco-tedesco di Areva, l’EPR potrà entrare in funzione nel 2010″, ha dichiarato Nicole Fontaine il 7 novembre 2003.
Nuove strategie soft per imporre l’EPR:
Gran parte del parco nucleare europeo deve essere rinnovata a partire dal 2005 e Siemens & Areva sono ben decise a restare sul mercato nucleare mondiale. Con l’EPR non si tratta solo di un nuovo reattore per la Francia, ma di creare una testa di serie, un modello di riferimento da esibire sul mercato mondiale.
La lobby nucleare ha imparato la lezione dopo le sue sconfitte a Wyhl, Wackersdorf, Plogoff etc.. e non ripeterà i suoi errori. Ormai opera diversamente: un’abile campagna pubblicitaria, che costa svariati milioni di euro, é organizzata un po’ dappertutto in Europa per vantare i meriti di questo tipo di reattore “nuovo, sicuro e durevole”. Adesso la propaganda pubblicitaria é centrata completamente sull’aspetto “ecologico” e favorevole al clima di questo nuovo investimento. Sono proprio le lobbies alle quali gli ambientalisti sono riusciti dopo anni ed anni ad imporre dispositivi di riduzione dei tassi di nitrato e di zolfo nelle loro vecchie miniere di carbone che utilizzano ora argomenti ambientalisti per rilanciare i loro programmi nucleari! E che per di più si sforzano di dividere il movimento ambientalista fomentando polemiche sull’eolico. E’ cosi’ che si riesce a rimuovere il ricordo degli incidenti nucleari di Chernobyl, Harrisburg, Tokaimura etc.
Siti previsti per i primi EPR:
Potrebbe essere la Finlandia o Penly, in Normandia (Francia). Quel che conta per la scelta di questi siti é che sul posto la resistenza politica e civile sia minima. Un paese piccolo come la Finlandia puo’ facilmente farsi ingannare dall’arrivo dei soldi, del potere e dell’influenza della lobby dell’atomo.
Una volta aperta la breccia, quest’ultima spera che degli invidiosi si facciano avanti in Europa. “Meglio un cattivo reattore costruito in Germania o in Francia che uno altrettanto pericoloso presso i nostri vicini europei finlandesi”, é la parole d’ordine abilmente collegata agli egoismi nazionali… Puo’ anche essere un aspetto della mondializzazione. In tutti i modi, le centrali nucleari francesi arrivate al termine della loro vita dovranno essere sostituite e in Germania l’industria nucleare conta su un cambiamento di governo, con partiti pronucleari che aspettano il loro turno. E’ sorprendente che, in tutto il mondo, siano spesso partiti molto conservatori ad agire contro l’uomo, la natura e l’ambiente.
Il luogo d’installazione dell’EPR potrebbe anche essere Fessenheim, che é la centrale più vecchia di Francia e vi sarebbe fin d’ora sul sito posto per due nuovi reattori. D’altronde, “misure di igiene psicologica” sono state prese nel 2003 per preparare il terreno: la centrale si é autodotata di una certificazione ambientale (ISO 14001) ed ha fondato il nuovo club pronucleare “Sul filo del Reno”. Ma i rischi sismici e la robusta opposizione delle popolazioni di entrambe le sponde del Reno sono contro la scelta di questo sito.
Dovunque sia costruito, l’EPR sarà pericoloso.
Produce scorie nucleari che dovranno essere immagazzinate per milioni di anni. Per ogni megawatt di elettricità prodotta in un anno, ogni centrale produce la radioattività a vita breve e a vita lunga di una bomba di Hiroshima. Due EPR da 1600 Mwe ognuno produrrebbero la radioattività di 3200 bombe di Hiroshima.
Ovunque lavorano degli uomini, errori umani sono possibili (leggere: “Embrouilles dans les centrales” (Imbrogli nelle centrali, NdT).
l’EPR é grande, invece di essere sicuro. L’organizzazione internazionale dei medici per la prevenzione di una guerra atomica IPPNW denuncia la capacità di 1600 MW come un abbandono delle norme di sicurezza. E’ per evitare un’esplosione dei prezzi dell’elettricità che Siemens e Areva privilegiano il gigantismo a spese della sicurezza.
I sistemi di sicurezza passivi dell’EPR non sono sufficienti, armature e pompe sono sempre azionate da motrici che possono fermarsi al minimo guasto elettrico. La sola innovazione dell’EPR é il serbatoio, destinato, in caso di incidente grave, a ricevere e raffreddare il cuore in fusione. Per farlo, occorrerebbe da una parte che il bacino fosse assolutamente secco, senza che i rischi di esplosione di vapore siano troppo elevati, e dall’altra bisognerebbe coprire d’acqua il cuore in fusione, il che provocherebbe proprio quelle esplosioni di vapore che bisogna evitare…
E, per l’EPR, delle persone moriranno nelle miniere dove si estrae l’uranio (leggere: “Un scandale nommé COGEMA” (Uno scandalo chiamato COGEMA, NdT), a causa delle radiazioni vicino alle centrali, negli stabilimenti del plutonio (detti di ritrattamento) e dell’arricchimento dell’uranio.
Come ogni altra centrale nucleare convenzionale, l’EPR produrrà rilasci radioattivi durante il suo funzionamento, detto normale”.
Destinato all’esportazione, l’EPR aggrava dunque il rischio che nuovi paesi entrino in possesso della bomba atomica. Secondo Jean-Jacques Rettig, del CSFR (Fessenheim), “lo Stato francese non ha imparato nulla dalla vendita di una centrale nucleare all’Irak. Chi ha una centrale nucleare é capace di costruire una bomba. Per dei profitti a breve termine, EDF, EnBW, Siemens e Areva mettono in pericolo la pace mondiale”.
Il progetto EPR é cominciato molto prima degli avvenimenti dell’11 settembre 2001. L’EPR non é previsto per far fronte ad un eventuale attacco terroristico. Un attacco terroristico o un incidente nucleare grave renderebbero gran parte dell’Europa inabitabile per sempre. Un paese che possiede centrali nucleari é in balia di tutti i ricatti.
L’EPR non é esente dal rischio di fusione del cuore del reattore. Tutti i dispositivi di sicurezza dell’EPR, dispositivi il cui funzionamento é peraltro molto controverso, possono controllare solo fusioni a bassa pressione. L’EPR non é dunque un nuovo reattore, restano tutti i problemi inerenti al P.W.R.
Che fare?
Bisogna mobilitarsi e resistere alla propaganda mediatica della lobby nucleare. Ci sono ancora milioni di consumatori ambientalisti che comprano prodotti Siemens. Molti comprano la loro elettricità da ditte nucleari come Eon, EnBW, RWE, Vattenfall o a filiali dette ambientali. Questo potrebbe cambiare con il lancio di EPR, perché esistono produttori alternativi, che vendono a buon mercato elettricità prodotta al 100% senza nucleare come l’EWS di Schönau.
Ma resistere pacificamente significa anche far pressione su tutti i siti possibili, resistere a Gorleben, far pressione sui partiti pronucleari tedeschi e sui partiti al potere in letargo.
Le azioni transfrontaliere ed una cooperazione antinucleare internazionale sono più necessarie che mai. Se la lobby nucleare non conosce frontiere, nemmeno i suoi oppositori ne conoscono.
L’industria nucleare é rivolta al passato, mentre una vera preparazione dell’avvenire esige lo sviluppo delle alternative. Una politica energetica degna di questo nome, durevole e rispettosa del clima, deve combinare diversi fattori: economie di energie, rinuncia allo spreco, cogenerazione, fonti di energia rinnovabili. Senza una vera politica economica ecologicamente sostenibile, portiamo il nostro pianeta direttamente alla sua rovina. Con l’EPR, succederà solo un po’ più rapidamente.
Estratto dalla Gazzetta Nucleare N°215/216, settembre 2004
Axel Mayer, BUND di Friburgo, Germania
Dieser Artikel wurde 1220 mal gelesen und am 29.6.2007 zuletzt geändert.
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Link: ‘euroreattore EPR ( European Pressurised water reactor ) - un pericolo per l’uomo e per l’ambientehttp://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fvorort.bund.net%2Fsuedlicher-oberrhein%2Feuroreattore.html&h=b8e59b98e8e71ad76f41f576254ffe81
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Di Sherif El Sebaie
Alcuni giorni fa, il Tribunale del lavoro di Milano ha accolto il ricorso del 19enne marocchino Mohamed Hailoua, regolare e diplomato in Italia, che lamentava di non poter essere assunto dall’Atm (Azienda di trasporti milanesi) a causa di un regio decreto del 1931 (e cioè un decreto fascista) che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nel trasporto pubblico . Il collegio presieduto dal giudice Chiarina Sala ha dichiarato il “carattere discriminatorio” del comportamento dell’azienda, ordinando ad Atm “la rimozione della richiesta della cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione, in moduli cartacei o telematici” in quanto la permanenza del requisito di una determinata cittadinanza, ai fini dell’assunzione, “verrebbe ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso per il non cittadino”. Un ragionamento cristallino, direi. Ma in Italia - quando si parla dei “diritti” degli immigrati (e solo di quelli) - tutto diventa di colpo molto torbido e, per usare le parole di un politicante milanese, “poco chiaro”.
Lo sa bene Hailoua che per avere ragione, ha dovuto presentare un reclamo dopo che era stato respinto un suo primo ricorso. E perché mai? Perché gli avvocati dell’azienda hanno avuto la faccia di tolla necessaria per affermare che: “Il servizio di pubblico trasporto involge delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischi di attentati. È proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi magrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006″. E ancora: “Il legame personale del cittadino allo Stato dà maggiori garanzie in relazione alla sicurezza e incolumità pubblica”. In altre parole il giovane marocchino sarebbe un potenziale terrorista. E non conta che il posto di lavoro in questione non sia quello del conducente. “Un’analoga delicatezza deve rinvenirsi, altresì, nell’attività di chi opera manutenzione dei mezzi, o di chi svolge, su di essi, comunque attività di tipo tecnico”. Potenziale sabotatore, quindi.
Sorge spontanea una domanda: per quale motivo un aspirante terrorista dovrebbe prendersi la briga di farsi assumere dall’Atm per sabotare un pullman, quando - molto più facilmente - può salirci sopra (e senza pagare il biglietto) con uno zainetto imbottito di tritolo? Eppure questo elementare buonsenso viene a mancare, quando - sacrilegio! -ci si trova davanti ad un giovane immigrato che chiede solo di poter essere autorizzato a presentare il proprio curriculum. Trovo molto originale anche la trovata di portare ritagli di giornale a supporto delle proprie tesi in un processo simile. Anche perché i giornali italiani (come la televisione e la radio, del resto), su questi argomenti danno libero sfogo alla fantasia, abbattendo ogni freno inibitore. Sono molto curioso anche di sapere che fine hanno fatto i potenziali attentatori del 2006. Perché è davvero singolare che ogni tot mesi saltino fuori incredibili piani per sabotare la metropolitana di Milano e distruggere la Basilica di San Petronio a Bologna (evidentemente i terroristi islamici del Bel paese hanno poca fantasia: prendono di mira sempre gli stessi obiettivi anche a costo di essere puntualmente beccati), con tanto di arresti ecc e poi non se ne sa più nulla. Sono stati condannati, incarcerati, espulsi oppure - verosimilmente - assolti e rilasciati? Non sarebbe la prima volta, d’altronde, che viene fuori che dei poveracci sono stati incastrati per far fare carriera a qualcuno.
Quello di Hailoua è un esempio che tutti gli immigrati dovrebbero seguire. Cause, ricorsi e anche scioperi e manifestazioni dovrebbero essere strumenti di lotta quotidiana. Bisogna abbattere dall’interno questo sistema che riconosce solo doveri e niente diritti (non saprei definire diversamente un paese che incassa tasse, forza lavoro ecc senza dare in cambio almeno la possibilità di concorrere per un posto che - a detta dell’Atm stessa - non vogliono nemmeno gli italiani). Qualcuno ha avuto la faccia da bronzo necessaria per definire il ricorso di Hailoua “senzazionalistico”, “creato ad arte”, “studiato a tavolino”, “strumentalizzato”ed “ambiguo” solo perché Hailoua ha fatto la causa senza presentare prima il curriculum. Anche qui, evidentemente, è venuto a mancare il buonsenso italiota. Ma, dico io, se leggo su un annuncio o un concorso che non mi posso presentare al tal lavoro perché è necessaria la cittadinanza, perché mai dovrei prima presentare la domanda, aspettare l’esclusione e quindi fare ricorso? Mi sembra molto più logico ed immediato fare causa per rimuovere l’ostacolo che condannerà comunque la domanda all’esclusione. Matteo Salvini, invece, europarlamentare della Lega ha commentato la sentenza dicendo che era addirittura “aberrante”. “È arrivata l’ora che questi giudici si trasferiscano in Marocco, dove potranno assaporare le virtù del sistema giudiziario marocchino”. Ecco: l’Europdeputato che ha proposto carrozze per i milanesi (e cioè per gli immigrati) non cerca pubblicità. Sta solo incentivando il turismo marocchino. Ogni commento è superfluo. Anche perché sono sicuro che, fra pochi anni, il posto di Salvini sarà saldamente occupato da un marocchino di seconda generazione.
Fonte: salamelik.blogspot.com
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Con tutti i soldi che guadagnano hanno anche la sfacciataggine di evadere le tasse… è un profondo schifo. Chiudete i conti correnti, si vive lo stesso… anzi si vive meglio! Benvenuti nell’evasione fiscale!!! Oltre a tutto questo Tremonti gli ha dato anche i soldi. Oltre a tutto questo esiste la piaga del signoraggio bancario. Oltre a tutto questo sono padroni del sistema e noi siamo i nuovi schiavi.
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Di Alessandro D’Amato
Non tantissimi: soltanto 15 milioni di italiani a partire da gennaio 2010 verranno vaccinati contro la febbre suina, o influenza A che dir si voglia. Lo ha annunciato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ancora mantiene la delega per la sanità in attesa di cederla, al primo rimpasto utile, a quel Ferruccio Fazio che voleva rinviare l’apertura delle scuole per fronteggiare un’emergenza talmente clamorosa da aver avuto finora ben 258 casi in Italia o di italiani ammalati, mentre “in Europa in 30 Paesi finora sono stati diagnosticati 17.189 casi di influenza A/H1N1 con 29 decessi nel Regno Unito e 4 in Spagna. I casi diagnosticati extra-Europa sono stati 149.364 con 810 decessi“. Un’incidenza rispettivamente dello 0,19 e dello 0,54%.
Sacconi, il ministro del Welfare con delega alla Sanità, annuncia quindi l’acquisto di 48 milioni di dosi di vaccino pandemico, e lo fa con la serenità di chi ha la coscienza a posto. Anche perché nello scegliere come spendere quei soldi pubblici potrebbe, volendo, vantare un consulente d’eccezione: la moglie, Enrica Giorgetti, direttore generale della Farmindustria, associazione che rappresenta – legittimamente – gli interessi delle industrie farmaceutiche. All’epoca della formazione del governo, quei noiosoni di Nature - il giornale internazionale delle scienze – avevano sollevato qualche dubbio sull’opportunità della nomina: “In fact, Berlusconi’s government has shown unsettling tendencies to allow industrial interests to gain influence over state agencies“, dicevano quei malpensanti. E dire che quando parlò Fazio di grandi pericoli, dalla maggioranza qualche voce contrariata si levò, come ad esempio quella di Roberto Calderoli: “Un problema di salute non può diventare lo strumento per campagne mediatiche o peggio ancora…”. Poi fu più esplicito Maurizio Gasparri: “Ricordate le avventate campagne allarmiste per l’emergenza aviaria, che sparì dopo l’inutile ma ingente spesa per vaccini. Mi piacerebbe sapere che fine abbiano fatto. Non vorrei che ora si facesse il bis e mi auguro che le autorità internazionali e nazionali diano i giusti avvertimenti senza alimentare psicosi“. Ma si vede che il problema era che lo all’emergenza gridasse il povero Fazio: se lo dice Sacconi non si leva una foglia.
Tutto a posto, quindi. Anche perché l’emergenza tira: “Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi, per un valore di circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Il Tamiflu è della Roche, il Relenza ancora di GlaxoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari“. Tutto a posto, tutto a posto. Rimane solo un piccolo, trascurabile dettaglio: ci vogliono all’incirca da quattro a sei mesi, finora, per produrre il vaccino. A meno che non si utilizzi una procedura più rapida, l’ordine del ministro Sacconi rischia di essere arrivato fuori tempo massimo per rispettare la scadenza di gennaio prossimo, visto che siamo in luglio. Insomma, se anche alla fine tutto questo non fosse un enorme bluff – come pareva adombrare non Beppe Grillo stavolta, ma nientepopodimenoché Maurizio Gasparri – saremmo riusciti ad arrivare in ritardo persino sull’emergenza. Il colmo, per un ministro con la moglie che lavora in Farmindustria.
Fonte:Giornalettismo
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Nella foto :Ecco dove si compra l’oro. All’aereoporto di Francoforte
Di Fabio Gallazzi
Eqqueqqa! Diceva Pappagone. Spaventati dai possibili rifugi della gente comune nel metallo giallo i nostri dittatori si inventano la tassa sull’oro. Vogliono evitare che qualche società siamo spinta a tesaurizzare.
ROMA, 26 giugno (Reuters) - L’articolo 14 del decreto fiscale all’esame del consiglio dei ministri prevede una imposta sostitutiva del 6% sulle plusvalenze su oro e metalli preziosi realizzate da società ed enti. La nuova imposta non si applica alle riserve conferite in adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza alle Comunità europee, dunque la Banca d’Italia. “Le plusvalenze derivanti alle persone giuridiche soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società dalla valorizzazione ai corsi di fine esercizio delle disponibilità in metalli preziosi per uso non industriale sono assoggettate a tassazione separatamente dall’imponibile complessivo mediante applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e relative addizionali nonché dell’imposta regionale sulle attività produttive, con l’aliquota del 6%”, dice il testo dell’articolo.
Le ombre sinistre di Mordor avanzano. Probabilmente i Gestori del Truffone sanno che tra poco si riscatena l’inferno bancario per default su derivati. Anzi peggio che default: non capiranno più cosa diavolo hanno combinato, l’assoluto caos di bilancio.
Fonte:Soldionline
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Da Note di Angela Pellicciari su FB queste interessanti e condivisibili osservazioni su alcuni articoli apparsi ieri sulla “grande” stampa italiana:
Dal Corriere della sera e dal Sole 24 ore di domenica 26 luglio. Un articolo falso ed uno reticente. Entrambi a proposito dell’unità d’Italia.
Quello falso: l’editoriale di Panebianco sul Corriere.
Panebianco addebita l’attuale crisi dell’unità italiana non tanto alla Lega, che ne sarebbe un effetto, quanto ad “una (sciagurata) pedagogia negativa sul Risorgimento e l’Unità d’Italia: per rinfrescarsi la memoria converrebbe riprendere in mano qualcuno fra i tanti manuali di storia patria circolanti nella scuola pubblica, soprattutto a partire dagli anni Settanta”.
L’affermazione è priva di riscontro: la scuola italiana ed i suoi manuali hanno ripetuto come una giaculatoria i meriti “progressisti” del Risorgimento, ignorando completamente la realtà dei fatti. Mettendo fra parentesi il dramma risorgimentale che ha costretto all’emigrazione intere generazioni di italiani, ed omettendo di raccontare come l’unità italiana sia stata realizzata a spese della chiesa (cioè di tutta la popolazione che andava rifatta a modello delle convinzioni liberal-massoniche, a partire dall’incisivo motto: l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani) e del meridione.
A spese della chiesa e del meridione: ci avviciniamo al secondo articolo, quello dell’omissione.
“Il debito? Nasce con l’unità d’Italia”: questo il titolo cubitale de Il Sole 24 ore.
Dino Pesole cita il ministro delle finanze Bastogi che nel 1861 decide di “incorporare tutti i debiti dei sette ex Stati confluiti nella nuova entità territoriale”.
Pesole dimentica di specificare come il bilancio del Regno delle Due Sicilie fosse in attivo mentre quello del Regno di Sardegna in profondo rosso.
Tanto rosso che da più parti si paventava la possibilità di finire in bancarotta ove non fosse stato possibile attingere ai bilanci in ordine dei vari stati della penisola.
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Rita Atria (Partanna, 4 settembre 1974 Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana.
Rita nasce in una famiglia mafiosa, raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. A soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata Piera, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino al quale ella si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre deposizioni hanno permesso di arrestare diversi mafiosi e di avviare un’indagine sul politico Vincenzino Culicchia per trent’anni sindaco di Partanna.
Dopo una settimana dalla bomba di via d’Amelio, si uccise a Roma dove viveva in segretezza.
Fonte: Rai
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Negli anni ’70 ebbe inizio a Bergamo una curiosa polemica tra la sinistra bergamasca e il partito Liberale circa l’entità del “volontariato” dei Garibaldini bergamaschi. Il tutto cominciò dall’affermazione, da parte di un fervente sessantottino, che il conte Camozzi di Ranica, durante l’arruolamento dei volontari per la spedizione in Sicilia (1859) aveva imposto alle famiglie dei suoi mezzadri (inutile dire numerose date le proprietà terriere di questa famiglia) di mandare i figli in età di leva alla spedizione. In caso contrario li avrebbe cacciati dalle sue terre. Immaginiamo con quali drammatiche conseguenze, dato il periodo particolarmente infelice.
La polemica, inevitabile, divampò e infiammò l’animo dei nazionalisti che la alimentarono per lungo tempo con lettere, risposte e controrisposte sulla stampa locale. Emerse soprattutto una cosa: che la sinistra negava nel mondo più assoluto il senso di “stato italiano” e che non soltanto appoggiava le tesi del meridionalismo, ma le estendeva ad altre zone non meridionali ma parimenti “italianizzate” con la forza, e soltanto a favore delle classi nobili o borghesi che avevano fiutato l’affare attaccandosi al carretto dei Savoia. Si parlò in quel periodo anche del numero dei volontari orobici (intorno a trecento e non mille) e soprattutto delle loro origini: oltre ai figli dei mezzadri “spontaneamente” indotti ad arruolarsi vi erano sì degli idealisti, ma pochi in confronto agli avventurieri e ai delinquenti attratti più dal diritto di saccheggio promesso e concesso da Garibaldi, che dagli ideali romantici dell’unità nazionale. A parte l’amico che diede fuoco alle polveri, oggi purtroppo scomparso, mi chiedo dove siano finiti gli altri paladini della “crociata anti-italiana e anti-Savoia” di quel periodo nemmeno troppo lontano. Forse oggi si vergognano o dimenticano di aver portato sulla stampa quanto i discendenti dei mezzadri ancora avevano nel patrimonio storico orale delle loro famiglie e che ancora raccontavano nelle serate d’inverno ricordando ai nipoti quanto fosse dura la vita del mezzadro e quali soprusi era costretto ad accettare per garantire alla famiglia la polenta quotidiana.
Forse oggi la cosa non è più di loro gradimento, visto che un conto è disquisire a livello di salotto culturale, e un altro è fare sul serio: per loro è meglio il mondialismo, guai a parlare di piccole patrie, di genocidio e di sradicamento culturale. Si sono resi conto che per loro è meglio stare sul carretto dell’Italia nazionale, anche a costo di rinnegare quanto nei decenni passati hanno detto o fatto (nel ’68 non era di moda bruciare il tricolore davanti ai commissariati di polizia?). Memoria corta, spocchia marxista, o “capacità di galleggiamento”?
Sic transit…
Fonte:”La Padania” marzo 1999.
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Senatore Fazzone,
il prefetto di Latina ha svolto un lavoro encomiabile, ha fatto “il Prefetto” di questa repubblica ormai alla frutta.
Frattasi lo abbiamo visto all’opera a Gaeta, è un uomo dello Stato, è un uomo a cui stanno a cuore le istituzioni repubblicane, è un uomo che si è sempre battuto contro le malversazioni criminali. Lo dimostra il suo curriculum vitae, il suo agire.
Fondi, come tutto il sud pontino, è colpito da una piaga, da quello che si può definire il cancro del Sud e non devono essere i prefetti a debellare tali forme di malavita organizzata, ma gli amministratori locali, i quali dovrebbero collaborare con le autorità preposte. Carabinieri,finanza,polizia di stato,prefettura. A Gaeta abbiamo acquisito alle proprietà comunali ben 25 mila metri quadri di terreni ex famiglia Magliulo, abbiamo partecipato ad un bando regionale per il recupero di un manufatto insistente su uno di quei terreni, la Regione Lazio ha assegnato al comune di Gaeta ben 100 mila euro per la riattazione di tale manufatto, a che possa essere usufruito da anziani, da associazioni sociali.
Un consigliere di Forza Italia, Il sig. Riccardo Izzi, si rivolge ai carabinieri e racconta che è sotto pressione mafiosa e che ha preso voti da tale organizzazione. Il dott. Frattasi, visto il pericolo di maggiori infiltrazioni, insedia una commissione di accesso che accerta ciò che Riccardo Izzi sosteneva e cioè, che l’amministrazione comunale di Fondi è collusa con una famiglia mafiosa ritenuta la cassaforte dell’usura del basso Lazio.
Il prefetto Frattasi ha fatto solo il suo dovere, forse si sente isolato dal Partito di cui fa parte il Sen Fazzone, ma le forze politiche sane gli sono vicine.
Noi diciamo, avanti Sig. Prefetto, la piaga che ha infettato il Mezzogiorni d’Italia da 150 anni, con gente come Lei, sarebbe estirpata in poco tempo. Ma vi sono collusioni politiche.
Dott. Frattasi, i senatori di questa repubblica dovrebbero ringraziarla ed invece, qualcuno di essi, vorrebbe affossare il suo lavoro e quello di un ministro, il ministro degli interni appunto, che ha inviato altri tre prefetti nella città di Fondi che avrebbero accertato cose ancora più gravi.
Noi del Partito del Sud non comprendiamo come un governo, che noi riteniamo nordista, faccia decreti sulla sicurezza, legalizzi le ronde contro la criminalità imperante anzichè rinforzare le forze di polizia, poi non decide sul caso Fondi.
O il governo è colluso con la Mafia, o il governo è inetto di fronte a tali fatti gravi.
Sig. Berlusconi, i governi liberali hanno ridotto il Sud ad una larva, lo hanno massacrato, lo hanno devastato, hanno fatto emigrare 30 milioni di meridionali dal 13 febbraio del 1861, giorno in cui è nata la questione meridionale, hanno massacrato un milione di contadini nella guerra chiamata di “Lotta di repressione del Brigantaggio. Era solo una guerra civile, una guerra a difesa del Sud contro i veri briganti venuti dal Nord a depredare i nostri beni.
Quella guerra civile fu vinta dal Piemonte perchè già da allora colluso con la camorra, con i picciotti in Sicilia a salvaguardare gli interessi dei latifondisti dell’Isola e i vari Tore ‘e Criscenzo i, senza l’aiuto del quale, Garibaldi non sarebbe mai entrato in Napoli.
Il Sud è in ebollizione, è stanco di governi forti con i deboli e debole con i forti, è stanco di subire vessazioni, è stanco di emigrare, ogni anno dal sud emigrano 150 mila giovani;è stanco di vedere senatori della repubblica che si scagliano contro i prefetti che fanno il loro dovere, il Sud è stanco. Il sud sta ribellandosi.
Nelle ultime elezioni privinciali destra e sinistra han perso sette milioni di voti, avanzano le liste civiche e dove avete vinto lo avete fatto con l’aiuto di esse. In provincia di Latina ha vinto il popolo delle libertà? Non è vero, alla lista governativa si sono affincate altre sette liste civiche e dove, queste ultime si sono presentate da sole, hanno vinto. Gaeta è stato il laboratotio di tale malessere due anni fa, due liste civiche, tra le quali quella di riferimento al Partito del Sud, oggi governano la città che non ne poteva più di avere per governanti gente che aveva fatto della cosa pubblica, cosa privata di interessi interconnessi con le loro attività di amministratori, prova ne sono le recenti sentenze della magistratura che hanno condannato un ex sindaco, assessori e un dirigente del nostro comune.
Alle provinciali, ad Aprilia, la seconda città della provincia, hanno vinto cinque liste civiche contro destra e sinistra.
Il Sud si sta aprendo, e a niente serviranno i falsi partiti del Sud escogitati dalla mente di Dell’Utri,che ormai parla milanese.
Fazzone è un ex poliziotto, e già per questo, come saputo di quelle infiltrazioni, di quei fatti, appena saputo che un suo consigliere comunale era stato minacciato dalla mafia, avrebbe dovuto intervenire presso il governo con una interrogazione e tutelare la vita di Riccardo Izzi.
Fazzone, da senatore, avrebbe dovuto ringraziare il prefetto Bruno Frattasi per l’opera svolta a favore delle istituzioni. Fazzone pensa che la Mafia a Fondi sia una favola? Fazzone non crede al lavoro svolto dalla commisisone di accesso e dal ministro Maroni? allora facesse dimettere il Sindaco Parisella e si presentasse vergine e casto di fronte agli elettori, non aspetti che il governo affossi le sue insistenze, che di sicuro ci sono state a livello alto. Ne va il nome di una città operosa ed industriosa, i cui abitanti stanno subendo estorsioni, macchine bruciate, aziende bruciate.
Noi siamo con il Prefetto Frattasi e riteniamo la sua azione degna di un uomo del sud. In passato abbiamo assistito all’isolamento di magistrati, di giudici, di carabinieri e poliziotti, di sindacalisti, di intellettuali. Tutti finiti sotto il tiro della mafia. Falcone e Borsellino hanno pagato con la vita, e così poliziotti, sindacalisti, contadini. Perchè lo Stato non li ha tutelati. Sig. Berlusconi, ci tuteli il Prefetto di Latina, sciolga il comune di Fondi. Senatore Fazzone, sta sbagliando tutto, si dimetta.
Antonio Ciano, segretario nazionale del Partito del Sud
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E’ inutile far finta di non sapere che anche le ultimissime nomine Rai stavano nelle discussioni di Palazzo Grazioli. Quello che sta accadendo è il prendere forma, in modi sempre più evidenti, di un polo Raiset nel quale l’elemento dominante è costituito dalle proprietà del premier. Non basta più essere ottimi professionisti di destra per entrare nella rosa dei candidati alle direzioni; quello che serve ora è godere della fiducia dei pasdaran della parte più estrema del partito del conflitto di interessi, a tal punto che non pochi esponenti del centro destra, e non di secondo piano, nei corridoi della Camera parlavano e parlano, a mezzabocca, delle nomine Rai come di un completo trionfo del partito Mediaset. A tal punto che donne e uomini dichiaramente di destra, lontanissimi da questa associaizone, e con la quale abbiamo avuto perfino fieri contrasti nelle aule dei tribunali, sono stati letteralmente cancellati perchè ritenuti poco affidabili, non tanto dal punto di vista politico, ma da quello degli interessi dell’azienda concorrente.
Quello che è accaduto va letto contestulamente alla nomina della piattaforma unica con l’obiettivo di attrarre strutturalmente la Rai nell’orbita di Mediaset in una guerra contro Sky divenuto elemento ostile perchè danneggia il patrimonio del Presidente in carica. A noi non stanno simpatici nè Berlusconi nè Murdoch e quelli che si definiscono “liberali” non possono stare a guardare quando si profilano nuove pericolose forme di concentrazione. Vale per Rupert e per Silvio. Vale per la Rai e per Tronchetti Provera.
Per il futuro sarà bene non cadere nella trappola di fermarsi a difendere solo e soltanto le “isole” di Raitre e del Tg3 perchè questi signori useranno il lanciafiamme per azzerare non solo Raitre e il Tg3 ma anche l’esperienza di Rainews24, Rai International e anche le ultime diversità sopravvissute nelle altre reti e testate; ma soprattutto punteranno a mettere le mani in maniera definitiva sui new media, sulla Sipra, sul marketing strategico, sulla fiction e sul cinema, affinchè tutti i centri di comando e di spesa siano unificati in pochissime mani.
Non si illudano le opposizioni. In questo quadro ci potrà essere anche qualcuno che vota centro sinistra ma sempre e solo se sarà un esponente gradito al premier editore.
In ogni caso tutto ciò che sta avvenendo ricorda singolarmente un certo Piano di Rinascita Democratica che si poneva come obiettivo la dissoluzione della Rai e la realizzazione di un’unica centralizzata agenzia dell’informazione. Sarà una casualità ma a quella prospettiva ci siamo sempre più vicini. E proprio perchè Articolo21 rispetta le Autorità istituzionali ci permettiamo di segnalare con grande rispetto e passione civile che nel settore della comunicazione stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento dei principi contenuti nell’articolo21 della Costituzione e la conseguente trasformazione della nostra repubblica da quella parlamentare a quella presidenziale a reti unificate. E’ questo il vero problema, altro che le nomine. In discussione c’è qualcosa di un pò più delicato che il profilo biografico di qualche direttore o vicedirettore. Per queste ragioni Articolo21 chiederà a tutte forze politiche di mettere in cantiere per il mese di settembre una grande manifestazione unitaria in sede internazionale e nazionale e una grande campagna contro ogni forma di bavagli, bavaglini, grembiulini… Fonte:Articolo 21
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Da http://www.arcoiris.tv/ : Paolo Barnard, co-fondatore di Report, ora giornalista di Rai Educational, partendo dal suo ultimo libro “Perché ci odiano” (ed. BUR) tenta di mostrarci il fenomeno del terrorismo internazionale valutandolo da diversi punti di vista. Il suo sguardo non vuole fermarsi al “chi terrorizza chi” in quanto tendente alla distorsione e alla mala interpretazione di un fenomeno tanto complesso, ma ci propone una valutazione a ritroso nel tempo facilmente identificabile nella storia presente della politica estera occidentale. Le sue considerazioni, supportate da attenta e scrupolosa indagine storico-politica, ci portano a comprendere quanto il sistema sociale occidentale sia stato capace di indurre odio per via di innumerevoli azioni di violenza perpetrate a popoli inermi in virtù della compulsiva ricerca del potere a tutti i costi. Nessuna giustificazione alla violenza, ma l’induzione alla comprensione del fenomeno quale strumento se non risolutivo, almeno atto ad avviare quel dialogo globale scevro di pregiudizi che unico potrebbe lenire il fenomeno in corso.
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Dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi senza scrupoli, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci. La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita. L’acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L’acqua è l’oro azzurro per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, sta vendendo il 65% del nostro corpo.
Mentre nel bel paese i politici di centro destra ci distraggono con i gossip del leader, il centro sinistra è alle prese con le primarie per designare il nuovo segretario, escludendo dalla corsa forse l’uomo più rappresentativo, Beppe Grillo, l’Italia dei valori pubblicizza in modo negativo l’Italia all’estero e l’ UDC è frastornata dai corteggiamenti ludinghieri che riceve dal PdL e dal PD.
Il Governo va avanti con la sua finanziaria contraddittoria, mentre da un lato agevola coloro che hanno esportato capitali all’estero, dall’altra prevede arresti per coloro che sbagliano nel compilare i moduli per sanare e mettere in regola una badante, in più stabilisce che la governante o la badante, chi non ha un reddito superiore a 20mila euro l’anno, non se la può permettere . Ma questa è un altra storia.
In tutte queste contraddizioni troviamo anche “l’art.23 bis della legge 133/2008” che recita: tutti i servizi pubblici, devono da parte delle autorità pubbliche responsabili, essere messe a gara con bandi entro la fine del 2010. In parole povere le società private non solo potranno, ma dovranno avere il controllo dei beni pubblici acqua compresa.
Di questa decisione assurda e poco responsabile, i media complici del Governo e dell’opposizione, non hanno fatto menzione. Nascondere una prova così schiacciante delle sviste del Governo all’opinione pubblica, è gravissimo.
Un argomento così delicato che interessa tutti i cittadini “ l’acqua è un bene primario di tutti”, nessuno può speculare sull’oro azzurro.
Per sottolineare la gravità del problema, ricordo i fatti accaduti ad Arezzo, Firenze e Latina in questa Provincia, la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.
Con questa finanziaria, il governo ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e dunque, sarà gestita dalle multinazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali).
Nonostante ci sono tante associazioni che si interessano al problema e dal momento che siamo costretti a difenderci da politici corrotti e affaristi, rimbocchiamoci le maniche e organizziamoci proprio come sta accadendo a Torino, dove giovani, pensionati, liberi professionisti si sono riuniti costituendo un Comitato spontaneo per informare la cittadinanza del problema acqua e per quattro mesi hanno raccolto firme, come prevede il regolamento comunale. Per presentare la delibera, bastavano 5mila firme, ne hanno raccolte 12mila, la deliberazione è stata presentata a Palazzo Civico per inserire nello statuto della Città il principio che: “ l’acqua è un bene comune e non è una merce” e che per tanto “il servizio idrico non dovrà avere scopo di lucro”. Spiega un componente del comitato Acqua Pubblica Torino, enunciando i punti fondamentali del documento. “La proprietà della rete di acquedotto e distribuzione sarà e resterà pubblica e inalienabile, la gestione dovrà essere attuata esclusivamente mediante enti o aziende interamente pubbliche e ad ogni cittadino sarà assicurato gratuitamente un quantitativo minimo vitale d’acqua al giorno”.
Con la finanziaria, il Governo vuole dare la possibilità agli amici di sempre “le multinazionali” di controllare i rubinetti degli italiani e stabilire quando bere, lavarci o cucinare, e farci pagare l’oro azzurro come il carburante, ci lascia l’arsura in bocca.
Fonte:Agoravox
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