Feb 27


Fonte:L’Unità

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Feb 27


Ascolta l’audizione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: Clicca!
A seguire il seguito dell’audizione del ministro della giustizia: Clicca!

ANSA: Roma. “Lo avremo preso Provenzano, lo storico capo latitante di Cosa Nostra, se avessimo avuto in vigore norme come quelle previste dall’attuale ddl sulle intercettazioni che appesantiscono moltissimo il ricorso alle riprese visive che ci hanno consentito, con telecamere piazzate in tutta Corleone, di arrivare al rifugio del boss?”.
La domanda retorica viene dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso al termine dell’audizione svoltasi oggi in Commissione Antimafia nell’ambito della quale “da tecnico” ha evidenziato molte criticità del ddl con il quale il governo vuole modificare il regime delle captazioni visive e ambientali. “Nonostante i tanti passi in avanti fatti con le modifiche al ddl - ha detto Grasso - mi pare che ci siano problemi generali che continuano a rimanere”. Tra questi, con diretta incidenza sulle indagini di criminalità organizzata, c’é appunto quello della “perfetta equiparazione tra riprese visive e acquisizione dei tabulati: saranno utilizzabili le riprese, fatte con telecamere piazzate dalla polizia, dal momento che ora é richiesta una autorizzazione equipollente a quella per le intercettazioni?”. Secondo Grasso il ddl avrà una “refluenza sui reati di mafia e terrorismo”. “Già abbiamo molti problemi perché sempre più i clan comunicano con Skype e altri mezzi che non sono intercettabili - ha aggiunto il capo della procura antimafia - se poi ci limitano anche l’uso degli strumenti che abbiamo, come appunto le intercettazioni, allora diventa una contraddizione invocare la necessità di dare maggiore sicurezza ai cittadini e poi togliere agli inquirenti gli strumenti per la prevenzione dei reati. Vanno puniti gli eccessi nel ricorso alle intercettazioni, ma non si possono togliere le intercettazioni”.

Fonte: Antimafiaduemila

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Feb 27


Di Claudio Albertani



A differenza di molti altri rivoluzionari del ventesimo secolo, Emiliano Zapata (1879-1919) non è stato un intellettuale nè un transfuga della classe dominante, ma un leader popolare di origine indigena.
Nato l’8 agosto del 1879 nel villaggio di Anenecuilco, frazione di Villa de Ayala, Stato di Morelos, Emiliano è il penultimo dei dieci figli di una delle tante famiglie impoverite dalle haciendas, le grandi aziende agricole divoratrici di terre che sono l’asse della modernizzazione promossa dal dittatore Porfirio Diaz. Nel Morelos, terra di paradossi e di contraddizioni, si scontrano allora due civiltà: quella degli imprenditori capitalisti imbevuti di positivismo e quella degli indigeni legati alla terra e al villaggio (pueblo) che conservano uno spirito indomito e un forte senso della solidarietà.
Emiliano, che parla spagnolo e nahuatl, la lingua degli antichi messicani, riceve l’istruzione elementare fino a quando, rimasto orfano all’età di 16 anni, comincia a lavorare distinguendosi ben presto come buon agricoltore e gran conoscitore di cavalli. Dotato di una mente inquieta e di una natura indipendente, non tarda a conquistarsi una posizione di prestigio all’interno della comunità, diventandone al tempo stesso la sua memoria vivente. All’inizio del secolo, lo troviamo chino su antichi documenti coloniali che dimostrano la legittimità delle rivendicazioni del pueblo.
Negli stessi anni, conosce due personaggi che giocheranno un ruolo importante nella sua vita: Pablo Torres Burgos e Otilio Montano. Entrambi sono maestri di scuola, entrambi divoratori di letteratura incendiaria. Il primo gli mette a disposizione la propria biblioteca dove vi può leggere anche “Regeneracièn”, la rivista clandestina dei fratelli Flores Magùn; il secondo lo introduce alla letteratura libertaria e in particolare all’opera di Kropotkin.
Il battesimo politico avviene nel febbraio 1909 quando, eletto sindaco di Anenecuilco, Zapata appoggia il candidato a governatore dell’opposizione, Patricio Leyva. La vittoria dell’aspirante ufficiale, Pablo Escandèn, provoca ad Anenecuilco dure rappresaglie e nuove perdite di terre. Verso la metà del 1910, dopo un’infruttuosa intervista con il presidente Diaz e vari tentativi di risolvere i problemi del pueblo per la via legale, Zapata e i suoi cominciano a occupare e a distribuire terre.
Nel frattempo, il 20 novembre 1910, un gruppo di liberali democratici ostili a Dìaz, capeggiato da Francisco Madero, fa appello alla resistenza contro la dittatura, promettendo fra l’altro la restituzione delle terre usurpate. Nel Morelos i tempi sono maturi: passato un primo momento di esitazione, Zapata si lancia nella lotta armata.
Dopo la morte di Torres Burgos per mano dei federales, egli diventa il capo indiscusso della rivoluzione del sud. Appoggiato dai pueblos, riesce a tenere in scacco le truppe governative fino alla rinuncia del dittatore nel maggio del 1911. Il 7 giugno ha un deludente incontro con Madero il quale, venendo meno alle promesse, si mostra insensibile alle rivendicazioni contadine. L’inevitabile rottura si produce in novembre quando, ormai esasperato, Zapata riprende le armi, lanciando il Plan de Ayala dove si definisce Madero un traditore e si decreta la restituzione delle terre. La rivoluzione del sud ha ormai una bandiera: “sono disposto a lottare contro tutti e contro tutto” scrive Zapata a Gildardo Magana, suo futuro successore.
Ha inizio una guerra lunga e difficile, prima contro Madero, poi contro Huerta e infine contro Carranza. I soldati dell’Ejèrcito Libertador del Sur combattono in unità mobili di due o trecento uomini comandati da un ufficiale con il grado di “colonnello” o “generale”. Applicando la tecnica della guerriglia, colpiscono i distaccamenti militari per poi abbandonare la carabina 30/30 e scomparire nel nulla. Invano, i federales mettono il Morelos a ferro e fuoco: gli zapatisti sono inafferrabili.
Verso la fine del 1913, grazie anche alle spettacolari vittorie di Villa al nord, l’antico regime traballa. Dopo la fuga di Huerta (15 luglio), nell’autunno 1914 si celebra ad Aguascalientes una Convenzione tra le differenti frazioni rivoluzionarie che però non riescono a trovare l’accordo. Tra la costernazione dei presenti, il delegato zapatista, Antonio Dìaz Soto y Gama, strappa la bandiera nazionale proclamando la necessità di “farla finita con tutte le astrazioni che opprimono il popolo”.
In dicembre, in seguito alla rottura con Carranza, che rappresenta la borghesia agraria del nord, le truppe contadine di Villa e Zapata entrano trionfanti a Città del Messico inalberando i vessilli della vergine della Guadalupe, patrona dei popoli indigeni. Gli abitanti della capitale hanno paura dell’Attila del Sud, però i rivoluzionari non commettono saccheggi nè atti di violenza. In un gesto poi diventato famoso, Zapata rifiuta l’invito a sedere sulla poltrona presidenziale: “non combatto per questo. Combatto per le terre, perchè le restituiscano”. E torna nel Morelos, territorio libero dopo la fuga dei proprietari terrieri e dei federales.
Nel 1915, prende forma quel grande esperimento di democrazia diretta che è stato chiamato la Comune di Morelos. Affiancati da una generazione di giovani intellettuali e studenti provenienti da Città del Messico, gli zapatisti distribuiscono terre e promulgano leggi per restituire il potere ai pueblos. Tuttavia il loro destino si gioca più a nord, nella regione del Bajìo, dove le strepitose vittorie di Obregòn su Villa capovolgono nuovamente la situazione. A quel punto, la rivoluzione contadina entra in una fase di declino progressivo da cui, salvo per brevi momenti, non si riprenderà più. Quasi invincibile sul piano militare, Zapata è attirato in un’imboscata - lui, che aveva sempre temuto il tradimento - e assassinato il 10 aprile 1919, presso l’hacienda di Chinameca.
Non ha compiuto 40 anni.
La storia non finisce qui. Ancora forti, gli zapatisti eleggono loro capo Gildardo Magana, giovane e abile intellettuale con doti di conciliatore. Questi continua la lotta fino al 1920, quando aderisce al Plan de Agua Prieta, lanciato contro Carranza da un gruppo di generali del Sonora. Ormai stremati, i guerriglieri del Morelos accettano di deporre le armi in cambio della promessa di una riforma agraria. La pace è fatta: sorge così un regime che considera Zapata tra i propri fondatori accanto a coloro che lo hanno assassinato. Tuttora i militari messicani - gli stessi che combattono i neozapatisti del Chiapas - venerano il caudillo del sur, il cui ritratto si può vedere in ogni caserma.
Quale può essere, oggi, il bilancio dello zapatismo? Più volte, gli storici si sono chiesti se quella del Morelos sia stata un’autentica rivoluzione sociale. Alla domanda molti, sia marxisti che liberali, hanno risposto di no, etichettandola come una ribellione conservatrice, localista e perfino reazionaria. Tuttavia, è facile osservare che il movimento andava oltre la semplice rivendicazione delle terre. Possedeva, ad esempio, una chiara concezione del potere e del governo. Secondo il caudillo del sur, la nazione si doveva costruire a partire da un’organizzazione decentralizzata di pueblos liberamente federati, sovrani ed autonomi nelle decisioni politiche, amministrative e finanziarie. Altro aspetto importante era la preminenza delle autorità civili su quelle militari, una concezione assai avanzata per il Messico di quel tempo.
Al contrario di quanto sostengono i suoi detrattori, Zapata comprese anche la necessità di non rimanere isolato. Per questo mandò rappresentanti all’estero (tra gli altri, Octavio Paz Solorzano, padre del poeta) e aprì le porte del Morelos a tutti coloro che erano disposti a unirsi alla sua lotta. Nel 1913, chiamò anche Ricardo Flores Magòn, allora esiliato negli USA, il quale, per motivi mai del tutto chiariti, non potè accettare l’invito.
Combinazione contraddittoria di passato, presente e futuro, il movimento zapatista marca l’irruzione delle civiltà indigena nel Messico contemporaneo: la sua sconfitta ha solo rimandato il problema. A fine secolo, Zapata cavalca di nuovo, rivendicando i diritti dei più piccoli.


Fonte:dal bollettino n.14 del Centro Studi Libertari di Milano

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Feb 27


Lecce (salento) - Subito dopo l’assemblea di AN, svoltasi sotto la guida del Commissario Regionale Francesco Amoroso, Adriana Poli Bortone incontra i giornalisti per annunciare a Lecce il neonato movimento “SUD”. Una conferenza per spiegare che ad appena 10 giorni dalla nascita “Sud” sta riscontrando larghissimo interesse.
E proprio in tema di interesse Adriana ha sottolineato: “La gente non ci chiede con chi intendiamo stare, la gente ci chiede che cosa intendiamo fare, che è un fatto molto più concreto in termini di obiettivo.” Con “chi” invece “Sud” vorrà stare lo si vedrà in un secondo momento e sarà dettato dagli obiettivi e dalle convergenze che si troveranno sugli obiettivi concreti.
Il movimento del sud rivendica una propria autonomia forte di pensiero e di azione e proprio con questa autonomia potrà crescere sempre di più perché sempre di più si potranno ritrovare le diverse anime che convergono su un tema: l’obiettivo di far rinascere realmente il mezzogiorno d’Italia attraverso le sue capacità auto propulsive. Adriana Poli Bortone ritiene che il movimento sud possa avere degli spazi politici larghi e talmente tanti che il movimento sta riscuotendo apprezzamenti pur non avendo fatto nessuna campagna pubblicitaria ma soltanto una presentazione a livello regionale a Bari ed attivato un portale web che nella sola serata di ieri ha registrato 370 iscritti.

L’interesse verso il “Sud” è tanto grande che varca i confini regionali tant’è che ci sono stati già incontri nella provincia di Matera e che nei prossimi giorni sono previsti altri incontri in Calabria con associazioni che hanno lo stesso spirito meridionalista e con cui il movimento della Poli si confronterà. Contatti si sono avuti anche dalla Campania e dalla Sicilia. “Il movimento per il Sud – ha commentato il sen. Poli – è una pietra nello stagno che è stata lanciata e che sta riscuotendo notevolissimo successo. Tutto questo ci conforta nel fatto che vogliamo sottolineare la nostra autonomia nella formazione del movimento stesso. Un’autonomia che non vuole essere la presunzione di ritenere che da soli si possa andare avanti fino in fondo per conseguire poi dei risultati politici ma non partitici sul territorio, ma ci conforta nel fatto che proprio il movimento da una forte agibilità politica perché nell’ambito del movimento, una volta che sono individuati degli obiettivi territoriali, su quelli obiettivi ci si può facilmente ritrovare con altri che hanno avuto delle altre esperienze di parte e che tuttavia avvertono anche loro così come stiamo avvertendo noi l’esigenza di trovare degli spazi più ampi, di maggiore democrazia interna e di maggiore agibilità politica.”
Il movimento per il sud sta lavorando e si sta strutturando sul territorio ed a questo proposito Adriana Poli Bortone ha presentato un primo organigramma del nuovo movimento: Nicola Frugis insieme ad altri darà l’organizzazione territoriale per Brindisi, Antonio Lia sindaco di Specchia per il sud salento, Angelo Tondo responsabile provinciale per Lecce, Fausto Giancane responsabile per la Città di Lecce, per quanto riguarda Taranto, questa mattina è stato nominato responsabile provinciale il dr. Savino Torraco. Ed a proposito di adesioni il senatore Poli Bortone ha ribadito “non è che aderiscono gli scontenti di qualche cosa, ma nel movimento ci sono anche tanti i quali si erano completamente allontanati dalla politica. Perché noi qui, nel meridione, abbiamo tutta quell’aria del malessere che è l’aria del malessere interna ai partiti che si stanno in qualche modo costruendo, perchè non possiamo parlare di partiti tradizionali in quanto stiamo assistendo ad una composizione e già ad una scomposizione dei partiti.” Esplicito il riferimento di Adriana all’area del centrosinistra che si è composta nel tempo e si sta scomponendo in questo periodo.
“Il nostro movimento - ha concluso la fondatrice del movimento per il sud – trova consenso in quelle persone che fanno parte dell’’area dei malesseri’, del malessere personale e collettivo, di coloro che appartenevano ad una parte politica e non si riconoscono più in quella parte perché quella parte sta facendo dei percorsi che non sono dei percorsi condivisi o condivisibili. Ma anche l’area di tutti quanti coloro che si sono sentiti espropriati della preferenza, espropriati del voto, espropriati della loro capacità di poter individuare la persona che secondo loro li potesse al meglio rappresentare sul territorio.”


Fonte:Il Paese Nuovo
Mercoledì 25 Febbraio 2009

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Jul 30

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale

Feb 27


E’ una storia italiana dolorosa, che coinvolge un’intera parte d’italia, tra Garigliano (vicino a Napoli) e Latina (nei pressi di Roma) e ci fa riflettere sui rischi del nucleare per il gravissimo problema delle scorie non ancora risolto. La popolazione sostiene che durante l’esondazione del fiume Garigliano e l’inondazione della centrale nucleare adiacente, magazzino allora di scorie radioattive, ci fosse stata un fuoriuscita e una contaminazione del territorio. Le autorità negano, medici e popolazione invece non riescono a spiegarsi l’incremento delle malattie tumorali. In Italia le scorie nucleari sono stoccate in modo molto provvisorio ed è impossibile trovare, per la conformazione geofisica del nostro paese, un sito sicuro per stoccare le scorie nucleari.

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Feb 27


Il territorio ibleo risulterebbe tra gli 11 siti in Italia dove potrebbero essere costruite quattro centrali nucleari

Di Duccio Gennaro

Franco Antoci dice no al nucleare. Il presidente della provincia ha espresso il suo netto diniego all´ipotesi che sarebbe prevista nell’accordo Italia-Francia siglato dai due presidenti Berlusconi e Sarkozy, per la realizzazione di centrali nucleari in provincia di Ragusa o, comunque, nel Sud-Est siciliano.

“Circa una presunta installazione di una centrale nucleare (nella foto di repertorio) nel nostro territorio - dichiara Antoci - devo rilevare che la notizia non trova alcuna conferma ufficiale, almeno per quanto mi riguarda. Non sono a conoscenza di una decisione o di una intenzione in tal senso del governo nazionale. E ad ogni buon conto mi sento di esprimere, a nome della comunità iblea che rappresento, il mio secco e totale «no», perché una tale realizzazione sarebbe nettamente in contrasto con la specificità e la vocazione del nostro territorio fortemente improntato alla valorizzazione turistica e ad un’economia che si vanta di avere diverse eccellenze tra le produzioni tipiche locali.

La Sicilia - prosegue Antoci - con le sue centrali termoelettriche e la provincia di Ragusa in particolare con i suoi impianti di energia alternativa, riescono ad avere una piena autosufficienza energetica, pertanto, non hanno alcun bisogno di sopportare l’onere di una centrale nucleare. In termini di penalizzazione, il territorio ibleo ha già pagato in passato un costo altissimo al suo sviluppo, sopportando l’onere di ospitare la base missilistica di Comiso. Ora invece - cocnlude il presidente della provincia - chiediamo una maggiore attenzione per annullare il gap infrastrutturale che la penalizza fortemente lo sviluppo di un territorio splendido e dalle spiccate potenzialità”.

Per quanto riguarda i sindaci dei 12 comuni iblei, finora si sono espressi sull´argomento solo il primo cittadino di Ragusa Nello Dipasquale e il suo omologo di Vittoria Giuseppe Nicosia. Mentre quest´ultimo è della stessa opinione del presidente della provincia, più possibilista si dichiara Dipasquale, anche se ancora è troppo presto per pronunciarsi in maniera definitiva.

Oltre a Trino Vercellese, Caorso, Montalto di Castro, Garigliano e Latina il dossier allo studio del ministro Scajola comprende quindi anche un’area individuata in Sicilia.

Secondo una fonte rilanciata dal quotidiano La Repubblica l’impianto siciliano potrebbe essere nella Sicilia sud orientale ed in particolare in provincia di Ragusa. La vicinanza del mare e di un porto, nel caso specifico Pozzallo, fanno pensare proprio al ragusano anche se l’alta concentrazione urbana e una viabilità precaria sono i fattori contro questa indicazione. Tra le altre aree possibili in Sicilia quella di Agrigento.

L’area siciliana tuttavia si fa escludere per il rischio sismico visto che la Sicilia sud orientale e quella occidentale sono classificate nella mappa nazionale come zone rosse. Il governo da parte sua pensa ad incentivi per fare accettare alle comunità locali i nuovi impianti; l’ipotesi più probabile tuttavia, come riferiscono fonti ministeriali, è quella di rilanciare intanto i quattro siti dove sono state già costruite le centrali nucleari ora dismesse. Fonte:Corriere di Ragusa

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Feb 27

I Casali della Borgata Finocchio confiscati al boss Enrico Nicoletti trasformati in biblioteca e centro culturale, un immobile di 1.600 mq (VI Municipio) che ospiterà un centro per i senza tetto, un edificio (a Gaeta) che diventerà un centro per anziani, una villa a Pantanelle (Ciampino) che sarà trasformata in una casa famiglia per ex prostitute, un casale a Valmontone che diventerà uno sportello comunale per la sicurezza. Sono solo alcuni degli immobili confiscati alla mafia che la Regione ha deciso di riconvertire in strutture dedicate al sociale e alla cultura. Per un totale di 329 immobili presenti in 37 Comuni del Lazio.

L’impegno della Regione Lazio per il riutilizzo a fini sociali di questi beni è concreto: 6 milioni di euro nel triennio 2009-2011, a cui si aggiungeranno 300.000 euro l’anno destinati a iniziative per la legalità, da tenersi proprio in queste strutture. Non solo. Nella giunta regionale, che si terrà venerdì prossimo, sarà approvato un protocollo d’intesa tra la Regione Lazio e l’ufficio del Commissario straordinario di governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Obiettivo: stabilire un costante flusso di informazione sulle confische e un coordinamento istituzionale per semplificare tutto il processo di assegnazione dei beni. Le iniziative sono state presentate a Roma nel corso della ‘Prima Giornata Regionale per la Fruizione dei Beni confiscati’ dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e dall’assessore regionale alla Sicurezza, Daniele Fichera. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, anche il Presidente dell’associazione Libera, Don Luigi Ciotti, il Commissario straordinario di governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, Antonio Maruccia, il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro.

“Sulla lotta alla criminalità organizzata – ha detto Marrazzo – c’è bisogno di una forte coesione. Non tutti in questa regione avevano consapevolezza della pervasività della criminalità: con l’Osservatorio regionale sulla sicurezza e legalità abbiamo finalmente collocato il fenomeno nella sua giusta dimensione”. “Nel prossimo anno – ha annunciato Marrazzo – la regione Lazio proseguirà con queste attività e lo faremo in tutti i settori della sicurezza, dalla microcriminalità alla delinquenza da emarginazione sociale. Perché bisogna dire che la criminalità più pericolosa che c’è è proprio quella organizzata”. Il Governatore ha ricordato che il Lazio “è la seconda regione a firmare un protocollo d’intesa con l’Ufficio di governo per i beni confiscati. Ora è venuto il tempo di fare nomi e cognomi delle mafie. E’ evidente che non siamo a Reggio Calabria o in Campania, ma loro, i criminali, ci sono e per questo , più che nel passato , non daremo tregua alla criminalità. E a noi, più delle ronde, interessano le volanti”. Marrazzo ha poi avvertito: “ Sta arrivando una crisi economica senza precedenti e dove c’è una crisi economica, la criminalità arriva come uno sciacallo a disarticolare la società”.

L’assessore Fichera ha ricordato che nel Lazio operano “70 cosche e che dei 329 immobili confiscati in regione, 223 sono stati già assegnati”. “I progetti di ristrutturazione di beni presentati sono 13: 8 dai Comuni e 5 dalle associazioni e nel 2008 sono stati investiti 1,3 milioni di euro”. “Il valore di questo intervento – ha detto - va al di là del suo pur importante effetto pratico. E’ il segno simbolico della contrapposizione delle istituzioni e della società civile alla cultura e al modo di essere e agire della criminalità organizzata”.

“I cittadini – ha spiegato il Prefetto Pecoraro – avvertono e denunciano di più la microcriminalità, mentre la criminalità organizzata si muove in modo sotterraneo ed è più difficile da cogliere”. “Per combattere la mafia –ha commentato- non basta solo arrestare Brusca o Nicoletti, ma bisogna colpire il patrimonio delle mafie per non dare ulteriore linfa a chi vive coi guadagni illeciti”.

Sulla necessità di semplificare le procedure di assegnazione, ha insistito anche Don Luigi Ciotti di ‘Libera’.

“Molti beni confiscati – ha detto – sono sotto blocco per via di ipoteche bancarie. Bisognerebbe – ha auspicato – che le banche dessero un segno forte di legalità, risolvendo queste situazioni”.”Questi beni – ha aggiunto Don Ciotti – sono davvero ‘cosa nostra’ e vengono da signori che li hanno ottenuti con il sangue e la violenza. Oggi restituirli ai cittadini, non solo con la formalità, ma con l’utilizzazione effettiva, è una delle cose più belle che possa accadere”.

Fonte:ReteSud

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Feb 27

Il video mostra l’effetto delle onde radio dei telefonini….pensate che succede ad averlo in tasca!

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Feb 27


Di Conchita Sannino

Per il pool del procuratore De Chiara quel materiale non va gestito come discarica ma deve essere rimosso È ancora braccio di ferro tra il pool reati ambientali della Procura di Napoli e lo staff del sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso, finito sotto inchiesta da parte degli stessi magistrati.

L´ultimo schiaffo arriva poche ore fa. Gli esperti incaricati dal capo della Protezione civile chiedevano al Tribunale di Napoli - dinanzi al quale è in corso il processo contro Bassolino, vertici Fibe e altri 25 imputati - un temporaneo dissequestro delle balle fuorilegge rimaste sotto sigilli in alcuni siti, da Villa Literno a Caivano, da Ponte Riccio di Giugliano a Marcianise.
I motivi? Nella richiesta inoltrata dai rispettivi “commissari ad acta”, cioè gli ufficiali dell´esercito posti da Bertolaso alla guida degli Stir (stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti) si paventano «rischi sanitari» per balle e percolato abbandonati da anni; si promettono «strategie di intervento» e «messa in sicurezza», così «come prescritto da Ministero dell´Ambiente e sub commissario alle bonifiche».
Ma il parere espresso, di diritto, dalla Procura è netto e tranciante contro la richiesta dei collaboratori di Bertolaso.
Tale domanda, replica la Procura, è irricevibile. Quella roba, rispondono in sintesi i magistrati, non va «gestita come discarica, non va “messa in sicurezza”, ma rimossa».
E soprattutto: responsabilità e costi di tali operazioni sono oneri che devono ricadere su Fibe, non sullo Stato.
I magistrati Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, della sezione coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, non si limitano dunque a dire no.
Ma analizzano duramente una tale iniziativa, censurandola.
Scrivono: «Si propone di sperperare denaro pubblico in sostituzione di privati», ovvero della affidataria di quegli impianti, il gruppo Fibe, tuttora sotto processo. Gli stessi pm evocano, nero su bianco, «un contesto a dir poco volutamente ambiguo e grigio».
In cui si adombra l´ipotesi di voler favorire, più o meno consapevolmente, l´«ati affidataria», ovvero Fibe, «nel compiere un´attività eventualmente spettante solo ad essa». Non serve, a quanto pare, che in calce alla richiesta di dissequestro avanzata dallo staff Bertolaso si precisi che «gli interventi tesi ad evitare pregiudizi all´ambiente e rischi di carattere sanitario» saranno seguiti «da iniziative di carattere recuperatorio a carico delle società ex affidatarie».

La guerra dei rifiuti continua.
E diventa ormai guerra di nervi: tra un “pezzo” di Procura e lo staff del sottosegretario. Un nuovo round che scandisce la vigilia di una decisione importante: cioè l´attesa valutazione che il procuratore capo Giandomenico Lepore, con il pm Maurizio De Marco, dovranno compiere sulla posizione degli indagati eccellenti come il sottosegretario Bertolaso, il prefetto Pansa, l´ex commissario Corrado Catenacci, prima di chiedere per loro il rinvio a giudizio o l´archiviazione. I loro nomi sono infatti finiti in uno stralcio dell´inchiesta “Rompiballe”, che ha già provocato uno strappo in Procura, finendo anche dinanzi al Consiglio giudiziario e al Csm.

Fonte:L’Espresso del 24 febbraio 2009

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Feb 27

TESTO PUNTATA:

Pino è un Don Quijote ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati.

Avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico.
Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male.

Di quelli che sorseggiano il gusto di “battersi” come all’inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall’alto, è piccolo come un tombino.
Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo.
Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l’amo ma sempre con la sua faccia in mano.
Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa.
Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto.
Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede.
Pino qualcuno vorrebbe farlo stare zitto. Coprirlo, magari con le ingiurie o magari con il cemento.
[CEMENTO dal libro di Sergio Nazzaro IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA Fazi Editore]

Se ti è sfuggito qualcosa eccoti i link con le relative notizie:

Io per fortuna c’ho la camorra
Distilleria Bertolino: ridotta la condanna a Pino Maniaci

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Feb 27


Di Monica Centofante

La farsa continua. L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ormai ospite fisso del Consiglio Superiore della Magistratura, è di nuovo di fronte alla Sezione disciplinare del tribunale delle toghe per un nuovo processo a suo carico: quello relativo al cosiddetto “archivio Genchi”, del quale si stanno occupando anche il Copasir e la Procura di Roma.
L’accusa, questa volta, è di aver affidato al suo (ex) consulente tecnico un incarico che “implicava accertamenti e valutazioni del tutto estranei a quelli di un consulente tecnico” sui tabulati telefonici acquisiti nell’ambito delle inchieste Poseidone e Why Not.
Conferendogli “un’abnorme delega di indagini riservate al pm”. Nonché di aver acquisito tabulati telefonici intestati all’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella senza aver chiesto la preventiva autorizzazione alla Camera dei Deputati.

Peccato che questo “abnorme” comportamento sia esattamente lo stesso adottato da decine di procure in decine di processi e per diversi di anni e che sia servito ad assicurare alle patrie galere criminali e assassini. Acqua passata.
E ancora peccato che i giudici di Salerno abbiamo già spiegato, dopo approfondite indagini, che la “condotta tenuta dal pubblico ministero nel conferimento dell’incarico consulenziale… è risultata formalmente e sostanzialmente aderente al dettato normativo”. Ai sensi dell’art. 359 del codice di procedura penale. E che gli stessi giudici abbiano appurato che quando Genchi consegnò a De Magistris il numero telefonico riconducibile a Mastella (uno fra decine) non aveva ancora potuto svolgere i relativi accertamenti che ne avrebbero dimostrato l’ascrivibilità al senatore.
Di fatto quel numero, ancora sconosciuto, era emerso tra le migliaia di utenze registrate nei cellulari e negli appunti cartacei di Antonio Saladino, il principale imputato dell’inchiesta Why Not. E insieme a tutti gli altri doveva essere controllato perché, come avviene in qualsiasi indagine di questo mondo, occorreva identificare i soggetti in contatto con l’imputato. Oltre al motivo e alla natura di quei contatti.
L’iter di acquisizione dell’utenza in questione è perfettamente documentato nelle relazioni tecniche inviate dal consulente al pubblico ministero dove, tra le altre cose, si apprende che “nel conflitto delle intestazioni rilevate, della ragione sociale di iniziale attivazione dell’utenza 0335… e di quella di subentro, come nei diversi cambi di profilo e di portabilità rilevati (dalla Tim alla Wind e dalla Wind alla Tim), nessun elemento lasciava presagire che quella sim gsm (come le altre), fosse stata in uso ad un membro del Parlamento e ancora meno al sen. Clemente Mastella” e che “era risultata nel tempo utilizzata (con diverse schede di vari gestori e con diverse intestazioni del tutto diverse, e comunque mai riferite al sen. Clemente Mastella) con almeno 18 cellulari (oltre agli altri cellulari utilizzati in epoca pregressa all’acquisizione dei tabulati)”. Cosa che rendeva necessari degli approfondimenti investigativi.

Allo stesso modo le relazioni dimostrerebbero che una volta constatata la riconducibilità di determinate utenze a soggetti che ricoprivano la carica di membri del Parlamento (non solo Mastella) il consulente aveva segnalato immediatamente al pubblico ministero De Magistris la necessità di chiedere le dovute autorizzazioni. Cosa che i giudici di Salerno - nel provvedimento di perquisizione con cui lo scorso dicembre hanno sequestrato l’inchiesta Why Not ai magistrati di Catanzaro - hanno accertato dopo aver accuratamente analizzato quelle stesse relazioni, riscontrandone i contenuti con altri elementi di prova.
Oggi la Procura generale della Cassazione – che rappresenta l’accusa nel procedimento disciplinare - vorrebbe contrastare questa tesi con le dichiarazioni di una serie di testimoni tra i quali, in prima linea, Pasquale Angelosanto.

Il colonnello che ha firmato la relazione-atto d’accusa contro il consulente Gioacchino Genchi, finito sotto inchiesta da parte della procura di Roma.
Anche di lui parlano le carte di Salerno. Nelle quali si legge: “Sulle attività di acquisizione, studio, elaborazione analitico-relazionale dei dati di traffico telefonico, gli esiti delle indagini tecniche condotte dai Carabinieri del Ros – Reparto Indagini Tecniche su delega del Generale Ufficio avocante e compendiate nella relazione del 12 gennaio 2008 a firma del Colonnello Pasquale Angelosanto, non trovano conferma nelle risultanze investigative acquisite da questo Ufficio”.
Lo abbiamo detto più volte, ma lo ripeteremo fino alla noia: quel documento, agli inizi di gennaio, è stato giudicato perfettamente legittimo dall’unico organo preposto per legge a definirne o meno la correttezza: il tribunale del Riesame di Salerno. Il quale nelle motivazioni depositate lo scorso 30 gennaio scrive che il documento è “logico, preciso, analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea con il Codice e la “giurisprudenza della Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”.
Inspiegabilmente, il Consiglio Superiore della Magistratura continua però a far finta che quelle carte non siano mai esistite. Salvo che per un unico dettaglio: utilizzarle per trasferire di ufficio e funzioni anche i giudici di Salerno.
Martedì prossimo saranno decise, dallo stesso Csm, le nuove destinazioni per i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. Quali sedi andranno ad occupare ancora non si sa, ma una cosa è certa: per il momento non potranno più fare i pubblici ministeri, con buona pace degli indagati e di quella politica che il loro trasferimento lo aveva “suggerito”.

Fonte: www.antimafiaduemila.com

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Feb 27

Risposta del comitato civico “La Rosa dei Venti” in collaborazione con lo staff di chiaianodiscarica.it allo spot “Napoli pulita” la cui protagonista è Elena Russo che risorge dall’immondizia. Vediamo lo spot e l’anti-spot, quest’ultimo realizzato da Raffaele Manco autore del documentario Una cosa importante da dire

Fonte:Chiaianodiscarica

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Feb 27

Venerdì 27 febbraio 2009, nell´aula magna dalla sede di via Sant´Elia, con inizio alle ore 18.00, il Liceo scientifico e classico “G. Moscati” di Grottaglie organizza un incontro con il prof. Sergio Tanzarella, docente e direttore dell´Istituto di Storia del Cristianesimo nella Pontificia Facoltà Teologica dell´Italia Meridionale (Sez. San Luigi) di Napoli, autore del saggio “Don L. Milani: gli anni difficili“, un´accurata ricostruzione storico sociale dell´Italia e della Chiesa degli anni ´50, arricchita da pagine inedite della versione originale di “Esperienze Pastorali”, un testo quest´ultimo - secondo il prof. Tanzarella - di profondissima densità, fonte privilegiata per comprendere la Chiesa e l´Italia del dopoguerra fino alla morte di Pio XII.

Un incontro aperto alla partecipazione di quanti desiderano conoscere, ricordare la personalità del priore di Barbiana, l´attualità della sua testimonianza educativa e di una fede senza orpelli.

fonte: sopralapancalacapracanta.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

L’Associazione Culturale HERMES -Taranto, con il Patrocinio della Provincia di Taranto e del Comune di Grottaglie, presenta
HERMES GORGE FESTIVAL
Rassegna di Arte Varia - I Edizione
Direttore Artistico Luigi Pignatelli
c/o Galleria Comunale Acchiatura
via Vittorio Emanuele II (Centro Storico)
Grottaglie (TA)
23 Febbraio 2008 / 23 Marzo 2008

per informazioni sugli orari e il programma del Festival:
http://archivio-staff.blogspot.com/2009/02/hermes-gorge-festival.html

Nell’ambito del festival il “Premio Cryptae Aliae” I Edizione.
per informazioni circa le modalità di partecipazione cliccare il link seguente:
http://archivio-staff.blogspot.com/2009/02/premio-cryptae-aliae.html

fonte: sopralapancalacapracanta.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

Una ferma opposizione al disegno di legge Gasparri-Tommasini (ddl 863). E’ quanto giunge dalle 17 associazioni dei consumatori del Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (Cncu) che durante la consueta riunione mensile del Cncu hanno espresso nuovamente la propria contrarieta’ al disegno di legge che di fatto abolirebbe le parafarmacie segnando un passo indietro rispetto alle liberalizzazioni Bersani.
Le Associazioni hanno apprezzato la presa di posizione del Ministro che si e’ detto favorevole a proseguire sulla via delle liberalizzazioni. ”Il processo di liberalizzazione avviato dal Decreto Bersani rappresenta una pietra miliare nella storia del consumerismo italiano - afferma Antonio Longo, di Movimento difesa del Cittadino, in rappresentanza di tutte le associazioni - tornare indietro vuol dire cancellare un capitolo importante di storia nella tutela dei consumatori. E’ grazie a questo che i prezzi dei farmaci si sono abbassati del 10-20% e oltre 4.000 lavoratori hanno trovato impiego all’interno delle catene della grande distribuzione”.

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Feb 27

”Avevamo promesso di agire per le categorie in difficolta’: il bonus e’ uno questi strumenti al quale si aggiungera’ entro l’estate il bonus gas che verra’ erogato attraverso le stesse modalita’. Sommando i diversi bonus, quello sociale, quello elettrico e si spera quello del gas, le famiglie a basso reddito potranno contare su aiuto complessivo annuo di 1400 euro”. Cosi’ il ministro Scajola ha esordito alla conferenza stampa che si e’ tenuta oggi al fine di presentare gli ultimi dettagli operativi del bonus elettrico: un aiuto in bolletta per 5 milioni di famiglie che varia dai 60 ai 150 euro annui. La modalita’ per ottenere il bonus e’ semplice: basta presentare la domanda al proprio Comune di residenza. Ovviamente bisogna essere in possesso dei requisiti ovvero: essere una famiglia con un Isee fino a 7500 euro; una famiglia con quattro o piu’ figli a carico con un Isee pari 20 mila euro oppure una famiglia che contempla al suo interno un soggetto affetto da grave malattia costretto percio’ ad utilizzare apparecchiature elettromedicali salvavita.
Ma facciamo chiarezza. Innanzitutto il bonus elettrico e’ retroattivo per 2008 cio’ significa che a partire dal 16 marzo e fino al 30 aprile le famiglie che sono in possesso dei requisiti possono fare richiesta del bonus presentando (in prima persona o attraverso un proprio delegato) la domanda al Comune di residenza. Se in possesso dei requisiti verra’ erogato il bonus che va dai 60 ai 150 euro all’anno (dipende dal reddito). Per l’anno 2009, la domanda va presentata a partire sempre dal 16 marzo ma non c’e’ una scadenza nel senso che il bonus ha validita’ di 12 mesi a partire dalla data della presentazione della domanda e viene erogato non una tantum bensi’ spalmato sulle sei bollette.
”Il bonus - ha spiegato Alessandro Ortis - presidente dell’Autorita’ per l’Energia Elettrica ed il gas - non costituisce vincolo di fedelta’ a quel determinato gestore dal momento che non e’ l’Azienda che lo eroga, cioe’ il destinatario del bonus puo’ in qualsiasi momento cambiare fornitore qualora si presenti un’offerta per lui piu’ vantaggiosa. Il bonus non fidelizza il cliente, insomma. Abbiamo messo a punto un sistema di solidarieta’ che non discrimina nessun consumatore di energia elettrica in grado, cioe’, di aiutare le famiglie bisognose ma pensando in modo del tutto marginale sulle molte altre famiglie e sulla totalita’ delle Aziende”.
Cosa accade se le condizioni familiari si modificano dopo la presentazione domanda? ”Nessun problema - continua Ortis - Abbiamo predisposto una procedura semplice e adattabile flessibilmente al mutare delle situazioni familiari dei beneficiari”.
Per raggiungere il maggior numero possibile delle 5 milioni di famiglie potenzialmente interessate a beneficiare del bonus elettrico, il ministero ha attivato una campagna di comunicazione che si avvale anche della collaborazione di Poste Italiane e Ferrovie delle Stato. La campagna si sviluppera’ attraverso spot televisivi e radiofonici, distribuzione di brochure e locandine (qui entrano in gioco Poste e Fs), l’attivazione di un numero verde promosso dall’Autorita’ e gestito dell’Acquirente Unico (800.166.654), il numero verde di ”Linea Amica” 803.001.

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Feb 27

”Esprimo vivo apprezzamento per la decisione presa dall’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato di infliggere una multa ai maggiori produttori italiani di pasta, rei di aver fatto cartello attuando un’intesa restrittiva della concorrenza”: cosi’ Massimiliano Dona, il segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, commenta la notizia della multa inflitta dall’Antitrust alle aziende produttrici di pasta.
”L’intervento dell’Authority e’ un importante segnale a conferma del grado di trasparenza del nostro mercato. E’ infatti inammissibile che a fronte di una sostanziale riduzione dei costi delle materie prime, il prezzo della pasta continui ad aumentare” prosegue Dona.
”Solo assicurando una libera concorrenza sul mercato e combattendo i comportamenti speculativi di chi opera rincari ingiustificati si potra’ garantire al consumatore un reale contenimento dei costi” conclude il segretario dell’Unc.

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Feb 27

Soddisfazione viene espressa da Federconsumatori Puglia, l’associzione che ha presentato il ricorso all’Antitrust per violazione, da parte dei pastai, delle regole della concorrenza per attuare intese finalizzate ad aumentare i prezzi del prodotto.
Le pesanti sanzioni comminate, secondo Federconsumatori Puglia, sono pero’ solo un parziale ristoro dei danni subiti dai consumatori, che devono essere ora risarciti, anche in assenza della class action, attraverso richieste dirette alle aziende che li hanno danneggiati.
Le cause pilota - per Federconsumatori Puglia - saranno coordinate dall’avvocato Nico Romito - che ha gia’ curato l’azione rivolta all’Antitrust - davanti ai giudici di Roma, Bari, Milano, Firenze, Trapani, Treviso, Taranto, Foggia e Lecce, ed avranno ad oggetto la richiesta diretta di risarcimento per i consumatori danneggiati. Ovvero quelle famiglie che hanno subito un danno stimato tra i 50 e i 100 euro l’anno.

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Feb 27

”Una vittoria del Codacons e dei consumatori italiani”. Cosi’ Carlo Rienzi, leader dell’associazione, commenta la multa da 12,5 milioni di euro inflitta dall’Antitrust all’Unione Industriali Pastai Italiani e a numerose aziende produttrici. ”Nel 2008 abbiamo piu’ volte denunciato all’Autorita’ come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente (fino al 62%)”, spiega Rienzi.
L’associazione ha fatto i conti: ”Una speculazione ora confermata dall’Antitrust, che ha determinato un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in piu’ solo per gli aumenti ingiustificati su pane e pasta”.
Soldi che adesso per il Codacons devono essere restituiti ai consumatori. ”Invitiamo i cittadini che hanno conservato scontrini o altri documenti che attestino l’acquisto nel periodo 2006-2008 di pacchi di pasta delle aziende multate, a chiedere dinanzi ai giudici di pace il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del cartello anticoncorrenza. Gli avvocati della nostra associazione sono a disposizione degli utenti per la necessaria assistenza legale”, esorta Rienzi.

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Feb 27

L’Adoc apprezza le sanzioni inflitte dall’Antitrust ai produttori di pasta, ma pretende un risarcimento immediato dei consumatori. ”Adesso i produttori multati dovrebbero operare un taglio dei prezzi di almeno il 20% su tutti i loro prodotti” dice Carlo Pileri, presidente dell’associazione.
E a proposito del provvedimento dell’Autorita’ garante per la concorrenza e il mercato Pileri aggiunge: ”Bene l’intervento dell’Authority, conferma le denunce dell’Adoc degli ultimi due anni. Il prezzo della pasta e’ cresciuto in maniera esponenziale, anche di oltre il 30%, mentre il prezzo del grano ha avuto e sta avendo un forte ribasso. E’ stata messa in atto una fastidiosa speculazione, resa ancor piu’ grave per il periodo di crisi nera che stiamo attraversando”.

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