Nov 01

A poco meno di un’ora da Roma c’è un avamposto della ‘ndrangheta e della camorra. Si chiama Fondi, è una cittadina in provincia di Latina, basso Lazio. Il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, spiega al microfono del Carattere cosa sta succedendo nella tranquilla Fondi.

A poco meno di un’ora da Roma c’è un avamposto della ‘ndrangheta e della camorra. Si chiama Fondi, è una cittadina in provincia di Latina, basso Lazio. Secondo alcuni, Fondi è l’isola felice delle mafie. Si può fare tutto, perché tutto rimane impunito. Attraverso uomini di fiducia, i casalesi e i fratelli Tripodo (figli del boss della ndrangheta Mico) hanno pesantemente condizionato l’attività della giunta comunale, chiedendo e ottenendo delibere tagliate su misura. L’obiettivo, naturalmente, è quello di accumulare soldi. Con appalti e affari da milioni di euro. Un esempio: a Fondi c’è il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia. Il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, spiega al microfono del Carattere cosa sta succedendo nella tranquilla Fondi.

Non sono illazioni. Sono frasi contenute nelle relazioni del prefetto di Latina Bruno Frattasi. Pagine e pagine con nomi, cognomi, fatti, giunte nelle mani del ministro dell’Interno Roberto Maroni e del presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. Una relazione sconvolgente che può portare ad una sola conseguenza: lo scioglimento della giunta comunale. È la soluzione che Maroni propone al Consiglio dei Ministri, che puntualmente viene rispedita al mittente per motivi non molto chiari.

Da alcune settimane, dopo le manifestazioni di piazza e la pressione dei media, la giunta collusa con ndrangheta e camorra si è dimessa spontaneamente. A marzo 2010 si tornerà alle urne per eleggerne una nuova. Una falsa vittoria. Perché il sindaco Parisella e i suoi assessori potranno ricandidarsi in tutta tranquillità. E perché tutti i funzionari comunali amici delle cosche, nel frattempo, continueranno a perpetrare lo stesso meccanismo che a Fondi va avanti da anni: soldi in cambio di favori.

Fonte:Agoravox

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Nov 01

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Nov 01


DUE SICILIE
NR. 6 ANNO 2009

sommario

3. Largo ‘e Palazzo
4. Caserta. Non li abbiamo dimenticati
5. La Nazionale di Calcio Due Sicilie
6 La Civiltà Cattolica
8. I Borboni
10. Non tutti sanno che …
12. Il Banco delle Due Sicilie
14. L’Abbazia di Materdomini
16. Mario Cervi ci riprova
17. L’ASSEDIO (9)
25. Lo Scaffale duosiciliano
26. La rivolta del Sette e Mezzo
27. L’Armata di Mare
28. Accadde a Casalduni
29. Una Banca per il Sud
30. Ipse dixit
31. Il Parco più bello d’Italia
32. Briganti a S. Severo
33. Grottaglie, la notte del brigante
34. Le battaglie del Partito del Sud
35. La notte dei briganti a Melfi
36. Commemoriamo i 150 anni di unità
38. Le Voci di Dentro

Commemoriamo anche noi i 150 anni di “unità”
IL RISORGIMENTO: TRAGEDIA PER IL SUD STRAZIATO DAL 1860 DAI TOSCOPADANI

Nel 2011 si “festeggerà” il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, si festeggeranno cioè i massacri, le stragi, le rapine e le devastazioni compiute a danno del Sud. Se si volesse “festeggiare” davvero l’unità d’Italia, se fossimo davvero tutti “italiani”, allora si dovrebbe innanzitutto dire la verità su come si è pervenuti a questa unità. Invece, già si prevede, sarà solo la “festa” degli infami, dei complici di tutti gli orrendi delitti che si compirono ad opera del canagliume e della truppaglia piemontese-savoiardi. E così “festeggiando”, si dimostrerà di considerare il Sud sempre una colonia tosco-padana. Come si sa dai documenti dell’epoca, prima dell’invasione dei padani, gli italiani erano molto più uniti: sarebbe bastata una federazione di Stati alla tedesca. Lo stato fallimentare della finanza piemontese, tuttavia, invogliò Vittorio Emanuele II e il Cavour a rapinare le ricchezze degli altri Stati preunitari, violando le più elementari norme di diritto internazionale. Per ingannare i vinti, il piccolo Piemonte ebbe bisogno di apparire come il “liberatore” dei popoli italiani, di qui la sfrenata propaganda risorgimentale padana che siamo costretti a subire da 150 anni. Propaganda che oggi i padani ipocritamente fingono di rimangiarsi sputando nel piatto dove stanno gozzovigliando ininterrottamente dal 1860.
Il ruolo del mercenario Garibaldi fu allora gonfiato ad arte; infatti i famigerati “mille” conquistarono il Sud senza combattere, come fece chiaramente intendere Massimo D’Azeglio: “Quando si vede un regno di sei milioni ed un’armata di 100 mila uomini, vinti colla perdita di 8 morti e 18 storpiati, chi vuol capire, capisca”. In pratica, il giovane Re delle Due Sicilie, Francesco II, animato di tenerissimi sentimenti, fu facile preda della congiura massonico-padana. Il Sud fu aggredito selvaggiamente, ridotto a colonia e, da 150 anni, è continuamente sfruttato dalle cosche finanziarie tosco-padane.
Stante così la situazione, la cosiddetta “questione meridionale” non sarà mai risolta, perché utilissima alle mafie finanziarie del Nord. Da attente analisi emerge, senza ombra di dubbio, che il Sud potrà risollevarsi solamente se ritornerà a scrollarsi di dosso i parassiti padani. Lo Stato italiano, infatti, per far sì che il Sud potesse almeno arrivare all’attuale livello del Nord, per anni dovrebbe adoperare tutte le sue risorse, con l’intesa che il Nord dovrebbe restar fermo senza alcun aiuto statale: questo non sarà mai possibile.
Numerosi sono coloro che pensano che un Sud indipendente non potrebbe mai farcela. l’idea di un Sud come Stato indipendente all’interno dell’Europa è invece da prendere assolutamente in considerazione: Malta insegna. Un Sud indipendente riguadagnerebbe rapidamente i primi posti in Europa, come prima dell’invasione da parte dei padani.
Per capire tutto ciò è necessario fare una breve riflessione sulla natura dello Stato. Al di là delle scolastiche definizioni, lo Stato altro non è che uno strumento per organizzare il Popolo e il Territorio su cui il popolo è stanziato. Lo Stato, inoltre, per poter funzionare, deve essere sovrano, non deve cioè, nelle sue scelte politiche e amministrative, dipendere né esser condizionato da chicchessia.
Le persone che democraticamente son preposte a dirigere l’organizzazione dello Stato sono i politici. Costoro generalmente si qualificano di “destra”, di “centro” o di “sinistra”, termini che nei tempi attuali, però, non significano niente. I politicanti fanno basare i movimenti politici su ideali suggestivi, escogitati per catturare i consensi delle masse popolari, facendo prospettare miti simbolici ben collaudati da secoli: patriottismo, nazionalismo, socialismo, lotta al terrorismo ecc., oppure, con l’inganno, promettendo vantaggi futuri (posti di lavoro, aumento del reddito, previdenza, ecc.), o, infine, instaurando un fiscalismo opprimente con la promessa di abbassarne i prelievi, spesso con la complicità di gruppi organizzati di elettori (lobby) che, in cambio del voto, ricavano vantaggi illeciti.
Lo strumento essenziale per lo sviluppo di ogni popolo, e per far funzionare l’apparato statale, è il denaro.
Il denaro, come si sa, è fatto con carta stampata e metallo coniato. Esso ha la funzione di permettere gli scambi commerciali e di retribuire il lavoro prestato. Attualmente è usato l’Euro, che non ha alcun valore intrinseco. Il suo valore, infatti, non è basato su corrispondenti riserve di metallo pregiato o altro tipo di beni, ma semplicemente sul fatto che viene accettato e scambiato di comune accordo da tutti.
La quantità di Euro in circolazione, per avere credibilità ed efficacia, deve essere in armonia con la situazione dell’economia e della produzione (PIL, cioè il Prodotto Interno Lordo), altrimenti si avrebbe “inflazione” (l’eccessivo denaro in circolazione verrebbe svalutato e servirebbe più denaro per acquistare lo stesso prodotto) oppure “deflazione” (poco denaro in circolazione e relativa diminuzione dei prezzi, situazione che comporterebbe contrazione dell’economia e della produzione con conseguente disoccupazione).
Chi allora deve avere il compito di stampare e coniare denaro? Con tutta evidenza non può essere che lo Stato: esso, come abbiamo visto, è lo strumento sovrano di cui il popolo dispone per organizzare la propria vita. Ovvio quindi che esso non possa essere prodotto direttamente da privati cittadini: il denaro non avrebbe alcun valore, perché la quantità immessa nel mercato sarebbe fuori controllo.
Il denaro è, dunque, il pilastro fondamentale per la vita di un popolo e del suo Stato. Lo Stato tra i suoi compiti deve anche provvedere a sorvegliare le banche e a fissare periodicamente il tasso ufficiale di sconto (cioè il costo del denaro dato in prestito alle banche commerciali). Insomma, tutto e tutti dipendono dal denaro. Eppure in Italia, dall’unità fatta nel 1861, ad opera del “padre della patria” Cavour, lo Stato fu esautorato della sovranità di emettere denaro, con l’affido a un ente privato la Banca Nazionale piemontese (in cui il Cavour aveva suoi interessi), cioè a quella che - attraverso vicende quasi sempre molto sporche (es. furto delle riserve in oro, di dollari e sterline dei Banchi di Napoli e di Sicilia in epoca fascista) - attualmente è la Banca d’Italia. I proprietari della Banca d’Italia sono banche private (85%), assicurazioni (10%) e altri proprietari minori. Si ribadisce: la Banca d’Italia non è dello Stato, ma privata. Così da allora accade che la Banca d’Italia, creando dal nulla il denaro con la sola stampa e conio, lo “presta” poi allo Stato che, per svolgere le sue funzioni, resta assurdamente indebitato (”debito pubblico”) con un privato. Cosa che non avverrebbe se lo Stato, per suo sovrano diritto-dovere, stampasse esso stesso il denaro e lo distribuisse ai cittadini, che ne sono di diritto i proprietari. Un assurdo così enorme, così infinito, che nessuno riesce a vederlo. Una truffa gigantesca ben congegnata: essa consente agli azionisti della Banca d’Italia non solo di arricchirsi con la “restituzione” del debito da parte dello Stato, ma anche di farsi pagare gli interessi (tasso di sconto) su denaro non loro. Solo che il denaro che torna indietro alla Banca è denaro vero, perché è frutto del lavoro e dei sacrifici dei cittadini.
Ma ci sono anche altri che ci guadagnano da questa assurda situazione: quelli che amministrano lo Stato, cioè i politici, che, approfittando delle loro posizioni di potere, maneggiando l’enorme flusso di denaro che lo Stato preleva dai cittadini con imposte e tasse, si arricchiscono concedendosi stipendi favolosi e agevolazioni di ogni genere. Per di più, costoro, controllando questa truffa di Stato, compiono anche numerosi abusi, nel fare concessioni truffaldine ai loro compari, per comprare voti ecc., anche a scapito dell’efficienza economica e amministrativa dello Stato. In proposito si può ricordare il governo di Aldo Moro che, per istituire l’ENEL col pretesto di “dare la luce a tutti”, comperò le azioni della S.I.P. (Società Idroelettrica Piemontese) per una somma pari a 100.000 miliardi di lire: un inutile enorme esborso, a danno di tutti, perché le concessioni demaniali degli impianti idroelettrici stavano per scadere e, quindi, le azioni avrebbero a breve perso valore. Quell’enorme cifra fu praticamente sottratta per decenni allo sviluppo e alla costruzione di infrastrutture al Sud e servì a finanziare lo sviluppo tecnologico della S.I.P., che passò alla telefonia. Risultato di tale operazione: l’energia elettrica in Italia costa più che in tutti gli altri Stati europei. L’operazione fu una delle tipiche truffe padane, ma nessuna formazione politica è mai andata al fondo della faccenda: nessuno aveva interesse a sputare nel truogolo dove si gozzovigliava. Il silenzio dei politici meridionali, in proposito, è stato tombale, come sempre. Addirittura sono contrari ad un Sud indipendente e si affannano a difendere l’unità, il risorgimento e osannano il criminale Garibaldi e l’ancor più criminale Cavour.
Con questo sistema, essendo lo Stato privo di sovranità e usato come strumento truffaldino, non si può dire, dunque, che in Italia esista uno Stato vero, ma solo il suo simulacro. Da questa colossale truffa a danno del popolo, iniziata con i Savoja per “fare l’Italia unita” e continuata con la complicità di tutti i governi fino ad oggi, si può scientificamente affermare che la Banca d’Italia (oggi dipendente e socia della Banca Centrale Europea) è la vera detentrice del potere, perché essa, appropriatasi della facoltà di stampare denaro, tiene sottomesso il potere politico che “non vede e non sente” pur di stare ben avvinto alla sua greppia. Basti, in proposito, ricordare il fatto che nessun politico osò, nel 1992, “chiedere la testa” del Governatore della Banca d’Italia, per aver costui fatto perdere allo Stato, cioè a tutti gli italiani, oltre settantamila miliardi, perdita dovuta al ritardo di due settimane nella svalutazione della lira - svalutazione ormai certa per circa il 30% - a vantaggio di speculatori internazionali. Eppure questo genio della finanza fu fatto Ministro dell’Economia (ma si era laureato in Lettere alla Scuola Normale di Pisa), Primo Ministro e Presidente della Repubblica. Naturalmente il tutto sempre ammantato del “glorioso risorgimento”, dell’unità della patria, dell’inno nazionale e dello sventolio di bandiere tricolori e giacobine.
Con l’istituzione dell’Euro, la Banca d’Italia stampa ancora carta moneta, ma su concessione della Banca Centrale Europea con sede a Francoforte, anch’essa privata (azionisti sono i soci privati delle varie banche nazionali, compresa quella dell’Inghilterra che, pur non essendo entrata nel sistema Euro, detiene tuttavia il 14% delle azioni, e, quindi, degli utili). La concessione comporta ovviamente un elevato addebito non motivato. Contro il costo di stampa di 0,03 centesimi, la BCE pretende 2,50 euro ogni cento, ovviamente scaricati sullo Stato italiano, pagatore finale, cioè su tutti noi. L’Unione Europea, è, in sostanza, una unione di banche senza un Governo supervisore. Uno Stato europeo, infatti, politicamente non esiste. Cosicché i governanti dei vari Paesi europei usano ora il loro Stato nazionale come esattore della Banca Centrale, la cui greppia è ben più abbondante di quella nazionale e per giunta meno vincolata, per l’assenza di un Governo centrale di tutela. Tra l’altro la BCE consente continuamente di emettere più denaro del necessario (circa il 5% all’anno), cosicché questo surplus, innescando un processo inflattivo, fa diminuire il valore della moneta. Tale processo ha l’effetto di una tassa indiretta per i popoli e arricchisce silenziosamente i soci della BCE, perché i cittadini e le imprese - a causa della forzata svalutazione strisciante - sono spinti a chiedere più denaro alle banche, in un’infernale spirale senza fine.
Se la BCE non stampasse una quantità eccessiva di Euro, non esisterebbe inflazione. L’inflazione è causata di proposito. È una truffa talmente enorme che si fa fatica a vederne i contorni. Il popolo infatti non se ne accorge, anche perché nessuno dei politici ne parla. Se ne guardano bene. Costoro, interessati a mantenere questo sistema truffaldino, mentono spudoratamente nei pubblici dibattiti: così la gente si adatta alla situazione, credendola reale e legittima. Tutti ritengono giusto pagare il “debito pubblico”, e che partecipare alle elezioni sia doveroso per scegliere al meglio i politici e i partiti, onde “essere meglio amministrati per lo sviluppo della vita nazionale”.
Nessun programma televisivo è più seguito di quelli in cui c’è un dibattito politico: ma gli spettatori non si rendono conto che è solo una messinscena (magari anche “combinata” tra gli opposti schieramenti), un ben collaudato meccanismo psicologico, il cosiddetto “teatrino della politica” che cattura le passioni e il consenso popolare, col risultato di nascondere l’enorme truffa dietro celata. I popoli europei sono ormai ridotti a semplice gregge, più di tutti quelli del Sud-Italia, da tosare il più possibile per far arricchire i gruppi finanziari che dominano i governi. Questi ultimi, servi delle banche, aumentano tasse e tributi con l’ingannevole pretesto dell’inflazione. Invece è vero esattamente il contrario: l’aumento dei balzelli serve solo a produrre deflazione (cioè a far diminuire la quantità di denaro circolante che causa l’aumento dei costi). Così gli imprenditori sono costretti a chiedere denaro in prestito alle banche, che si arricchiscono ancora di più, mentre aumenta la povertà. Per questo, il cosiddetto “debito pubblico” non verrà mai cancellato. È un collaudato meccanismo che fa guadagnare alla BCE e ai politici (Destra, Sinistra o Centro, non fa alcuna differenza: tutti d’accordo).
Prima che arrivassero i “liberatori” tosco-padani savojardi, il Regno delle Due Sicilie aveva una economia del tutto diversa. Il denaro veniva stampato (fedi di credito) e coniato direttamente dallo Stato. Non esisteva un “debito pubblico” inquinato dal pagamento di tasse a favore di una Banca privata. Il Banco delle Due Sicilie era una banca di Stato e il suo “debito pubblico” era fisiologico, dovuto in genere alle pochissime tasse che servivano solo a pagare i servizi che lo Stato effettivamente forniva al popolo. Il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza economica in Europa, situazione resa visibile dall’elevata rendita sulla piazza di Parigi.
Il sistema attuale è, invece, così organizzato:
a) lo Stato italiano, privo di sovranità, è usato per soddisfare gli interessi dei gruppi finanziari tosco-padani e stranieri;
b) le lobby tosco-padane, sfruttano il Sud come una colonia interna in cui vendere i loro prodotti e servizi. Al Sud, inoltre, esse impediscono qualsiasi sviluppo che potrebbe rivelarsi pericoloso concorrente del Nord. Da ricordare la compagnia di San Paolo che, sfruttando il nome del Banco di Napoli, succhia i risparmi del Sud per versarli a Torino, con la vergognosa complicità della classe politica meridionale. Altra truffa sarà la istituenda «Banca del Mezzogiorno».
È intuitivo comprendere, dunque, che, se il Sud tornasse indipendente, basterebbe il solo fatto di liberarsi degli ipocriti parassiti tosco-padani e stampare in proprio armoniosamente il denaro nella corretta quantità per avere un immediato sviluppo sociale ed economico, come avveniva prima di questa “unità d’Italia”.
Un esempio classico in proposito è rappresentato dalle colonie della Nuova Inghilterra in Nord America: i coloni nel XVII secolo emisero direttamente una propria moneta, chiudendo con la Banca d’Inghilterra. Si ebbe immediatamente uno sviluppo prodigioso; ma quando il preoccupato Parlamento inglese impose nel 1763 l’obbligo di usare per le transazioni commerciali solo la moneta inglese stampata dalla privata Bank of England, gravata da interessi, vi furono subito recessione e disoccupazione di massa. Fu per tal motivo che scoppiò la Guerra d’indipendenza americana e nacquero gli Stati Uniti. In seguito, però, anche nel nuovo Stato le banche, con subdole manovre, ripresero il loro predominio “prestando” denaro allo Stato e dando origine al debito pubblico americano.
Se, dunque, riuscissimo a liberarci dal parassitismo padano e dai politici pseudo meridionali (dei vecchi e nuovi partiti, cioè di quelli che vogliono sempre l’Italia unita) ed avere così un nostro Stato, noi conseguiremmo sostanziali benefici in ogni campo. Potremmo costruire le infrastrutture che ci hanno sempre negato col pretesto assurdo che mancano i capitali (è come dire che non si possono fare strade perché mancano i chilometri). Potremmo produrre a basso costo in competizione con tutto il mondo. Potremmo avere un sistema sanitario tra i più avanzati. Potremmo avere la piena occupazione senza dover più emigrare. Infatti, il denaro emesso direttamente dal nostro Stato, cioè dal popolo, non gravato da interessi passivi, potrebbe essere utilizzato senza ostacoli e stimolerebbe la produzione e conseguentemente l’occupazione. Inoltre, cosa importantissima, non si avrebbe né inflazione né deflazione. Lo dimostra il ducato duosiciliano, che mantenne sempre costante il suo valore nei 126 anni di Regno borbonico.
Antonio Pagano

DUE SICILIE -Spedizione bimestrale in a. p. d.l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Vicenza - editrice Associazione Due Sicilie - Casella Postale 305 - 36100 Vicenza - part. IVA 03032160248 - C.F. 95062580246 - Iscrizione R.E.A. Ditte CCIA n. 295404 - Numero Iscrizione al R.O.C.: 11628 - Registrazione presso il Tribunale di Vicenza nr. 983 del 20.11.2000 - direttore responsabile: Lorenzo Terzi: loreterzi@hotmail.com - direttore editoriale: Antonio Pagano: anpagano@alice.it
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Nov 01


di Lino Patruno

Quanto sono noiosi questi antimeridionali. L’ultima trovata è di tal Emilio Zamboni, consigliere regionale veneto della Lega Nord. Ha proposto che a ogni famiglia della sua regione sia assegnato un bonus di mille euro perché vengano in vacanza in Puglia. Uno dice, che bello, grazie. Ma siccome a questo mondo nessuno mediamente fa niente per niente, il dubbio è che nella proposta ci sia la fregatura.
Con pronta conferma: devono venirci soprattutto per controllare se sono spesi bene i loro soldi, quelli che i veneti pagano con le tasse e che poi lo Stato passerebbe al Sud, Puglia compresa. Insomma vacanza a fine di spionaggio, li immaginiamo già farci domande a trucco su questo e quell’altro, in costume da bagno e col metro misurare le cabine troppo lussuose, nottetempo nelle città con la macchina fotografica per beccare le insegne lasciate accese.
Si potrebbe subito dire, allo Zamboni, che i loro presunti soldi li spendiamo per far stare meglio in vacanza proprio i signori veneti, che amano alla follia la Puglia, ma tant’è. E poi, siccome le cavolate sono come le ciliegie, una tira l’altra, il suddetto si chiede come mai molte merci del Nord trasportate al Sud per più di mille chilometri, poi vengono vendute al Sud a prezzo minore che al Nord.
Dovrebbe andare a chiederlo ai suoi compaesani produttori. E ricordarsi che il Nord si prende l’olio e il vino sfusi del Sud e poi glieli rivende a un prezzo da rapina, ma purtroppo è il Sud a farsi rapinare perché il suo vino e il suo olio non se li imbottiglia da sé con le sue etichette. Ciò che importa però non è il conto della spesa, ma l’aria che tira.
Ora però siccome i leghisti sono un po’ sboccati, fanno i ruzzulani ma non scendono affatto dalla montagna, l’uscita del consigliere veneto non è casuale. Si lavora al federalismo, e la si spara grossa per ottenerne le migliori condizioni a danno altrui. Ciò che per loro significa tenersi quanti più soldi possibile, con tanti saluti all’unità d’Italia della quale gli interessa poco e niente. Ma non fino alla secessione, che minacciano ma non faranno mai perché non sono stupidi e non gli conviene, a quale Sud poi vendono?
E quanto a ciò che sarebbe stato elargito al Sud, è altrettanto noioso stare a ricordare l’esempio principe, la Cassa per il Mezzogiorno, e non solo. Per calcolare appunto quanto di quel denaro pubblico sia stato dato al Sud, ma sia poi tornato al Nord i cui prodotti il Sud ha consumato. E quanti appalti, commesse, servizi, lavori, forniture al Sud siano finiti a imprese del Nord, che al Sud hanno concesso solo i subappalti, cioè le briciole. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai soldi risparmiati dai meridionali che le banche hanno prestato poi al Nord. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai meridionali che vi lavorano: è stato calcolato più di un quinto. E quanti dei profitti di imprese settentrionali al Sud siano tassati al Nord (dove hanno sede legale), quel Nord che per bocca dello Zamponi si lamenta di dare i suoi soldi al Sud.
Il problema del Sud è nei suoi molti peccati, negli sprechi che comunque ci sono stati ma non fino al punto di dire che è stato tutto uno spreco. Però non è scritto da nessuna parte che dobbiamo morire tutti leghisti. E per chiederselo anche nel Popolo della Libertà, che con la Lega Nord è alleato, devono essere scocciatini anche loro. Come ha dimostrato in questi giorni la baruffa sul pur competente Tremonti, il ministro più leghista dei non leghisti, che i suoi colleghi di partito non sopportano più anche per questo. E che, di fronte alle critiche e al gelo di Berlusconi compreso, Bossi ha rilanciato nel suo eterno poker, proponendolo addirittura unico vice primo ministro. Come dire, Lega padrona del governo.
Ma se non dobbiamo morire tutti leghisti, non è neanche detto che dobbiamo morire tutti sudisti sporchi, brutti e cattivi. E stare eternamente in attesa che i grandi partiti nazionali si decidano a considerare il Mezzogiorno l’unico in grado di far sviluppare l’intero Paese.
Quindi Sud non problema, ma soluzione. E in attesa che qualcuno una volta per tutte si studi cosa al Sud non ha funzionato e perché. Magari per buttare a mare il pregiudizio e la propaganda antimeridionali che massacrano il Sud dall’Unità a oggi, mica da poco.
Un Partito del Sud può far comodo alla Lega che così può dire, bene, voi da una parte noi dall’altra. Ma il Sud non può continuare a sfogliare la margherita e farsi impallinare dallo Zamboni di turno. Mentre magari il sottosegretario Miccichè, cioè uno di questo governo, rivela che un Partito del Sud non dispiacerebbe neanche a Berlusconi per non rimanere ostaggio di Bossi. Atroce sospetto: vuoi vedere che hanno capito prima loro che noi che il Partito del Sud non sarebbe un’idea malvagia?


Fonte:LaGazzettadelMezzogiorno del 30/11/2009
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Mar 10

1. Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo
2. Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo" senza controindicazioni
3. 45.000.000 di clienti soddisfatti in tutto il mondo
4. Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
5. All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks (per saperne di più clicca qui)

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Nov 01

Alluvione di Messina, il governatore siciliano al centro di un caso clamoroso

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Nov 01


Ricevo e posto:

Di Andrea Balìa

Napoli, 28 ottobre 2009

Le dimissioni che qualcuno presenta rispetto ad un incarico, un posto di lavoro, in un’azienda,ente pubblico o privato, associazione, movimento e/o partito sono solitamente una vicenda privata, senza risonanza mediatica, che riguarda le parti: chi si dimissiona e chi le riceve. A meno che non si tratti di personaggi pubblici conosciuti dalla comunità.

Sicuramente quest’ultimo non è il mio caso, tanto da meritare che la cosa venga data in pasto agli organi d’informazione. Altresì è vero che, partecipando alle vicende meridionaliste da molto tempo, si sono costruiti rapporti, amicizie, confronti con più persone su questo terreno d’interesse e di attività. Ritengo quindi, non per eccesso d’autostima o voglia di presenzialismo, doveroso informare, attraverso il circuito di rapporti di questo nostro mondo cultural/politico, della cosa amici e conoscenti; anche per evitare commenti gratuiti e fantasiose interpretazioni.

Veniamo al dunque: mi interesso di meridionalismo da circa 20 anni come “battitore libero”. Un anno fa circa ho accettato di dare una mano agli amici di L’Altro Sud, accettando la carica di “responsabile all’Identità” nel gruppo dirigente di questo movimento. Tre sostanzialmente le ragioni: una vecchia amicizia con alcuni di loro, il riconoscere un ottimo livello culturale e di preparazione (forse il migliore tra i movimenti in auge) del gruppo dirigente, e il desiderio di dare finalmente un – pur se modesto – contributo personale più concreto alla causa del Sud.

E’ stata un’esperienza sicuramente interessante e di accrescimento personale su più fronti.

L’Altro Sud è portatore però (in specie nella sua presidenza) d’un radicato convincimento che credevo modificabile almeno parzialmente (anche per la carica ricoperta), e che s’è andato addirittura irrigidendo: la tenace convinzione che con le forze meridionaliste attualmente in campo (e causa anche la storia e il passato di molti suoi attori) sia impossibile costruire qualcosa di positivo. Ovviamente, pur essendo comprensibile – ma solo in parte – ciò, questo assunto mi appare eccessivo e pessimistico oltremodo, con la possibilità di prospettare pericolosamente solo due ipotesi: o il ritenere di poter fare da soli (altamente improbabile), o prestare il fianco a collaborazioni, apparentamenti – fossero anche solo temporali – con forze e partiti istituzionali.

Ritenendo quest’ultimi, secondo il sottoscritto, la prova provata del disastro del Sud ed essendo un “testone” che crede nel “I have a dream” di Martin Luter King/memoria prendo la decisione di dare le dimissioni da L’Altro Sud (assieme al dott. Emiddio De Franciscis e all’arch. Bruno Pappalardo), ringraziandoli di tutto e riservandomi un futuro, probabilmente più irto tornando a fare il “battitore libero” o dando una mano a chi e con chi dovesse trovare interessante e utile una collaborazione che trovi obiettivi di reciproco interesse..

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Nov 01

Un evento di classe, in un luogo di classe, curato da una donna di classe, Eva Czerkl. Siamo stati a trovarla con il caffè letterario La Luna e il Drago e, essendo noi abituati a ben altre figure nel panorama paesano, siamo rimasti letteralmente incantati dalla grande competenza, in primis, e poi per la disponibilità e l’umiltà di una donna di vasta cultura, innamorata del suo lavoro e che lo fa meravigliosamente bene.

Scenari e scenografie tra realtà e visione” il titolo della collettiva che si è svolta a Roma dal 16 al 25 ottobre 2009, nella centralissima via del Corso.
….. le opere di diciannove artisti di diverse generazioni e aree geografiche, ognuno con la propria peculiarità e storia personale, ci si propone di coglierne e sottolinearne le caratteristiche individuali rispetto a quel crinale tra il visibile e il visionario

ps. Non ho visto neppure un nastro di voile blu in questa galleria. Avranno sicuramente risparmiato 10mila euro, non credete anche voi?

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Nov 01

Il Centro Culturale Gruppo anonimo 74 di Monteiasi, nell’ambito del programma
FORUM “MONTE-LIB(E)RO” 2009
ex-Casa Comunale, piazza Maria Immacolata
- MONTEIASI -

dal 24 settembre al 29 dicembre
LA PUGLIA NEL SUD DI OGGI
Una terra di molte voci

leggi tutto il programma
http://laris.devil.it/viewtopic.php?t=137&start=0&postdays=0&postorder=asc&highlight=

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Nov 01

”Banche e gli intermediatori finanziari non hanno imparato la lezione impostaci dalla recente crisi finanziaria pubblicizzando di nuovo prodotti di investimento rischiosi, stanno indirizzando i loro clienti verso strade sbagliate”. E’ l’opinione del Centro tutela consumatori utenti che ha evidenziato la priorita’, soprattutto in questo momento, della sicurezza del risparmio, poiche’ ”la fiducia nel sistema finanziario non si e’ ancora ristabilita”.
”Le numerose consulenze a noi richieste dai consumatori nel settore finanziario parlano chiaro: la garanzia di rimborso del capitale e’ al primo posto. A tal fine si possono considerare investimenti sicuri i conti di deposito, i buoni fruttiferi postali e le obbligazioni bancarie a breve scadenza (max. 2 anni)” prosegue l’associazione.
”L’attuale livello dei tassi, che sono bassi - commentano gli esperti del Ctcu - non dovrebbe indurre i risparmiatori a scelte azzardate quali prodotti speculativi di vario genere. Proprio in questo momento alla sicurezza dell’investimento va data la priorità assoluta; resistete ai tentativi di persuasione dei promotori finanziari”.
Per questo il Ctcu chiede al legislatore ”l’adozione di regole per garantire maggior tutela del risparmiatore, principio gia’ chiaramente fissato dalla Costituzione, e di introdurre nuove regole per la consulenza finanziaria, in particolare per la consulenza in materia di previdenza integrativa, di prevenzione dei rischi e sui finanziamenti”.
”Sarebbe auspicabile - conclude il Ctcu - rendere obbligatoria un’informazione sui prodotti comprensibile e sintetica, una consulenza sugli investimenti di qualita’ e indipendente, nonche’ vere forme di tutela contro la mala-consulenza, prevedendo per legge forme automatiche di risarcimento e di annullamento dei contratti conclusi in presenza di inadempimenti, e responsabilita’ da parte degli intermediari. Tali meccanismi sanzionatori automatici non sono attualmente infatti previsti”.

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Nov 01

I Nas hanno sequestrato in Piemonte dieci tonnellate di alimenti in pessimo stato di conservazione. Durante il sequestro i carabinieri hanno identificato tre persone che stavano modificando la data di scadenza sulla confezione. ”Vorremmo sapere se i responsabili, colti in flagrante mentre ritoccavano le etichette siano stati assicurati alla giustizia”, commenta Federconsumatori che chiede ancora una volta ‘’sanzioni efficaci, verifiche e controlli intensificati, normative che prevedano l’indicazione in etichetta dell’origine per tutti i prodotti alimentari”. ”Non sono piu’ sufficienti, infatti, semplici sanzioni amministrative, che evidentemente, non svolgono piu’ una funzione di deterrenza nel mercato, e’ indispensabile che le istituzioni intervengano al piu’ presto disponendo delle sanzioni penali per chi attenta alla salute dei cittadini”, conclude il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti.

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